POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

lunedì, febbraio 12

ARTICOLI PER TUTTE LE MISURE di ANGELA FABBRI


Articoli per tutte le misure di Angela Fabbri
Descrizione
In questa raccolta ho radunato riflessioni ricordi pensieri narrati sul web nel corso di 5 anni. Sono frammenti della mia vita, attraversati dagli accadimenti del mondo contemporaneo. Cose piccole, spesso corte che, come tanti micro corto-circuiti, hanno pizzicato in me l'autore, costringendomi a raccontare, istintivamente e a caldo, quello che ho sentito. Alcuni possono vivere come storie a sé stanti, ma sempre e comunque ispirati dal quotidiano. Ad esempio "Le frittelle del Papa", scritto ben prima che Francesco venisse eletto, dice qual era il Papa che aspettavo. Ci ho messo dentro anche 2 mie 'anticaglie': "Nell'ora del Tramonto" (1971) che parla di un futuro che spero non si avveri. E la storia fatata dell'Arcangelo Gabriele con la sua Annunciazione (1991).
Così presenta la Casa Editrice IBISKOS ULIVIERI l’ultima opera letteraria di Angela Fabbri, su FaceBook.
Si respira aria di novità editoriali nei corridoi della Ibiskos Ulivieri. (se cliccate sul nome evidenziato in blu della Casa Editrice, si apre la pagina FB e se fate scorrere il mouse verso il basso, troverete notizie del libro dell'Autrice).
Oggi vi proponiamo una raccolta di articoli, estremamente interessante e attuale, di Angela Fabbri, dal titolo 'Articoli per tutte le misure'. Questo libro è il frutto dell'unione di riflessioni, ricordi e pensieri inerenti al web, maturati dall'autrice nel corso degli ultimi cinque anni. Angela è riuscita ad unire frammenti della sua quotidianità ad accadimenti del mondo contemporaneo, attraverso un linguaggio semplice e diretto in cui proprio le cose apparentemente più piccole sono state in grado di solleticare l'estro e l'abilità della narrazione della scrittrice.
Il libro è disponibile presso la sede della nostra casa editrice, nelle librerie convenzionate e naturalmente su Amazon.


IBISKOS ULIVIERI  di  Alessandra Ulivieri
Via S. Lavagnini, 40 – 50053 EMPOLI (FI)
Tel. 0571 79807 (2 linee) – fax 0571 700633

e loro daranno tutte le informazioni (NON ci sono spese di spedizione).
Qui sotto, il segnalibro realizzato interamente dall’Autrice.

Auguriamo all'autrice Angela Fabbri il meritato successo per questa sua nuova opera letteraria.




sabato, febbraio 10

STORIA DEL BRUCO E DELLA FARFALLA di Angela Fabbri

Premessa 

In questo periodo di negazione dell’esistenza di un clima globale, con recenti esempi di opposizione a una società globale tramite l’aumento dei dazi a China e Sud Korea (Asia) da parte di Trump che pensa di ‘incarnare’ così il Continente America.

Nel periodo delle grida di portata atomica di Kim-Jong-Un che ci fa sempre presente

<< Non sono minuscolo! Posso fare più e più male di voi! >>.
E infine, visto che qui in Italia, all’estrema periferia dell’Europa, siamo in periodo elettorale…
Desidero raccontarvi una breve storia non mia. Quella di un Bruco e di una Farfalla.
Nell’ascoltarla tenete presente che è rivolta solo a noi bambini.


      Storia del Bruco e della Farfalla


Un piccolo Bruco camminava verso una grande montagna.
Lungo la strada incontrò una Coccinella che gli domandò:
“ Dove vai? “.
Il bruco rispose: “ Ieri ho fatto un sogno nel quale mi trovavo sulla cima di una montagna e da lì potevo vedere tutta la valle.
Oggi voglio realizzare il mio sogno “.
Sorpresa, la Coccinella gli disse:
“ Devi essere matto! Tu sei solo un piccolo bruco. Per te un sassolino sarà una montagna, una pozzanghera sarà un mare e ogni cespuglio una barriera impossibile da oltrepassare “.
Ma il piccolo Bruco era già lontano e non la sentì.


Incontrò poi un Coniglio: “ Dove vai con tanto sforzo? “.
Il piccolo Bruco rispose: “ Ieri sera ho fatto un sogno, ho sognato di essere sulla cima della montagna e da lì potevo ammirare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e oggi voglio realizzare il mio sogno “.
Il Coniglio si mise a ridere e disse “ Nemmeno io, con le mie grandi zampe e con i miei grandi salti, affronterei un’impresa così difficile “. E, sempre ridendo, rimase a osservare il piccolo Bruco che procedeva per la sua strada.


La stessa cosa accadde con la Rana, la Talpa e il Topo.
Tutti gli consigliarono di fermarsi, dicendo: “ Non arriverai mai..! “.
Ma il piccolo Bruco, determinato e coraggioso, continuò a camminare.
Ormai stremato, ad un tratto decise di fermarsi a riposare.
Con un ultimo sforzo si preparò un posto per dormire quella
notte. “ Così mi sentirò meglio “ disse fra sé il piccolo Bruco.

Ma morì.
Per giorni, gli animali si avvicendarono a vedere da vicino i suoi resti.
Lì c’era l’essere più pazzo del mondo, lì c’era l’ultimo rifugio di un piccolo bruco morto per aver inseguito un sogno.
All’improvviso però quel bocciolo grigiastro si ruppe. Comparvero due occhioni, due antenne e due bellissime ali dai mille colori. Era una Farfalla!
Gli animali restarono senza parole, stupiti da quella creatura  meravigliosa che in un istante, preso il volo, raggiunse la cima della montagna.


Il sogno del Bruco, diventato Farfalla, si realizzò. Il sogno per il quale aveva vissuto, per il quale aveva lottato, era finalmente diventato realtà.


Qui la storia finisce ma l’ho sentita tanto intensamente che, come Autore, non ho potuto fare a meno di darle un seguito:


La Montagna accolse la nuova creatura con queste parole:
“ Così, eccoti arrivata! Ti aspettavo. Ho seguito da quassù, con questi miei occhi d’Aquila, tutto il tuo faticoso e coraggioso viaggio. Adesso goditi questa nuova vita: vola dovunque vuoi senza risparmiarti mai! E’davvero una gioia guardarti!“
E infatti la Farfalla correva instancabile dalle pendici alla cima
scorrendo i fiori e l’erba che coprivano i fianchi della montagna.
“ Io, sono qui da così tanto tempo che ho perso il conto e davvero non mi viene d’immaginarmi di diventare qualcos’altro.
Tu, invece… mi sembri un tipetto piuttosto irrequieto.
Cosa vorrai mai essere la prossima volta? “
Ma la Farfalla non lo sentiva già più. Era volata in valle fra le braccia del vento.

Nota

La storia mi è arrivata in un librettino della Lega del Filo D’Oro (l’Associazione Onlus di Osimo che si occupa dei bambini sordo ciechi) e ha disegni semplici, colorati e bellissimi, lo dico da disegnatore.
Adesso che l’ho trasmessa, passerò il librettino originale a mia cognata Alda, maestra elementare, che quest’anno qui a Ferrara insegna ai bimbini di Prima nella Scuola proprio di fianco a casa mia.

Angela Fabbri (Ferrara, 19-20-21-22-24-25 gennaio 2018)




OLTRE IL SEGNO di Giampietro Calotti


LA FIDANZATA DI GUERRA . recensione del libro di Tommaso Mondelli








Si tratta di una breve recensione di uno studente liceale, ma fa piacere apprendere che ha attirato l'attenzione di un giovane.

LA LETTERA di Coucou Sèlavy

Incredibilmente provocatoria, trascendentale, surreale, una dicotomia tra il bene e il male che c'è in ogni essere umano...ma come l'hai forgiata tu,  carissimo Coucou, è qualcosa di straordinario...e grazie per quel che il tuo estro offre a chi ti ascolta, legge e guarda!!!



LA LETTERA
Caro Faustino,
occorrerà convenire che il tuo ostinato credere in me e nel nostro presunto trascorso assieme non è ancora che l’illusione dell’uomo di occuparsi di altro, e che altro si occupi di lui. Pensasti bene di venire a patti con me; poniamola pure, questa stramberia, ma facciamola seguire subito da un ben prudente condizionale: ciò sarebbe potuto avvenire perché mi sentivo solo. Io, se esistessi – anzi d’ora in poi parlerò di me all’indicativo, giusto per mostrarmi in qualche modo volitivo e solidale con tua fissazione – mi occupo esclusivamente della mia solitudine, come chiunque. E va da sé che la mia deve essere certo una solitudine incomparabile, inconcepibile a quella che avevi a portata di mano e con cui usavi gingillarti, per quanto poi le solitudini siano tutte contaminate dall’eternità
“C’è in ogni congiuntura e accordo la vulnerabilità di un non esistere che smoccola preziosi ammonimenti alle fiere del globo rotante”
Dovrei ricordarti il patto? Via, l’ho rimosso io stesso… volevi che fossi il tuo mondo, che ti riparassi dal puzzo di mediocrità professoralamanuense, che mi appioppassi l’infamia del predatore, del seduttore laido, del commerciante, tutto al posto tuo, tutto con la mia firma. Relegandomi alla negazione di astro e fior, annoiato tu, tu che ululavi desiando un altro te: siamo tristemente al dottor Jekyll. Le cose si fanno chiare, vedi? Le rose ti evocano e rincorrono come lupi mannari, pur di strapparti dal gambo dei tuoi vezzi scolareschi. Erano le tue rose, non erano le mie rose. Infine ti ritiri al mare e diventi cieco. Sapevo che, seguitando beninteso a curare l’orticello dei fiori del male, mi avresti prima o poi richiamato per non impazzire, per convincerti che la tua pazzia avesse un nome e un tempo. Ebbene, il tempo scorre più lento in basso. I tempi si sono incontrati un tempo, uno solo, non si ritroveranno. Quanti appuntamenti disertati con sé stessi e “se stessi”, queste ipotesi che materializzano altre vite! Adesso, Faustino, sono davvero troppo impegnato col mio nulla da fare: ho imparato alla fine che l’essere solo e annoiato mi restituisce l’infinito rubato dalle vostre proiezioni cinematografiche, e così non recito più alcun ruolo per te né per me. Sappi dunque che il tuo incubo è gratis! Rimani come sei, crogiolati in salvezze e anime belle, ché in alto il tempo è veloce, che la tua testa ascenda fra le nuvole dei paradisi. Non devi pagarmi, anzi, ti mando cento lire pel viaggio affinché sia chiaro come la luna negatella che la puttana sei tu. Ci siamo fatti compagnia, forse, ma tu resti un pipetta, io colui che del cul fa trombetta.
Tuo Satan Aleppe
p.s. Oh, no! Recandomi al tuo indirizzo per lasciarti la presente sono piombato in casa mia, e già sento un cagnaccio rodermi a sud, dove il tempo scorre più lento… sarà l’inizio di una nuova commedia, sarà che ognuno può scrivere e dar lezioni solo a sé stesso? Sono ancora Faust? E non è forse anche questa lettera l’ennesima illusione solitaria?


Coucou Sèlavy

IL DIO DELLE PICCOLE COSE di Serena Dandini


IL DIO DELLE PICCOLE COSE
di Serena Dandini
ORHAN PAMUK

Cosa lega un bicchiere di latte a un uccello impagliato? E una scarpa a un biscotto smangiucchiato?
All'apparenza niente, ma se questi oggetti sono stati testimoni di una storia che abbiamo intrecciato con una persona cara, assumono per noi un significato profondo e si candidano a far parte della nostra memoria sentimentale. I ricordi sono affamati di tracce e segni che li facciano rivivere e li riportino a galla dal mare sommerso del nostro passato.
"Uno si separa insensibilmente dalle piccole cose, come fan le foglie che in un tempo d'autunno, lasciano nudo il ramo..." cantava con trasporto Chavela Vargas in "Canciòn de las simples cosas: un brano memorabile che mi piace pensare sia amato anche dallo scrittore turco Orhan Pamuk che a questi oggetti apparentemente insignificanti ha dedicato addirittura un museo. Convinto che "le piccole cose" del nostro quotidiano possano evocare, più di tante parole, alcuni percorsi emotivi della nostra vita, il premio Nobel per la letteratura ha raccolto nella sua Istanbul decine di reperti che hanno punteggiato la storia d'amore tra Kemal e Fusun, i protagonisti del suo romanzo Il museo dell'innocenza" mettendoli in mostra dentro apposite vetrinette come fossero ritrovamenti preziosi o manufatti rari di un'altra civiltà.

Una bacheca del Museo dell'Innocenza di Pamuk

Oggi questo omonimo "Museo dell'innocenza", come lo ha chiamato Pamuk, è "in visita" a Milano al Bagatti Valsecchi: un'altra bellissima casa-museo che dialoga in un gioco di specchi con l'insolita mostra. A guidarmi in questa originale foresta di ricordi ci sarà la voce dello stesso Pamuk che vi accompagna alla scoperta dei nessi invisibili dei suoi reperti raccolti con precisione entomologica.
Chi di noi non si è mai affezionato a qualche frammento del proprio passato?
Non parlo di anelli preziosi  della nonna o simili: una scatola di fiammiferi di un ristorante che non c'è più, dove abbiamo vissuto una delle cene più romantiche della nostra vita; o una boccetta di profumo ormai vuota che troneggia ancora sulla nostra scrivania, conservata religiosamente perché regalata da un antico tenero amore. Nessun trasloco o smania di ricordino ci hanno mai convinto a buttarli e continuano a condividere la nostra esistenza posteggiati in nuove case che li accolgono sempre con affetto: ci scaldano il cuore, ci fanno compagnia, ci definiscono e ci raccontano chi siamo nei momenti di smarrimento e malinconia.
Non date retta a chi vi consiglia di liberarvene, 
(NDR: mi viene in mente Il magico potere del riordino di Marie Kondo, autrice nipponica che consiglia di liberarsi di ogni oggetto ritenuto inutile, ivi compresi i ricordi e del quale trattai il 20 marzo 2015 su questo stesso blog, a questo link:
magari contenetevi nella quantità per non arrivare a livelli patologici da accumulatori seriali, ma difendete i vostri piccoli ricordi senza valore apparente dai detrattori privi di anima, o prendete esempio da Pamuk e conservateli artisticamente in personali bacheche della memoria. Che male fa?
Come canta per noi Chavela Vargas: "La tristezza è la morte lenta delle semplici cose, queste semplici cose che cadon dolendo sul fondo del cuore".

Serena Dandini

























Ho letto con grandissimo interesse l'articolo di Serena Dandini, e mi sono dilettata a ricercare immagini per meglio illustrare lo scritto dell'autrice. 
In effetti, quando lessi il libro della Kondo, se da un lato le davo ragione, nel senso che tendiamo a conservare oggetti spesso inutili e ingombranti, convinti che magari un giorno ci sarebbero potuti tornare utili, che tolgono spazi utili per cose di maggior uso, quando lessi che in queste sue drastiche eliminazioni comprendeva anche fotografie, lettere e oggettistica ricordo, mi sono venuti i brividi. Le foto non sono ingombranti e neppure i piccoli oggetti. Quindi ho accolto i consigli di Kondo "cum grano salis". 
L'idea di Pamuk nel creare piccole bacheche da appendere alle pareti, o da appoggiare su mensole o mobili, mi è molto piaciuta. 
Credo che valga la pena metterle in pratica e, come sostiene la Dandini, che male fa?

Danila Oppio

POESIE GIAPPONESI







Guardare il sole immergersi dietro la collina rivestita di fiori.
Camminare in un'immensa foresta senza pensiero di ritorno...
Contemplare il volo della anatre selvatiche viste e perse fra le nuvole.
E le sottili ombre del bambù sul bambù.

Zeami Motokiyo (1363-1443) drammaturgo e fondatore del Teatro NO


La grande onda di Kanagawa

C'è una meta peri l vento d'inverno: 
il rumore del mare.

Gonsui (1650-1772)



Così sostiene Fosco Maraini, padre di Dacia, orientalista, fotografo e scrittore italiano.

In Giappone la bellezza è iniziatica, la si merita, è il premio di una lunga e talvolta penosa ricerca, è finale intuizione, possesso geloso.