POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

sabato, marzo 7

CICIAREM UN CICININ in MILANES! di Danila Oppio



Somiglianze tra lingue e dialetto milanese, solo foneticamente:
Vi  spett istess  (in dialetto milanese significa : vi aspetto lo stesso
Wie spät ist es= (che ore sono in lingua tedesca) pron. Vi spet ist es…
Perfettamente uguale in fatto di pronuncia,  al dialetto milanese
Così se dei tedeschi,  nell’avvertire  una milanese che  arriveranno in ritardo per pranzo,   si sentono dire “ vi aspetto lo stesso”, non capiscono e  risponderanno
Es ist zehn Uhr (sono le dieci)


In milanese : Gut d’oil fan i mach significa le gocce d’olio fanno le macchie
Ma per un inglese potrebbe significare Buon olio molto divertente (Good oil funny mach) che risulta essere espresso in un inglese maccheronico poiché sarebbe giusto dire Good oil very funny..ma i milanesi si divertono con questi giochi di parole!

La prima espressione l'ho scoperta io, per puro caso. La seconda me la raccontava zia Olga, milanesissima! 

E ora divertiamoci un poco con qualche barzelletta meneghina!


Tedesco maccheronico? No! Solo dialetto milanese (A Milano quando piove i tetti sgocciolano, i cessi s'ingorgano e i canali straripano.)




Il Natale senza il torrone è come un uomo in frac senza i calzoni!
Basta avvilirsi con il Virus Coronato, siamo in una nazione repubblicana, e che diamine! Sorridiamo...

Danila Oppio

SENZA TRADIRTI di ROBERTO V. DI PIETRO





Je ne reconnais plus
ni les murs ni les rues
qui ont vu ma jeunesse…
(“La bohème” – Charles Aznavour)
Mi ‘v parlo ‘d coj ani
che ij giovo’d vint’ani
a ricorderan nen…
(“Porta Pila” – Gipo Farassino)
Torino, città di nettari sepolti…
(Renzo Guerci)

SENZA TRADIRTI

Non sei più tu. No, non ti riconosco:
ti sei tinta di rosa! e verde! e cremisi!
le chiome che fluivano discrete
sulle tue spalle erette di Signora
vestita con regale austerità.
Segui la moda?... E ahimè, ti sei imbruttita
ogni lembo di pelle con tatuaggi!
e anelli! e spilli!… e sfregi così turpi
che, forse, solo gli Unni sanguinari
(o i Maya più ispirati?...) li direbbero   
fulgidi guizzi di ‘creatività’.

Non sei più mia, ma non ti disconosco.
Chino su un vecchio diario, ad occhi chiusi,
intatta ti ripenso… -- e fatalmente
risorta, ti possiedo: a te mi stringo,
Madre benigna, come quando in fuga
dal Nilo egizio che mi vide infante
giunsi  alle rive di quel Grande Fiume
che il grembo ti feconda numinoso:
misterico altrettanto, e a me propizio
nel suo pulsare che confonde il Tempo,
stempera gli anni, ne addolcisce il solco.

Memoria estrema dei miei primi affetti,
passioni e affanni e gioie inesprimibili,
tale mi resti: pur se ormai m’appari
spogliata d’ogni grazia primitiva,
senza decoro, urbana gentilezza,
senza più traccia dei tuoi umori antichi,
nient’altro che un’odierna donnicciola
scurrile, greve, oscena in corpo e spirito,  
per nulla al mondo io ti rinnegherei:
fra le tue braccia -- oh, quelle… d’altri… tempi…--
so che mi spegnerò
senza tradirti.
Roberto V.  Di Pietro
(2020)

venerdì, marzo 6

SBARAZZINA di DANILA OPPIO



Come per la precedente, un altro mio disegno di una giovane donna dall'aspetto sbarazzino con quelle lentiggini che mi ricordano tanto la simpatica pittrice italo-argentina Norma Trogu. Questo modesto disegno, che so non essere paragonabile ai bellissimi dipinti di Norma lo dedico a lei. Sopra il disegno originale e sotto le varianti realizzate col mio Mac.







Danila Oppio

FEMME FATALE - disegno di DANILA OPPIO


In questi giorni di domicilio coatto, ovvero di clausura in casa per evitare contagi del Corona Virus, mi sono dedicata al disegno.Qui sopra la versione originare di questa donna velata o femme fatale, poi di seguito le varie modifiche realizzate al pc, per puro divertimento.





Danila Oppio

giovedì, marzo 5

MOSAICI SPETTACOLARI - Editoriale

Un grande stimolo alla realizzazione di sculture musive è arrivato da Bisazza, il produttore di mosaici per interni. Assieme al designer Alessandro Mendini hanno creato intere collezioni di oggetti giganti sfavillanti di tessere d’oro.



Non poteva mancare la mitica poltrona Proust, sempre di Mendini, in versione mosaico e in dimensioni mastodontiche.


 Qui voglio chiudere con un’opera commovente e affascinante. Un manto di mosaico posato su un sarcofago, con la pesantezza propria dei tappeti e la lucentezza degli ori di Bisanzio.
È la tomba dell’indimenticabile ballerino russo Rudolf Nureyev (1938-1993) nel cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois, vicino Parigi.

Progettata dello scenografo Ezio Frigerio e realizzata in mosaico dallo Studio Akomena di Ravenna, raffigura un kilim caucasico, un tipo di tappeto che Nureyev amava molto e presenta venti tonalità di rosso e dieci di oro.



 Sono rimasta particolarmente colpita da queste immagini che ho scelto tra una più vasta raccolta, soprattutto la tomba del celebre ballerino Rudolf Nureyev.
 Per  ammirare molti altri mosaici, a partire dall’antichità, quando i mosaici nel mondo antico lo usavano per coprire i pavimenti e decorare le pareti. Dunque il mosaico nasce con tecnica bidimensionale.Ai giorni nostri, compresi quelli di Gaudí, sono diventati tridimensionali.vi rimando al link che segue, da dove ho ripreso quanto pubblicato:
 Vale la pena guardare questo splendido  servizio realizzato da Emanuela Pulvirenti che ringrazio per aver creato la meravigliosa galleria. 
Danila Oppio

SONO NATA IL 21 A PRIMAVERA - raccolta poetica di 100 autori a cura di ANNA MONTELLA



Ho ricevuto stamane la raccolta tascabile curata da Anna Montella, relativa alle 100 poesie di autori vari.
E' un piacere sfogliarla e poter leggere tante poesie di amiche e amici poeti che hanno partecipato a questa splendida iniziativa di Anna, sempre attenta nel coinvolgerci nelle sue idee creative. 
Grazie Anna per averci seguito con i segnalibri, cui ha fatto seguito l'ebook e quindi la versione cartacea di questa straordinaria raccolta.

La mia poesia si trova a pag. 86 perché le poesie sono state pubblicate col nome degli autori in ordine alfabetico. 
Ed è questa:
Le stagioni

Sbuffando forte a passi grevi
S’en va l’inverno e primavera
Vien leggiadra con mosse lievi.

I fiori sbocciano leggeri
Sui prati verdi e rugiadosi
D’Autor tele su belvederi.

Macchie di rosso nelle messi
Sono i papaveri dispersi
L’estate arriva a grandi passi.

Ruggini in autunno le foglie
maturano i grappoli d’uva
che a ottobre il vignaiol  raccoglie.




domenica, marzo 1

LEGGENDO HESSE di DANILA OPPIO

LEGGENDO HESSE   


Silvia era lì, in compagnia di quel libro di poesie scritto da Hermann Hesse.
Lo rigirava tra le mani, cercando un segno, un’impronta. Lo annusava per sentirne l’odore. Di che cosa? Di chi? Un odore che non avrebbe mai potuto raffrontare con uno reale. Osservava la copertina rossa, leggermente marmorizzata, e la donna vestita di trine e tulle di un dipinto ottocentesco: il ritratto di Violette Heyman, eseguito da Odillon Redon. Il titolo è di colore bianco: Hesse Poesie d’amore.
Apre il libro a caso. Stampato su pagina color paglia, legge il primo verso, che le cade sott’occhio, della poesia Berceuse:
Cantami la tua dolce nenia!
Da quando se ne andò la giovinezza
Ho tanto desiderato udirne il verso,
vieni da me, dolce melodia,
solo tu puoi ancora affascinare
il mio cuore inquieto nelle lunghe notti.









Ha scovato – Silvia - il messaggio che cercava. Per puro caso. La giovinezza non apparteneva più a loro, si era involata molti anni prima, ma il cuore e lo spirito ne possedevano ancora qualche sprazzo.
Era lì, sotto il suo sguardo, in quel verso che pareva scritto proprio per loro, che non si erano incontrati mai.
Solo le lettere che il postino infilava nella cassetta vicino al cancello, solo i plichi di libri inviati a lei come dono, erano l’unico contatto che intercorreva tra loro da innumerevoli anni. Eppure…eppure quei fogli sapevano di lui. Inodori per chiunque altro, profumati solo per Silvia. Leopardi non avrebbe saputo fare di meglio.
Silvia aveva la sensazione che le dita di Giacomo, mentre sfogliava le pagine di quel libro, avessero potuto lasciare un’impercettibile impronta sulla carta, una carezza che viaggiava nell’etere e che si posava sulla copertina e nelle pagine che lei voltava lentamente, quasi temesse che qualcosa di prezioso potesse svanire e non restasse di lui che un labile ricordo.
E s‘illudeva che perfino il respiro dell’amico lontano, avesse impregnato del suo alito la carta stampata.
I libri non contengono melodie ma se, per ipotesi, ogni verso poetico lo traducessimo come fosse suono, ecco che si trasforma in musica, una nenia che addolcisce il cuore.
Bisogna esser poeti, per immaginare tutto questo, e Silvia e Giacomo lo erano, eccome!
Silvia apre il libro ancora a caso ed è

Dialogo serale:

Che guardi sognando nel paesaggio velato?
Nella tua bella mano ho messo il mio cuore.
È tanto pieno di una felicità taciuta,
Così fervido –non ti sei accorta?
Me lo ridai con un sorriso sconosciuto
Un lieve dolore…tace. È raffreddato.

Non può raffreddarsi un rapporto d’amicizia lungo di anni, che ha assunto la forma di pietra miliare. Se freddo c’è, è dovuto all’assenza, non al distacco, perché se così fosse, avrebbe avuto una vicinanza mai esistita in precedenza. Nessun allontanamento sarebbe stato dunque possibile.
La presenza di Giacomo era concreta solo attraverso le sue lettere e i libri inviati in dono a Silvia. E viceversa. Eppure si sentivano così vicini, come nemmeno due persone che vivessero sotto lo stesso tetto sarebbero riuscite a creare quel legame indissolubile esistente tra loro.
Silvia sorride e riprende a leggere le poesie di Hesse. Questa volta voltando le pagine dall’inizio. Giacomo è accanto a lei, anche se solo nella sua immaginazione.
Com’è possibile che Giacomo e Silvia, vissuti quasi cent’anni prima di Hesse, e il poeta tedesco ormai scomparso da molti anni, che ancora questi poeti si trovino in una dimensione atemporale che avvicina i secoli, abbattendo le barriere dei giorni mesi e anni?  Silvia neppure si pone il problema: l’eternità è costante, la misurazione del tempo è solo un’invenzione umana, e i poeti cavalcano i secoli come puledri selvaggi.
Corrono nel tempo, i poeti, e ancora sono presenti oggi. Silvia rileggendo alcune poesie del suo Giacomo…


Il passero solitario
D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.

… si accorse di una concomitanza davvero particolare.  Non è forse in un largo spazio di tempo, che Leopardi ha ripetuto nella sua lirica Il passero solitario un verso di Dante Alighieri ripreso dal Canto VIII: Antipurgatorio:
Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core

lo dì c'han detto ai dolci amici addio;?
I versi degli autori si rincorrono nel tempo, non è certo un plagio di Leopardi quel verso ripreso dall’Alighieri. Dopo oltre quattro secoli, si ripete ancora, come un’eco lontana.
A lei invece Giacomo dedicò una romantica poesia. Ricorda con dolcezza il tempo in cui visse, quand’era giovane e bella. Rammenta ancora il foglio dove lui, il suo Giacomo, tracciò i primi versi in bozza.


XXI - A SILVIA


Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?

Silvia sospira, all'udire quei versi che le inteneriscono ancora il cuore. E tace.

Danila Oppio


Appendice:

Poiché mi è stato contestato il paragone tra il verso di Leopardi "Intenerisce il core! e quello dantesco "'ntenerisce il core", tra i quali avevo notato una stretta parentela, ho eseguito una ricerca che conferma il mio pensiero, Non solo Leopardi si è ispirato a Dante ma anche ad altri poeti come il Petrarca. So per aver letto lo Zibaldone, che Leopardi era un accanito studioso dei poeti medievali, e ho immaginato che si fosse ispirato alle loro opere, nel comporre le sue poesie.


Ne Il passero solitario, inoltre, sono rintracciabili numerosi modelli e riferimenti letterari. Nei primi versi del componimento troviamo due riferimenti a Francesco Petrarca (assai presente in molti testi leopardiani): il primo è al v.2 («solitario» rinvia all'incipit del sonetto 226 dei Rerum vulgarium fragmenta) mentre il secondo è al v.3 («cantando vai» riprende il sonetto 353 del Canzoniere petrarchesco, Vago augelletto che cantando vai). L'«intenerisce il core» al settimo verso è una citazione dantesca del Purgatorio («Era già l'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core»), mentre il verso «Odi greggi belar, muggire armenti» riprende letteralmente un passo della traduzione dell'Eneide di Annibale Caro.

Secondo Maria Corti, in particolare, la fonte letteraria che più ha ispirato il poeta per la stesura de Il passero solitario è l'egloga VIII dell'Arcadia di Jacopo Sannazaro, affine sia stilisticamente che contenutisticamente al testo leopardiano. Tale tesi è avallata dalle seguenti somiglianze tra Il passero solitario e il testo sannazariano, riassunte nella tabella qui proposta:
Egloga VIII, vv. 37-42, testo integrale
Egloga VIII
Il passero solitario
«Questa vita mortale al dì somigliasi,
il qual, poi che si vede giunto al termine,
pien di scorno all'occaso rinvermigliasi.
Così, quando vecchiezza avvien che termine
i mal spesi anni che sì ratti volano,
vergogna e duol convien c'al cor si germine»
«occaso [che provoca la similitudine
tra il giorno e la vita mortale]»
«il Sol…cadendo si dilegua, e par che dica
che la beata gioventù vien meno»
«quando vecchiezza avvien che termine»
«se di vecchiezza / la detestata soglia»
«i mal spesi anni che sì ratti volano»
«Che di quest'anni miei?»
«vergogna e duol»
«Ahi, pentirommi, e spesso, /
Ma sconsolato, volgerommi indietro»