POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

sabato, giugno 17

PER POI MORIRE A NIAMEY di P. MAURO ARMANINO


Per poi morire a Niamey

John è morto all’età di 19 anni di tubercolosi nel campo di Hamdallaye. Appena quattordicenne aveva abbandonato il Sudan del Sud perché, dalla sua nascita, non aveva conosciuto nient’altro che la guerra. Voleva un mondo che non aveva mai visto prima e del quale le immagini lo seducevano per scappare lontano. Raggiunta infine la Libia, con altri compagni di viaggio, non ha potuto evitare di essere imprigionato e ridotto in schiavitù nei campi di detenzione libici che l’Europa finanzia. Ivi diventa maggiorenne finché, per accordi umanitari, arriva a Niamey e soggiorna per un paio di settimane nel campo di transito per i rifugiati. Il villaggio che ospita il campo si chiama Hamdallaye, nome arabo che significa ‘ Lode a Dio’e si trova a una trentina di kilometri dalla capitale. Affetto di tubercolosi soccombe alla malattia nel campo di transito che lo ha accolto per il viaggio definitivo nel cimitero cristiano di Niamey. La tomba è stata scavata il mattino stesso della sepoltura che si è celebrata alla presenza di alcuni compagni di viaggio e vari operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il feretro semplice ed essenziale, con quattro piccole maniglie, e poi la terra a coprire il corpo di John, nome che vuol dire ‘Dono di Dio’.

Questo venerdì mattina, giorno della sepoltura, a Niamey era sereno dopo la pioggia dei giorni scorsi, attesa e temuta come accade nel Sahel. Accanto al feretro di John, nell’atrio adibito per le preghiere prima della sepoltura, stavano in silenzio alcuni eritrei, sudanesi e originari del Camerun che lo hanno accolto per i pochi giorni di vita che gli rimanevano. Era arrivato ammalato per le condizioni di vita disumane nei campi di detenzione in Libia. Prima che l’assistenza medica potesse intervenire John è partito altrove onde raggiungere l’unica patria che non ha territorio, bandiera o esercito che difenda le frontiere. Dal Sudan del Sud, ultimo nato nel consesso dei popoli per la secessione dal Grande Sudan, John ha terminato l’esodo nel Niger. La sabbia del cimitero cristiano di Niamey l’ha accolto senza fare distinzioni, discriminazioni o differenze. La tomba vuota è stata riempita dal feretro e poi dalla sabbia ancora fresca perché scavata di prima mattina da due volontari. Il canto a voce sommessa di un eritreo ha dato il tono alla semplice preghiera di commiato. Da una patria abbandonata per la guerra all’altra senza documenti di viaggio perché nascosta da qualche parte agli occhi profani dei potenti che fanno le guerre. 

La sua famiglia è stata informata dell’ultimo viaggio di John, partito in fretta senza prima conoscere la destinazione del viaggio.


     Mauro Armanino, Niamey, 16 giugno 2023

Ndr: L'eterno riposo dona a lui o Signore, e splenda a lui la luce perpetua, riposi in pace. Amen

Che sia eterno riposo anche per tutti i migranti annegati nel Mediterraneo vicino alla Grecia. Dicono che il peschereccio su cui viaggiavano portasse dai 600 ai 750 migranti. Non so come potessero starci tutti, e un centinaio di bambini erano stipati nella stiva del natante. Solo poco più di un centinaio di persone sono state portate in salvo.

Da ANSA: 

Passano le ore e il mare non restituisce altri corpi dopo i primi 78 riportati mestamente sul molo di Kalamata mercoledì. Ma il naufragio a Pylos, nel sud del Peloponneso, è ormai destinato ad entrare nella storia come una delle peggiori tragedie di migranti nel Mediterraneo con un bilancio che rischia di registrare "fino a 600 morti", molti dei quali non saranno mai ritrovati. E a diventare una vera e propria strage di bambini. Ce n'erano "almeno 100 chiusi nella stiva", raccontano i superstiti ai medici e ai volontari che li assistono. "Secondo le testimonianze, al momento dell'incidente molte donne e bambini stavano dormendo", Ha dichiarato Christina Nikolaidou, responsabile della comunicazione dell'Oim Grecia.

Il peschereccio Adriana naufragato, secondo i soccorritori è partito vuoto dall'Egitto, si è fermato nel porto libico di Tobruk per caricare i migranti e poi ha proseguito la sua rotta verso l'Italia.

Che Dio li accolga nella sua Gloria!

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