POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

giovedì, febbraio 21

DAGLI APPENNINI ALLE ALPI - Recensione di GIULIA STEFFANINI

Giulia ha letto e recensito questo libro autobiografico di Tommaso Mondelli. Un libro che mi ha preso il cuore, essendomi occupata dell'editing e scritto la postfazione. 
Vorrei però correggere un'affermazione inesatta trovata nel testo: la casa riprodotta nella foto di copertina è tratta da uno scorcio di Monteforte Cilento, ma NON è la casa dell'autore, che invece è questa, da me elaborata con opportune correzioni e con l'aggiunta dei fiori alla finestra,  foto che è stata utilizzata per la copertina di una silloge poetica dell'autore, che vedete qui sotto.
A parte questo dettaglio, mi complimento con Giulia per la simpatica recensione, che ha pubblicato nel suo sito La tana dei libri sconosciuti.




che troverete a questo link:

http://tanalibrisconosciuti.altervista.org/dagli-appennini-alle-alpi-di-tommaso-mondelli-recensione/

‘Dagli Appennini alle Alpi’ di Tommaso Mondelli – recensione
Buondì libromani tanosi,
anche oggi arrivo a portarvi una recensione, un mio commento a una pubblicazione della casa editrice l’
Argolibro. Si tratta dell’autobiografia di Tommaso Mondelli, dal titolo ‘Dagli Appennini alle Alpi – Squarci di vita di uno strano ragazzo’.


Ecco le caratteristiche del libro.
Titolo: ‘Dagli Appennini alle Alpi’
Autore: Tommaso Mondelli
Trovate la presentazione ufficiale all’interno del sito della casa editrice qui
Numero pagine: 72
Prefazione di Laura Vargiu
Postfazione di Danila Oppio
 Prima di lasciarvi al mio parere qui sotto volevo ricordarvi che in queste collaborazioni con l’Argolibro i miei commenti non saranno divisi come le altre recensioni, ma uno scritto tutto unito. Questo perché poi saranno pubblicate ne I 2000 Segnalibri, iniziativa della casa editrice, dove ho uno spazio di 1800 caratteri per dirvi la mia. Quindi, spazio limitato porta a un modo diverso per scrivere.                
Recensione Tanosa

‘Dagli Appennini alle Alpi’ non è la prima lettura in cui mi immergo di Tommaso Mondelli. Quest’autore e poeta ha pubblicato diversi libri con  , tutti profondi e intrisi della sua morale. In questo particolare scritto ci troviamo davanti a un Tommaso bambino che ripercorre quegli anni che sono stati la sua infanzia: dal provocare accidentalmente un buco nel tetto della casa dei nonni con un fucile, al primo amore. Dopo l’infanzia arriva l’adolescenza e con questa tutti quei problemi che sembrano invalicabili nel momento in cui vengono vissuti, ma che all’occhio della memoria sembrano dolci e malinconici. L’autore ripercorre questi momenti descrivendo i luoghi da lui visitati, come la casa che possiamo vedere nella copertina del libro, o la scuola in cui non era poi così entusiasta di andare.
Le espressioni in dialetto che gli rivolgono parenti, amici e persino la mamma, hanno il potere di farci sentire ancora di più parte della sua quotidianità. E come per magia la sua quotidianità si trasforma nella nostra ed è così che ci regala emozioni immense solo con il dono del saper cucire sentimenti tra le pagine di un libro. La nostalgia non è da scacciare, ma da racchiudere e rilegare nelle pagine della nostra vita come Tommaso ha già capito e fatto, per lui e per noi!
Giulia Steffanini

martedì, febbraio 19

GLI ENZIMI E IL GORGONZOLA di ANGELA FABBRI



Ieri notte a cena a un certo punto Sixin mi ha ricordato quella volta che a casa mia aveva mangiato il gorgonzola e quanto era stata male.
Certo! Il tuo stomaco non aveva gli enzimi per digerirlo, e tu, sapendo di non averlo mai assaggiato, non dovevi solo badare a che era buono, ma a mangiarne poco poco.
E ho cominciato a raccontarle una storia...


Non è un  bel prato di fiori, ma l'immagine al microscopio degli enzimi.

Noi esseri umani siamo delle macchine e non abbiamo il cervello solo nella testa, anche lo stomaco ce l'ha, e lo usa nel suo laboratorio. Lo stomaco è un chimico: riceve delle sostanze, le analizza, le scompone e, quando è soddisfatto,
le passa all'intestino. Quando i suoi strumenti non sono in grado di identificare ciò che gli è pervenuto, ci provano con altre analisi, altre scomposizioni altri liquidi altri solventi. E intanto la 'sostanza nuova' resta lì, sullo stomaco.
O meglio sul tavolo del suo laboratorio. Getta via la spugna, dicendo:
"Io non ci ho capito niente! ma questa roba non può + restare qui",  e passa il reperto sconosciuto all'intestino. Che, purtroppo, ha al suo arco soprattutto liquidi pulitori che annacquano la sostanza misteriosa, poi la asciugano con cura e la sospingono verso la lontana uscita.
Da qui vengono certi mal di stomaco o mal di pancia. E quel che ne deriva.
Il discorso sarebbe molto + lungo, ma un piccolo sistema per evitare o alleggerire certi inconvenienti è quello di mangiare molto poco di una sostanza mai mandata giù. Così lo stomaco, invece che impensierirsi, preoccuparsi, infuriarsi nel suo non saper fare il suo mestiere, si incuriosisce. Manda avanti tutto il resto del cibo e tiene per sé in laboratorio quella piccola sostanza incredibilmente nuova e l'analizza, a poco a poco. Così silenziosamente che noi non ce ne accorgiamo. E finalmente costruisce un enzima mai esistito prima fra le pareti del suo laboratorio: adesso sa di aver assolto il suo compito.
Un problema simile può accadere anche quando si mangia un cibo dopo molti e molti anni. Lo stomaco lo ha dimenticato. Ma sa che quella roba lì gli ricorda qualcosa. "Lo so, lo sento, ma è stato tanto tempo fa..." E cerca fra vecchi scaffali, fruga, sposta, spolvera, finché non trova quel che cerca, apre la provetta, versa l'antico enzima lentamente e la 'roba' si lascia scomporre, lavorare, diventa qualcosa che può essere assimilato. "Dovrò produrre un altro po' di questo enzima e metterlo + in vista. Non si sa mai"

Questo discorso sarebbe ancora molto lungo e molto bello da raccontare e potevo anche scriverlo meglio, ma, chissà, forse non ho ancora trovato l'enzima giusto: perdonatemi.

Angie - Angela Fabbri


mercoledì, febbraio 13

A PROPOSITO DI MACBETH di DANILA OPPIO



Macbeth drammatizza gli effetti fisici e psicologici dannosi di ambizione politica a coloro che cercano il potere fine a se stesso. Il coraggioso generale scozzese Macbeth riceve una profezia da un trio di streghe che un giorno diventerà re di Scozia. Consumato dall'ambizione e spinto all'azione dalla moglie, Macbeth uccide re Duncan e prende il trono scozzese per sé. È quindi distrutto dal senso di colpa e dalla paranoia. Costretto a commettere sempre più omicidi per proteggersi dall'inimicizia e dai sospetti, diventa presto un sovrano tirannico. Il bagno di sangue e la conseguente guerra civile portano rapidamente Macbeth e Lady Macbeth nei regni della follia e della morte.


Scambio di commenti tra amici, il primo scrive:

Macbeth
La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla".

 Il secondo traduce:

Life's but a walking shadow, a poor player. That struts and frets his hour upon the stage,And then is heard no more. It is a tale told by an idiot, full of sound and fury, Signifying nothing.

 Il terzo specifica:


Spengiti, spengiti breve candela! La vita non è che un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla. CIT.Macbeth: atto V, scena V

Il quarto conclude:



Sarà facile ricordarmelo la prossima volta che mangerò pasta e fagioli

A questo punto, da tragedia a commedia!
Danila Oppio