POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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lunedì, agosto 29

John Milton: on His Blindness - seconda parte



Questo libro è quello donato da Tommaso Mondelli a Roberto Vittorio Di Pietro, dal quale è nato il commento epistolare che ho pubblicato ieri e che continuo oggi.


Carissima,


spero di non aver generato equivoci con quella mia 'riflessione ad alta voce", non certo una esternazione nel senso meno umile della parola. E' umanamente stupendo avere a che fare con vegliardi come Tommaso, rimasti freschi interiormente, carichi di entusiasmo e di energia vitale da fare giustamente invidia soprattutto "ai vecchi d'oggi: i giovincelli/canuti in cuore, immalizziti in fretta" - come avevo amaramente definito gli adolescenti d'oggi in quella mia poesia intitolata "La tragica vignetta", da lei appena pubblicata sul blog. E, come insinua bene lei, giovincelli convinti di non avere bisogno di nessuna "lezione di vita", da qualunque parte essa provenga.
 Persone come lui meritano sincera amicizia senza riserve, in quanto, con il loro semplice modo di essere se stessi, sono capaci di restituirne altrettanta. Al di là di tutto, quell'uomo per me resta di per sé ammirevole poiché non ha esitato ad assecondare fino in fondo quei migliori istinti (voglia di apprendere, perseveranza, ecc.) di cui madre natura lo ha dotato. Certo ha avuto l'ulteriore fortuna di possedere una salute all'altezza delle sue svariate aspirazioni: alla fin fine, ognuno deve saper fare i conti onestamente con le effettive facoltà -- sia intellettuali, sia fisiche --di cui dispone. E dico "onestamente" pensando proprio a quei "pensionati" sfaccendati ai quali lei accenna, individui spesso non privi di buona salute, provvisti di ottime energie da poter ancora impiegare proficuamente, eppure propensi ad oziare svogliatamente nei bar o nelle bocciofile tutto il santo giorno.
Sorge, però, una domanda cruciale: "Forse che questi stessi individui, ora pensionati, non erano in ogni caso sempre stati così fin dalla loro giovinezza? Creature interiormente vuote, spiritualmente piatte, senza ambizioni diverse dalla volontà di svolgere un lavoro qualsiasi ritenendolo solamente "necessario per guadagnarsi la pagnotta"? E allora, il terreno di base essendo questo, quale 'messaggio morale' ci si potrà mai augurare di trasmettere a beneficio di persone psicologicamente incapaci di accoglierlo con un minimo di coscienza? Per loro il significato di "riposo" da conseguirsi dopo la pensione non è certo l'otium dei Latini, è il bisogno di soddisfare (ah, finalmente!) una voglia di abbrutimento fino a quel momento sempre repressa per "dannata necessità"!
 Non vado oltre. Ci tenevo soltanto a precisare che, sollevando la questione dell'utilità del farsi 'scrittori missionari' al giorno d'oggi,  in realtà non facevo altro che porre a me stesso  una domanda che drammaticamente mi assilla in veste di creativo: a che pro? ne vale ancora la pena? E la risposta, cara Danila, forse me la fornisce proprio Mondelli: aldilà di ogni eventuale proposito contrario, sarà sempre la propria natura intima ad avere l'ultima parola.
Roberto

Per concludere, pubblico una foto scattata dal nipote di Tommaso Mondelli, Carmine, che trovo molto evocativa: si tratta di un altro libro dello scrittore e poeta, Settimane bianche e crociere a costo zero, (ricordi di guerra, dall'ironico titolo:  le settimane bianche altro non sono che il periodo svolto durante il servizio militare, quale alpino, sui Monti della Luna, e le crociere a costo zero, i viaggi via nave che lo trasportarono, soldato e prigioniero in Africa, durante la Seconda Guerra Mondiale).


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