POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
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Buona lettura!

sabato, febbraio 10

LA LETTERA di Coucou Sèlavy

Incredibilmente provocatoria, trascendentale, surreale, una dicotomia tra il bene e il male che c'è in ogni essere umano...ma come l'hai forgiata tu,  carissimo Coucou, è qualcosa di straordinario...e grazie per quel che il tuo estro offre a chi ti ascolta, legge e guarda!!!



LA LETTERA
Caro Faustino,
occorrerà convenire che il tuo ostinato credere in me e nel nostro presunto trascorso assieme non è ancora che l’illusione dell’uomo di occuparsi di altro, e che altro si occupi di lui. Pensasti bene di venire a patti con me; poniamola pure, questa stramberia, ma facciamola seguire subito da un ben prudente condizionale: ciò sarebbe potuto avvenire perché mi sentivo solo. Io, se esistessi – anzi d’ora in poi parlerò di me all’indicativo, giusto per mostrarmi in qualche modo volitivo e solidale con tua fissazione – mi occupo esclusivamente della mia solitudine, come chiunque. E va da sé che la mia deve essere certo una solitudine incomparabile, inconcepibile a quella che avevi a portata di mano e con cui usavi gingillarti, per quanto poi le solitudini siano tutte contaminate dall’eternità
“C’è in ogni congiuntura e accordo la vulnerabilità di un non esistere che smoccola preziosi ammonimenti alle fiere del globo rotante”
Dovrei ricordarti il patto? Via, l’ho rimosso io stesso… volevi che fossi il tuo mondo, che ti riparassi dal puzzo di mediocrità professoralamanuense, che mi appioppassi l’infamia del predatore, del seduttore laido, del commerciante, tutto al posto tuo, tutto con la mia firma. Relegandomi alla negazione di astro e fior, annoiato tu, tu che ululavi desiando un altro te: siamo tristemente al dottor Jekyll. Le cose si fanno chiare, vedi? Le rose ti evocano e rincorrono come lupi mannari, pur di strapparti dal gambo dei tuoi vezzi scolareschi. Erano le tue rose, non erano le mie rose. Infine ti ritiri al mare e diventi cieco. Sapevo che, seguitando beninteso a curare l’orticello dei fiori del male, mi avresti prima o poi richiamato per non impazzire, per convincerti che la tua pazzia avesse un nome e un tempo. Ebbene, il tempo scorre più lento in basso. I tempi si sono incontrati un tempo, uno solo, non si ritroveranno. Quanti appuntamenti disertati con sé stessi e “se stessi”, queste ipotesi che materializzano altre vite! Adesso, Faustino, sono davvero troppo impegnato col mio nulla da fare: ho imparato alla fine che l’essere solo e annoiato mi restituisce l’infinito rubato dalle vostre proiezioni cinematografiche, e così non recito più alcun ruolo per te né per me. Sappi dunque che il tuo incubo è gratis! Rimani come sei, crogiolati in salvezze e anime belle, ché in alto il tempo è veloce, che la tua testa ascenda fra le nuvole dei paradisi. Non devi pagarmi, anzi, ti mando cento lire pel viaggio affinché sia chiaro come la luna negatella che la puttana sei tu. Ci siamo fatti compagnia, forse, ma tu resti un pipetta, io colui che del cul fa trombetta.
Tuo Satan Aleppe
p.s. Oh, no! Recandomi al tuo indirizzo per lasciarti la presente sono piombato in casa mia, e già sento un cagnaccio rodermi a sud, dove il tempo scorre più lento… sarà l’inizio di una nuova commedia, sarà che ognuno può scrivere e dar lezioni solo a sé stesso? Sono ancora Faust? E non è forse anche questa lettera l’ennesima illusione solitaria?


Coucou Sèlavy

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