POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, agosto 19

Far del bene con la poesia!!!

Deborah, la dottoressa che cura i pazienti con il Pronto soccorso poetico 
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16/08/2015
federico taddia
Un’ambulanza. Un lettino. E una dottoressa dai capelli rossi e lo sguardo di chi sa ascoltare. Niente flebo, defibrillatori e bombole di ossigeno però: qui le urgenze si curano a colpi di versi letterari. E’ il “Pronto soccorso poetico”, il presidio sanitario per l’anima da duemila pazienti all’anno, ideato da Deborah Alma, scrittrice inglese che a bordo di un’ autolettiga degli anni ’70 acquistata su eBay viaggia da nord a sud della Gran Bretagna prescrivendo poesie contro il mal di vivere.


Fin da bambina volevo fare la scrittrice” – spiega – “Quando mi sono trovata a dover crescere due figli da single, con pochissimo tempo a disposizione, mi sono avvicinata alla poesia perché mi permetteva di essere immediata, di creare qualcosa negli spazi ridotti che avevo per me. Con la scrittura ho poi lavorato sia con persone affette da demenza senile e sia con i bambini nelle scuole primarie: nel constatare quotidianamente il benessere che possono dare le parole giuste dette o lette al momento giusto è nata l’idea della «Emergency poet»”.

La dinamica è semplicissima: una volta indossato il camice l’atipica dottoressa invita le persone a coricarsi sulla barella per sottoporle alla visita. La diagnosi arriva infatti dopo una lunga chiacchierata durante la quale si toccano i punti critici delle proprie esistenze. “Formulo domande in grado di evocare zone belle e tranquille della mente. Citando il poeta irlandese Yeats, per esempio, chiedo di descrivermi la stanza ideale per quando saranno “vecchi, grigi, sonnolenti, col capo tentennante accanto al fuoco”, entrando in empatia con loro e offrendo così un canale per sognare e aprirsi senza inibizioni. In questo confronto faccio una sorta di radiografia di chi ho davanti a me: chi è, cosa pensa, quali sono le sue abitudini, cosa lo rende felice e infelice, quanto è abituato a rilassarsi o a prendersi cura di sé. Poi, una volta individuati i sintomi, cerco la poesia più adatta tra le oltre 300 che conservo nel mio archivio”.


Per riprendersi da un amore non corrisposto il farmaco generico ideale risulta così essere “Amore dopo amore” del premio Nobel Derek Walcott, contro lo stress e lo sfinimento da troppo lavoro invece il trattamento prevede “Poscritto” dell’irlandese Séamus Heaney, per alleviare e rielaborare i lutti ecco “Andrà tutto bene” del nord irlandese Derek Mahon. Una sorta di ricostituente preventivo, adatto per tutte le stagioni, è “Agio” del gallese William Henry Davies: un inno alla vita e al suo flusso da godersi istante per istante.
Tra le emergenze più diffuse che mi trovo ad affrontare c’è la solitudine, il bisogno di trovare qualcuno di cui fidarsi e con cui sentirsi complici. E poi c’è la grande contraddizione della nostra società: tante persone sanno cosa potrebbe farle stare meglio e cosa potrebbe nutrire il loro essere. Però non si muovono, non cambiano niente: sono bloccate a combattere qualcosa di vuoto, come la carriera, il guadagno o lo status sociale. Mentre si accontenterebbero di cose più semplici e minute. E allora mi chiedo perché non si diano una mossa a variare direzione: non esiste un domani, bisogna vivere per l’oggi”.


Tra i progetti nel cassetto della vulcanica Alma, che si guadagna da vivere organizzando workshop di scrittura creativa e partecipando a festival letterari, ci sarebbe quello di portare la sua ambulanza fuori dai confini del Regno Unito, prima in un tour negli Stati Uniti e poi lungo le strade dell’Europa. Sempre accompagnata dal marito James, poeta di professione e “poemedic”, ovvero un paramedico della poesia, per amore. Per ora però le giornate passano nel tentativo di smaltire le code sotto la veranda allestita a sala d’aspetto. O nel rispondere agli sms o alle lettere di chi scrive per raccontare gli effetti della ricetta prescritta. “Ovviamente non sono un dottore. Mi sento una sorta di indovina: ascolto, capto, colgo le sfumature e con leggerezza oriento gli umori.


 E ogni incontro è una storia a sé: ricordo di una signora molto chiusa, titubante, quasi sospettosa, che al termine della seduta mi ha chiesto disperatamente qualcosa sull’amicizia. Poche ore prima aveva perso la sua migliore amica. Allora le ho consigliato “Friendship” di Elizabeth Jennings, che parla proprio dei legami che non finiscono mai. E, ancora una volta, sono rimasto sbalordita nell’osservare quanto una poesia, solo una singola poesia, possa fare la differenza”.




Amore dopo amore (Derek Walcott)
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Poscritto (Seamus Heaney)
E trovare il tempo a volte di andare in auto a Ovest,
Nel Clare, lungo la Flaggy Shore,
A settembre oppure ottobre, quando il vento
E la luce si contrastano
Così che da una parte l’oceano è pazzo
Di schiuma e di bagliori, mentre all’interno tra le pietre
La superficie di un lago grigio ardesia è illuminata
Dal lampo terreno di uno stormo di cigni
Le piume arruffate e mosse, bianco su bianco
Le teste adulte e testarde
Chine o affioranti o indaffarate sott’acqua.
Inutile pensare di parcheggiare e di afferrarlo
Meglio. Non sei né qui né là,
Nel premere e passare di cose estranee e note
Mentre soffici e forti raffiche prendono l’auto di traverso
E colgono il cuore alla sprovvista, e lo spalancano.


Agio (William Henry Davies)
Cos’è questa vita se, pieni di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell’erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Perdita di una persona cara

“Oche selvatiche” (Mary Oliver)
Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per un centinaio di miglia attraverso il deserto del pentimento.
Devi solo lasciare che l’animale tenero del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami di disperazione, la tua, e ti dirò la mia.
Nel frattempo il mondo va avanti.
Nel frattempo il sole e i chiari cristalli della pioggia
si muovono attraverso i paesaggi,
sulle praterie e le distese di alberi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nell’aria blu e tersa,
ancora una volta fanno ritorno a casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, severe ed emozionanti
ripetutamente annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose.
Per il cuore spezzato dall’amore

Un estratto dal poemetto “East Cocker” di T.S.Eliot
Ho detto alla mia anima: taci, e lascia che il buio scenda su di te,
sarà l’oscurità di Dio. Come in un teatro,
si spengono le luci per poter cambiare la scena
con un cupo rombo d’ali, con un movimento dell’oscurità sul buio,
e noi sappiamo che le colline e gli alberi, il panorama lontano
e l’imponente ardita facciata, tutto, tutto viene arrotolato e messo via –
O come quando un treno della metropolitana si ferma troppo a lungo tra due stazioni
e allora la conversazione cresce, poi un po’ per volta svanisce nel silenzio.
E vedi che dietro ad ogni faccia si spalanca il vuoto mentale
lasciando soltanto il terrore di non avere nulla a cui pensare;
o quando, sotto l’etere, la mente è cosciente, però cosciente di nulla –
Ho detto alla mia anima: resta in silenzio, e attendi senza speranza
perché la speranza sarebbe speranza mal riposta: aspetta senza amore
perché l’amore sarebbe mal riposto; resta la fede ma la fede
e l’amore e la speranza sono tutte nell’attesa.
Attendi senza pensiero, perché tu non sei pronta al pensiero:
cosí l’oscurità sarà luce, e la quiete danza.
Contro la solitudine

“Nessun uomo è un’isola (Meditazione XVII)” di John Donne
Nessun uomo è un’Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.


Ringrazio Padre Nicola Galeno, per aver condiviso con me questo articolo, ricevuto a sua volta da un suo amico bolognese.
Danila

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