POETANDO

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giovedì, febbraio 8

SUCCEDE AD ALEPPO di Domenico Quirico -recensione di Danila Oppio



SUCCEDE AD ALEPPO di Domenico Quirico

Recensione di Danila Oppio


La moschea degli Omayyadi ad Aleppo
prima, come l'ho vista io, e dopo...

Ho letto tanti testi che trattano di Storia, antica e moderna. Questo libro è più che un racconto giornalistico, anche se l’autore era un inviato de La Stampa.
Già dalle prime pagine, vi ho trovato una vera e propria poesia prosastica, qualcosa che tocca il cuore nel più profondo.
Per chi non è mai stato ad Aleppo (Haleb), le tragiche notizie di quanto accaduto in questi ultimi anni, colpiscono da vicino, ma non così tanto da colpire nel più profondo chi ha potuto visitare Aleppo quando ancora esisteva in tutto il suo splendore e nella pace. Mi sento doppiamente ferita, perché ciò che ho visto non esiste più. Cancellato.

Nel prologo, Quirico scrive:

“Aleppo è tra il cielo e l’inferno…Quando vi arrivai, la prima volta aveva appena cominciato a cavar sangue alle sue vittime a patire la veglia lugubre del Tempo, a porre tutto in un colore di ombra che è tipico della nostra epoca: ed è il colore del riconoscibile dolore di ogni giorno, la vita come sappiamo che viene vissuta. Aleppo è insieme a Guernica e Stalingrad, Sarajevo e Grozny...
Ci vorrebbe il pennello di Dürer, e le sue apocalissi, la furia lugubre del Greco con i suoi cieli di agonia…”

E collegandomi all’agonia, a pagina novantasei ho trovato questa emblematica descrizione:

“L’agonia di Aleppo che non vogliamo vedere è un’agonia taciturna, testarda. Una lenta morte, una grigia morte. La lentezza di questa fine, il segreto della sua incredibile resistenza nel silenzio del mondo, opposta ad un nemico più forte e senza pietà, più che nelle armi, più che nel coraggio dei suoi combattenti, consiste nell’incredibile capacità di soffrire. La loro sopportazione dovrebbe stancare perfino il carnefice”

Tutti abbiamo avuto occasione di vedere immagini di Aleppo distrutta, un mucchio di rovine grigie e polverose, che fosse durante qualche servizio giornalistico alla TV o sui giornali. Ma quel che descrive l’autore è molto diverso, lui che l’ha vissuto in prima linea, ne parla come avrebbe potuto farlo Edgar Lee Masters in una diversa Antologia di Spoon River. Quei morti, invece che trovarsi fantasmi in un Giardino degli Angeli, furono sepolti sotto le macerie della loro città.

“Tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, si trascinano dietro la paura come lo sporco attaccato alle scarpe”

Questa emblematica espressione si ricollega ad una mia poesia dedicata proprio a ciò che succede in Siria. Ve la ripropongo:


Delicate suggestioni
(col cuore in Syria)

Danza scalza

Avvolta da impalpabili veli.
i piccoli piedi  posati su intrecci
di  tappeti afshar delicati.

Amuleti preziosi tintinnano
ai suoi polsi diafani
e cavigliere d’oro
come il pizzicar di cembali.

Profumi d’oriente
ambra, nardo e sandalo
aleggiano nell’aria dolce
della sera aleppina.

Danza scalza

Come sospesa in un cielo
di cobalto, ora come allora
in un assoluto incanto.

Sultani dai volti estatici
con cenni d’assenso
l’incitano a volteggiare
mentre bruciano incenso.

Danza scalza

Rapita dal loro sguardo
di diopside stellato
li asseconda smarrita.

Il sogno d’improvviso si dissolve
coi piedi insanguinati s’incammina
lungo le vie di Haleb devastata
dalla  feroce guerra intestina.


Danila Oppio


2 commenti:

  1. Non ci sono parole per descrivere la pena infinita per tutte quelle vittime innocenti... Noi che vediamo le spaventose rovine alla tv, ci sentiamo impotenti e quasi increduli di fronte alla ferocia di tanta violenza. Silenzio e dolore, tanto. Ciao Danila
    Gio

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  2. Grazie Gio! Purtroppo i bombardamenti non sono finiti, ora anche l'aviazione americana lancia bombe, per combattere l'ISIS ma colpisce anche i civili. Quando finirà l'odio nel mondo, e regni la pace?

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