POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.
Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare.
Sulla banda destra della home page, potete leggere i miei quattro e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina.
Buona lettura!

giovedì, maggio 14

L'Era della Plastica di Angela Fabbri

 Collegata alla Coppa del Nonno
L’era della plastica
Molti e molti anni fa, quando io e Dani eravamo bimbe piccole molto piccole, Angie aveva una bambola.
Una bambola di quell'epoca, di gomma solida e flessibile, sembrava di carne.
Angie non giocava con le bambole come facevano le altre bambine, aveva un fratello di tre anni più grande e giocava ai pirati, alle guerre da corsa, con lui che in poco tempo preparava la scena unendo e sovrapponendo delle semplici sedie e creando una nave, anzi, un grande Galeone. Gli spazi creati dalle sedie diventavano
i vari scomparti di un bastimento che, come si sa, è fatto a strati anche adesso. I marinai erano ritagliati in forma di uomini nella carta da giornale. Mio fratello Daniele, ideatore di tutte le meraviglie della mia infanzia, aveva tratto spunto dagli omini di carta che ci faceva la Nonna Santina (la nonna di nostra mia madre), sapete, quegli omini che, ritagliati in fogli di carta sovrapposti, una volta liberati si tengono tutti per mano e fanno il girotondo.


Ma fratello Daniele ne costruiva di ogni foggia e misura, adatti ad ogni compito che servisse l'avventura. Non incatenati, ma ognuno utilizzabile singolarmente, un po' come le marionette del teatrino. Che spesso era appunto proprio una nave, con tutti gli spazi creati fra le sedie che permettevano di muovere quelli che in questo caso erano marinai. Come ogni nave, anche questa aveva una dispensa e i tempi di distribuzione del cibo, costituito dai gambi dei cipollotti raccolti nell'orto dietro casa (abitavamo in paese), gambi non usati in cucina e che venivano tagliati per creare così le razioni dei marinai, dolci e profumate dei profumi di un'altra epoca.
Poi, dopo questa lunga preparazione, arrivava la storia e l'avventura...
La nave portava il Principe Marcello Bizzarri sui mari a incontrare e combattere pirati e gente del genere. E il Principe era la piccola bambola di cui ho parlato all'inizio, vestita di carta o di qualche straccino che alla mamma non serviva più. Cosa importava? tanto il principe era un temerario e conseguiva ferite ad ogni scontro, segnate con una matita rossa sul suo corpo e risultava, alla fine di ogni avventura, con le vesti tutte stracciate. Le ferite venivano lavate e lui di nuovo rivestito come si deve.
Ma, dopo le innumerevoli ferite e i conseguenti lavaggi, la bambolina cominciò a marcire e un giorno sparì.

Disperata ne andavo in cerca, ma il fratello Daniele mi mostrò un oggetto nuovo appena arrivato in casa: una ciotola di plastica azzurra e mi disse "La tua bambolina non è andata perduta, si è solo trasformata in questa, è qui dentro".

Ho fatto fatica a credergli, diciamo che gli ho creduto solo per la sua gentilezza verso la mia disperazione, anche perché in quella tazza di plastica azzurra, con tutta la mia immaginazione, non riuscivo a vederci il mio bel Principe Marcello Bizzarri.
Da quei tempi lontani, gli 'oggetti nuovi' si sono moltiplicati, diversificati, sparsi in tutto il mondo e forse forse l'ormai antico 'BIG JIM', che fu compagno d'infanzia del fratello piccolo, non era che un discendente della mia bambolina... 

Ecco per te.
Buon domani.
Angie  




Nessun commento:

Posta un commento