POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

mercoledì, novembre 25

BOTNET di Silvio Coccaro

Il dottor Silvio Coccaro, medico chirurgo, è anche un appassionato studioso e conoscitore di informatica. Mi ha gentilmente inviato questo articolo, da lui scritto, e molto volentieri lo pubblico.




BOTNET
«Sei sicuro che il tuo computer ubbidisce solo a te?»

Il termine BOTNET deriva dalla fusione parziale delle parole roBOT e NETwork e si riferisce ad una rete geografica di computer schiavi o zombi alle dipendenze di un computer di comando e controllo detto Server C & C [Command and Control]. Il controllore della botnet prende il nome di botmaster o di botherder. I computer schiavi vengono reclutati mediante infezioni con virus, worm, cavalli di Troia o altri tipi di software maligno e possono essere MAC, PC, tablet e perfino smartphone. Di solito un computer può infettarsi quando l'utente apre un allegato di posta elettronica o quando visita un sito o mediante l'inserimento di una pennetta USB.
Una botnet può essere composta da alcune centinaia fino a milioni di computer, sparsi per il mondo. Esse sono concepite per ottenere un guadagno economico sfruttando la loro intrinseca capacità distruttiva.
Alla loro accensione i computer della botnet si collegano al computer C&C in attesa di comandi. Questa comunicazione è cifrata per assicurarne la riservatezza e contemporaneamente la protezione contro le intercettazioni. Il botmaster alias il botherder, cioè il criminale che controlla l'attività della botnet, può ora dare istruzioni ai computer schiavizzati per utilizzarli come strumento per le sue attività criminose.
I sintomi più comuni di un'infezione da software maligno o malware che si rilevano a carico di un computer sono: la comparsa sul monitor di finestre pop-up pubblicitarie, il cambiamento delle impostazioni che l'utente non può reimpostare nella condizione voluta, l'installazione di software addizionale non richiesto, il rallentamento delle sue funzioni, la disattivazione inaspettata dell'antivirus ed infine i crash frequenti ed imprevedibili.
Il botmaster alcune volte affitta la sua botnet ad altri criminali informatici che la utilizzano per effettuare differenti tipi di cyber-attacchi a partenza dai suoi computer. Tutti  questi attacchi possono essere dei tipi sottoelencati:

  • Attacchi Distributed Denial of Service (DDoS): tentativi di rendere indisponibili ai loro utenti legittimi le macchine o le reti connesse ad Internet.
  • Attacchi a forza bruta: ricerca sistematica ed esaustiva di chiavi o password fino a che non vengono calcolate correttamente.
  • Espansione della botnet: installazione di un worm - un software maligno in grado di replicare se stesso ed infettare altri computer.
  • Adware e Scareware: tentativi di convincere a comprare un prodotto specifico.
  • Conio di monete virtuali: la potenza di calcolo viene utilizzata per creare o estrarre le monete virtuali come i Bitcoin.
  • Ransomware: limita o impedisce l'accesso alla macchina che infetta e per rimuovere tali impedimenti chiede un riscatto in denaro.
  • Frode in un clic: invio di materiale pubblicitario falso richiamabile con un clic.
  • Spam: inoltro per tutto il pianeta di un'enorme quantità di e-mail non richieste e fraudolente.
  • Cernita di dati: ricerca di dati personali quali quelli bancari o quelli relativi ai pagamenti, alle credenziali per il login, alle informazioni sensibili, ecc.
  • Navigazione anonima: il computer viene utilizzato come network proxy per nascondere sia il vero indirizzo IP che la locazione del server C&C.

Contromisure: nel mese di aprile 2015 è stata smantellata la botnet Simda che aveva schiavizzato 770.000 computer in 190 nazioni e si incrementava, nell'ultimo anno, al ritmo di 128.000 nuovi zombi al mese. In tale operazione sono stati individuati, sequestrati e silenziati 14 server C&C situati in Olanda, negli Stati Uniti, nel Lussemburgo, in Polonia ed in Russia. Hanno collaborato in questa impresa l'Interpol Global Complex for Innovation di Singapore, gli ufficiali della Dutch National High Tech Crime Unit, dell'FBI, della Police Grand-Ducale Section Nouvelles Technologies del Lussemburgo e del Dipartimento K contro il crimine cibernetico del Ministero degli Interni della Russia assieme a Microsoft, al Kaspersky Lab, a Trend Micro e al Japan’s Cyber Defense Institute, per assistenza tecnica.

La botnet Kelihos spediva 3,8 miliardi di e-mail di spam ogni giorno prima di essere smantellata da Microsoft e dal Karspersky Lab. Dato preoccupante, un suo botmaster o collaboratore tecnico  sarebbe stato, secondo Microsoft che lo ha citato in giudizio, Andrey N. Sabelnikov, cittadino russo  di S. Pietroburgo. Questi in precedenza si era dedicato, come ingegnere informatico e project manager, alla produzione di firewall, di antivirus e di altro software per la sicurezza per conto della Agnitum, società informatica russa. Prima del suo silenziamento Kelihos controllava 41.000 computer ed alcune migliaia di essi ancora oggi incorporano i suoi software maligni.

La botnet Mariposa [farfalla, in spagnolo] è stata smantellata dal governo spagnolo con la collaborazione di Panda Security ed alcune società per la sicurezza IT e la Defense Intelligence. Mariposa tra il 23 dicembre 2009 e il 9 febbraio del 2010 compromise 11.000.000 di IP unici ed era presente in 190 nazioni. È la più grande botnet silenziata fino ad ora, aveva reclutato milioni di computer.

Queste ed altre botnet sono state smantellate, alcune sono pure state infiltrate e studiate dai ricercatori mentre erano attive. Ma diverse altre sono ancora operative e costituiscono una grave minaccia, perciò occorre essere cauti specialmente nella lettura delle e-mail e nella navigazione in Internet. Non sono da trascurare le pennette USB, apparentemente innocenti, che potrebbero essere infette ed una volta immesse nel computer potrebbero iniettargli un worm che lo arruola in una botnet.

Consiglio: essere sempre prudenti e cercare costantemente, per quanto possibile, di evitare le infezioni che potrebbero portare all'arruolamento del proprio computer in una botnet.

Silvio Coccaro


domenica, novembre 22

IL PASSAMONTAGNA di Angela Fabbri

"Passa a Danila il Passamontagna", finalmente ho notato il fogliettino dove ieri notte avevo scritto quella frase.
Il resto è là dove butto quel che scrivo e poi me lo dimentico. Adesso lo trascrivo, da ieri notte.


" Ormai è da venerdì scorso che trasmettono solo cose di terroristi, immagini di terroristi, anche se son vecchie e i terroristi li han già presi da un pezzo, va bene.
Tanto che se adesso, con la nebbia e col freddo, giri l'angolo e incontri un uomo alto col passamontagna, non ti viene in mente di dirgli, ridendo <<L'uomo ragno?>> 
No, stringi fra i denti il fiato e ti esce <<ISIS?>>, ma forse stai zitto, lo pensi e basta.
Il PASSAMONTAGNA, in genere fatto dalla mamma con gli avanzi di lana, era una creatura innocua ai miei tempi.
Lo usavamo noi ragazzi, in pieno inverno, andando a scuola in bicicletta negli anni cinquanta del '900: serviva a evitare il mal di gola e i sulfamidici "

Angela Fabbri 
(Ferrara notte fra 20 e 21 novembre 2015) 

I passamontagna erano di lana, quella vera, quella che faceva un caldo naturale senza nulla togliere all'animale che la forniva. Penso alle pecore, naturalmente, non al visone selvaggio.
E la lana non era solo gioia per noi esseri umani, era terra di pascolo per le tarme.
In primavera, la roba di lana veniva accuratamente messa via con pastiglie di canfora e poi saltaron fuori le palline di naftalina, meno puzzolenti. O è il contrario? prima la naftalina e poi la canfora?
Non lo so perché, quando fui sufficientemente grande per occuparmi anche della conservazione degli abiti, erano già entrati in commercio i tessuti sintetici, per cui in breve nulla fu più di lana, nemmeno quella dichiarata al 100%, era sempre mischiata ad altre fibre. Lo so per certo. Nel 1978 lavorai presso un'industria tessile e la composizione dei tessuti era determinata a 'Norma di Legge', cioè, perché si potesse etichettare un capo come di '100% Lana', ne bastava una percentuale che rispettasse quella norma.  

Belli questi ricordi, non è vero, Dani? Sono meglio dei romanzi. E comunque la lana dà un'idea di serenità, di calore vero, chissà, forse è per questo che mia madre, maestra, invece che scrivere un libro come tanti adesso fanno per sentirsi vivi, confezionava maglioni, sciarpe, berretti, berretti col pompon per i più giovani e berretti senza pompon per i più grandi e poi le coperte, le patchwork prima di tutto... Mia madre certo compose un'opera grandissima: " Il romanzo della lana".   




Le sue opere, a partire dai giustacuore millerighe fatti con i gomitolini  rimasti e poi i guanti a manopola per le fredde mattine di scuola raggiunta in bicicletta, le sciarpe cucite a chiudere un cappuccio, fino al poncho con i lama bianchi che si rincorrono (mai avrebbe immaginato la mamma, che un giorno il suo figlio più piccolo si sarebbe sposato proprio in Perù), i maglioni in cui imprimeva i dipinti della sua gioventù, sono ancora qui per i posteri. Io stessa ho una presina fatta con quadrati di patchwork avanzati o di prova. 

Angie

Non so se Angela avrebbe voluto che pubblicassi anche questa seconda parte del suo scritto, a me è piaciuta moltissimo e, a mio avviso, è l'ideale proseguimento del Passamontagna. Credo che fosse una moda, o meglio, una necessità, sferruzzare indumenti di lana, nei tempi addietro. Lo facevano un po' tutte le mamme, almeno quelle che avevano una certa dimestichezza con i ferri da calza o gli uncinetti. Anch'io ho indossato maglioni, cappelli, calzettoni e altro ancora, confezionati dalla mia mamma. Poi l'ho imitata io stessa, per vestire i miei figli. Così come le coperte patchwork, delle quali abbiamo conosciuto l'uso, attraverso la Storia,  dalle donne americane del far west!!! Si, quelle coperte un tempo venivano realizzate con gli avanzi della lana, anche riciclata. Per questa ragione  erano coloratissime, Ne conservo ancora una che mi ero divertita a fare come passatempo, non per necessità. Un'altra, mio figlio l'ha usata per attutire il suono della grancassa della batteria, infilandola nel suo interno. Dove sia finita quella vecchia batteria, con la sua copertina colorata, non ho modo di saperlo. Grazie Angie, per questi bei racconti di vita vera! A partire dalla prima immagine, che ispira paura, siamo lentamente scese a qualcosa di amorevole, di veramente piacevole, che sono i ricordi d'infanzia, legati ad un filo di calda lana.

Dani

sabato, novembre 21

RINNEGARE DAESH


 Continuamente, molte volte al giorno, sento dire che i musulmani (anch’io sono musulmana) devono pubblicamente rinnegare il gruppo Daesh (sedicente Stato Islamico o califfato) e dare prova di non aver nulla a che vedere con il terrorismo.

È una richiesta giusta e doverosa. Non c’è dubbio che chi possa eliminare moralmente Daesh siano solo i musulmani. Essi debbono essere chiari, in modo che quel gruppo mostruoso di potere non sia più fascinoso per i giovani. Chi vuole delinquere lo faccia senza avere l’alibi e la presunta giustificazione di una qualsiasi religione, ma solo quelle del denaro, della droga e del crimine.
I leader musulmani nazionali e locali, che si sono dissociati, a partire dall’11 settembre 2001, dal terrorismo, devono continuare a “convertire”, nelle loro moschee, chiunque possa mai avere un dubbio sulla questione, devono essere genitori e maestri, giorno dopo giorno, della loro comunità.
Ancora, si chiede ai musulmani che cosa farebbero se venissero a conoscenza che si sta preparando un attentato.
In Italia, per quel che mi risulta, ogni musulmano che frequenta la moschea è controllato dall’intelligence: chi è, dove va, cosa fa. I musulmani lo sanno e ne sono ragionevolmente contenti perché anche loro hanno paura: gli attentatori non chiedono, prima di ammazzare, la religione di appartenenza ma colpiscono nel mucchio. E i figli dei musulmani, con i tanti sacrifici dei genitori, spesso semianalfabeti, vanno a studiare all’estero, fanno l’Erasmus…
Daesh è come il nazismo: bisogna annientarlo. Non deve esistere un presunto punto di riferimento che si proclama “stato” o califfato, bestemmiando tutte le regole, persino di guerra, dell’Islam.
Infatti, molti politici e strateghi dicono che bisogna andare e combattere –scarponi sul terreno- i tagliagole, perché i bombardamenti non sono sufficienti (sono persino finiti gli obiettivi da bombardare) e i curdi, che sul terreno ci sono già, non possono farcela da soli.
A parte il fatto che qualcuno –nostro alleato- bombarda i curdi che noi –in qualità di nostri alleati- addestriamo e aiutiamo perché combattano Daesh, non sarà facile vincere un gruppo tanto feroce in una zona tanto complessa, anche se di proporzioni modeste. (Il territorio di Daesh è diviso in 33 «wilaya» — province — dal Nord Africa all’Afghanistan: in alcune la presenza è reale, come nel Sinai, in altre ha radici poco profonde. Secondo alcune fonti, nell’ultimo anno, il gruppo avrebbe in realtà perso il 10 per cento dei suoi territori.)
Soprattutto, non sarà facile vincere Daesh perché è enormemente ricco.
Io mi chiederei prima di tutto: ma vogliamo davvero eliminarlo?
Certo, la gente comune, musulmani e non, lo vuole. Ma i leader degli stati, i ricchi banchieri, i fabbricanti di armi, quelli che contano veramente, lo vogliono?
Perché, ancora oggi, c’è chi compra il suo petrolio facendogli guadagnare milioni di dollari? Chi vende loro le armi o permette che gli arrivino? Chi fa affari con loro? Chi compra le opere d’arte trafugate da siti patrimonio dell’umanità?
Se quel gruppo di assassini si trovasse senza soldi e senza armi, si farebbe presto a sconfiggerlo.
Credo, dunque, che sia giusto pensare che, prima di mandare dei soldati a morire in una guerra lunga e dolorosa contro uno stato che ha infinite risorse, bisogna avere un’idea, un progetto condiviso. Se abbiamo sanzionato la Russia per la questione ucraina dovremmo sanzionare gli stati –nostri alleati- che lucrano in quelle zone (non saranno, per caso, anche i fabbricanti di armi italiani?).
Ma, forse, non si può isolare Daesh perché faremmo tremare le nostre economie.
Allora, mentre la gente continua a morire dappertutto, grazie all’avidità dell’occidente (Medio Oriente, Africa, Asia, Europa), ci accontentiamo di uscite estemporanee, di bombardamenti mirati (a cosa?).
E, nel frattempo, continuiamo a insistere –la nostra coscienza, si sa, è a posto- perché i musulmani si dissocino dall’Isis.


Renata Rusca Zargar

Ho chiesto all'autrice dell'articolo, il permesso di pubblicarlo anche su questo blog, in quanto mi pare giusto far conoscere il pensiero di un musulmano vero, perché non si debba confondere i fanatici Jiadhisti, quelli dell'Isis, con chi pratica la religione islamica. 
Danila 

Biografia

Renata Rusca Zargar, savonese, insegnante in quiescenza di italiano, storia, geografia, nelle  Scuole Superiori, impegnata in ambito sociale, è Presidente dell’Associazione Culturale Savonese ZACEM e si occupa a tempo pieno di una Biblioteca di volontariato che raccoglie libri formativi sui paesi in via di sviluppo, popoli, migranti, pace, intercultura ecc. . Ha collaborato con varie testate giornalistiche tra cui Il Letimbro (allora settimanale della diocesi savonese). Ha pubblicato: “Manuale di Numerologia” (Bastogi 2004), “Per il domani sembra tutto possibile” (romanzo storico ambientato nell’antico Egitto, New Media Edizioni Didattiche, 2006), “Ti chiamerò Mimosa… e altre storie a tema femminile e due racconti di Zarina e Samina Zargar” (Associazione 25 Novembre contro la violenza alle donne, 2011); in formato e-book: “Cilnia Potetio” (romanzo storico ambientato a Pompei, Abel Books, 2011), “Amore Eterno cielo” (5 racconti d’amore, Chichili Agency, 2012), “Pietre e piante Influssi e benefici”, Abel Books, 2013). É presente in molti siti Internet, tra cui www.famigliazargar.com e http://www.zacem-online.org/ Insieme con Zahoor Ahmad Zargar ha pubblicato: “L’Islam possibile in Italia” (Bastogi, 2005), “Storie dell’India” (Progetto Cultura, 2007), “Paura dell’Islam” (Caravaggio, 2008), “Lettere da Nazir” (e.book, Società Editrice Dante Alighieri, febbraio 2012), “KASHMIR: DAL PARADISO ALL’INFERNO” (ebook, Società Editrice Dante Alighieri, settembre 2013).

giovedì, novembre 19

NEBBIA di Angela Fabbri

La nebbia in piazza Ariostea a Ferrara
NEBBIA di Angela Fabbri 

Oggi, andando in bici dal medico nuovo, passando sotto un viale alberato e un altro e un altro viale alberato della mia città, mi è tornato in mente il discorso sulla nebbia fatto stamane tardi col mio secondo Marco che doveva portare una fornitura di vino al mare.
E da quello ho ricordato vivamente quando lavoravo a Ravenna e il commesso viaggiatore molto più vecchio di me a cui piacevo tanto, mi veniva a prendere la domenica sera a casa dei miei e tornavamo verso Ravenna insieme.
Ma quella sera d'autunno ci fu una nebbia così intensa nel buio che a un certo punto abbiamo perso l'orientamento.
Volevamo fermarci a Porto Garibaldi a cenare col pesce, ma i cartelli non si vedevano più e lui fece un'improvvisa inversione in quel buio pesto, che mi spaventai a morte. Aveva invece ripreso il controllo della direzione e ci riportò sulla strada dei lidi.
Ecco... mi dicevo in bici, questo episodio vissuto andrà perduto, a me non serve più, è passato, ma magari a qualcuno sì.
E allora ho ricordato una frase, adesso importante, dai miei libri:
" Se è vero che la luce di ogni momento della nostra vita viene raccolto e custodito dalle stelle, un giorno qualcuno si nutrirà di noi, di tutti noi "
Che sollievo!
Questo è quello che accade andando in bicicletta.
Se vuoi, pubblica intera la mia email. Per le poesie in frammenti non ho ancora trovato il tempo. Il presente mi prende troppo. Oggi è stato un pomeriggio bellissimo, tenuto conto che l'ho passato fuori e poi dentro la sala d'attesa di un medico...
E' stato un pomeriggio di nebbia, grigio, ma così ricco e così pieno di vita che tornando nel buio e fermandomi a comprare cioccolatini dove non riesco mai a andare e poi una scamorza bianca di quelle divine che hanno solo alla Bottega del Formaggio di quelle, per intenderci, che quando tagli una fetta, la pelle esterna viene via perchè son stagionate a dovere... dicevo tornando verso casa nel buio, riattraversando gli stessi viali alberati, fuori e dentro dalle luci calde dei lampioni, mi sembrava di essere la ragazzina che correva in bici dentro la sua città e, anche se sapeva che lì non era felice e l'avrebbe lasciata, lì si sentiva a casa.
In fondo a Via Garibaldi mi sono fermata dal meccanico, quello simpatico che quest'estate mi ha inspiegabilmente dato un bacio sulla guancia, che è sempre sporco di 'sunzone', cioè la morchia che si usa per lubrificare e gli ho chiesto se mi sistemava il fanalino rosso della bici. E mentre lui si chinava, svitava, controllava, gli ho detto " Lo vuoi un cioccolatino? li ho appena comprati " Lui ha alzato la testa sorpreso, dicendo sì con quei suoi occhi tondi.
" E vuoi una bananina o un cremino? "
Ha scelto il cremino.
 Ciao. Angie

La foto è ripresa dal sito di Loretta Bassani, di Ferrara, e lo cito per etica professionale. 
http://www.lorettabweb.net/ferrara/index.php?page=storia/ferrara.php&settore=int
Ma mi pareva perfetta perché scattata a Ferrara, e con una signora che conduce una bicicletta a mano. "quasi" in tema! 

mercoledì, novembre 18

Galleria d'arte: NIZAR ALI BADR



Nizar rappresenta l'amore, la famiglia, la gioia, la pace, e frammiste troviamo scene di guerra, di morte, di disperazione, di fuggitivi, di dolore immenso. Fanno riflettere questi quadri molto particolari, realizzati con i sassi, perché forse lo scultore non ha altro materiale da poter utilizzare. 





























Arte in Siria: NIZAR ALI BADR

NIZAR ALI BADR


Talented sculptor Nizar Ali Badr expresses his thoughts through the ordinary media which can be found just under feet – pebbles. It is naturally for the artist living in a port city of Syria – Latakia to work with rocks and stones. Taking into consideration the difficult situation that has developed in his country – war, refugee movements, loss of loved ones – all this could not but affect the work of the Syrian sculptor. He recreates the events taking place in the country through pebbles – here, in the ancient city of Latakia he transmits the pain of the people who have to die, to suffer, to leave the country, but also there is a hope for the revival of the country, the return of human values – love, home, family. Unfortunately, I couldn’t find any biographical information about the artist.

Le sculpteur syrien Nizar Ali Badr est un homme discret. Les mots ne sont pas son truc. Lui c’est les pierres.
11143458_1641144889489161_2478262250651338356_nJe ne sais rien de lui, ni d’où il vient exactement, ni où il est juste maintenant. Je trouve sa trace sur deux, trois sites turcs. Emus par ses compositions sur les réfugiés syriens, ils présentent Nizar Ali comme « migrant ».
Sur son Facebook je vois qu’il habite à Lattaquié en Syrie. Y est-il encore ? Sinon, où il a atterri ? J’aurais voulu tellement en savoir plus. Je ne parle pas l’arabe. J’essaye alors désespérément de déchiffrer ses rares mots en traduisant avec des outils médiocres. Malgré l’approximation des traductions, je ressens la sagesse, la simplicité, une immense amour pour l’humanité, et l’espoir. Ces mots rejoignent totalement la poésie qui découle de singulières pierres, touchées par les mains d’artiste.
Je finis enfin par trouver quelques photos de lui, fondues au milieu d’une inimaginable collection de compositions de galets et de pierres sculptées.
Nizar Ali, raconte la vie.
Nizar Ali raconte la vie avec des pierres.
Je suis sûre que vous avez quelques cailloux chez vous. Nous en avons toutes et tous. Quelques unes de ces pierres que nous avons ramassées à toutes les époques de notre vie, souvent sans savoir pourquoi. Celles qui ont rempli nos paumes d’enfant, celles qui ont titillé nos yeux d’adulte, celles que nous avons oubliées au fond d’une poche au retour à la maison. Et celle que nous voulons absolument garder, qui est posée sur un meuble. Notre préférée.
Mais pourquoi donc  ramasse-t-on des pierres ? Pourquoi on ne peut pas s’empêcher ? On la voit, sur le sol, sur le sable, parmi d’autres. On la voit, elle. C’est un réel rencontre. Quelque chose en elle nous parle. Sa forme, sa couleur, ses dessins, sa texture, la façon dont elle brille ou non d’ailleurs. On tend la main et on la prend. Le toucher… Comme dans une histoire d’amour. Ce n’est pas pour rien que les manchots offrent des galets à leur partenaire avant de s’accoupler.
Nos pierres collectées nous racontent des histoires intimes que seuls nous connaissons et parfois sans pouvoir les exprimer avec des mots.
Celles de Nizar Ali, racontent la Vie.
Tout ce qui fait partie de la Vie est là… Les gens, l’amour, les enfants, la joie… La tristesse, le malheur, la guerre, la mort, et l’exil aussi…
Je vous invite à survoler cette collection que je configure soigneusement en mode « aléatoire », pour mêler le bonheur au chagrin, autant que la Vie le fait.

Per chi non conosce l'inglese né il francese, scrivo una brevissima traduzione, perché mi spiace cambiare anche solo una virgola, del testo nelle due lingue.
Di Nizar Ali Badr, un artista e scultore siriano, nativo di Latakia, non sappiamo niente. Non esiste una sua biografia, non sappiamo neppure se viva ancora nel suo paese natio, o se sia fuggito anche lui, forse in Turchia, forse altrove. Ma lui continua a praticare la sua arte.
Vi sono stata una manciata di anni fa, a Latakia, ed era un bellissimo posto turistico affacciato sul mar Mediterraneo, quasi al confine con la Turchia. Da un po' di tempo in qua, quel luogo è la speranza dei fuggitivi siriani, che cercano di imbarcarsi verso la Turchia, la Grecia o l'Italia,
Tornando a Nizar, egli non usa parole per esprimere il suo pensiero, ma con i sassi, racconta la Vita. La vita quando era tranquilla e felice, e quella dei rifugiati, che fuggono agli efferati assassini perpetrati in Siria. Che si tratti di bombe lanciate da aerei francesi, o di sparatorie e decapitazioni a mano degli jiadhisti, delle guerre intestine dei soldati di Bashar al Assad contro il popolo che si ribella al clima dittatoriale, non importa, quel che conta che la Siria era una Nazione pacifica, che conviveva in pace con cristiani, ebrei e musulmani, ed ora è sconvolta.
Nizar forse non può più scolpire le sue opere e allora si accontenta di raccogliere i sassi levigati dal mare, per farne dei quadri che esprimono più delle parole. 
Un'idea da considerare: quante volte abbiamo raccolto sulla spiaggia, dei sassolini colorati, dalle forme particolari? Sarebbe una bella idea realizzare qualcosa di simile, magari facendolo fare ai piccoli di casa o a scuola. Un modo di fare arte semplice, ma di effetto.
Le pietre di Nizar  raccontano la Vita, possiamo raccontarla anche noi, a modo nostro.
Danila Oppio
Nel prossimo post, una galleria di opere dello scultore. Ve ne sono moltissime sul suo sito Facebook che potrete visitare, cliccando sulla scritta blu in questo articolo.



martedì, novembre 17

Tommaso Mondelli: UNA NUOVA STAGIONE

E ti pareva? La mente laboriosa del poeta e scrittore Tommaso Mondelli ha partorito un altro spezzone di ricordi, che mancava alla sua raccolta di libri autobiografici. Ma questo è sicuramente di grande interesse per tutte quelle persone che hanno raggiunto l'età pensionabile e non sanno come occupare il tempo in qualcosa che renda interessante la loro esistenza. In questo libro potrete senz'altro trovare dei buoni suggerimenti.
Fresco di stampa, ho il piacere di presentarvelo.




La quarta di copertina è arricchita dalla presentazione dell'Editore che si è preso cura del libro.
E qui sotto la presentazione a cura di Danila Oppio

Prefazione
di Danila Oppio

(Una marcia in più, sul percorso di un pensionato)
Ho conosciuto Tommaso Mondelli attraverso la lettura del suo libro “Settimane Bianche e crociere a costo zero”, inviatomi molto gentilmente dalla comune amica scrittrice e poetessa Laura Vargiu, che ne ha curata l’edizione definitiva e infine scritto la prefazione. Mi è sembrato cortese, dopo aver letto con sommo interesse il contenuto del libro, scrivere all’autore le mie ottime impressioni al riguardo.
Da quel momento, è nato con l’autore un costruttivo dialogo, impostato sul reciproco interesse per la scrittura, sia in versi o in prosa. Mondelli ha scritto ben dodici sillogi poetiche, e cinque libri in prosa. Già prima di raggiungere questo traguardo, mi diceva che il tal libro sarebbe stato l’ultimo. Una fontana che zampilla, però, non interrompe il suo fluire: la fonte d’ispirazione del poeta e scrittore non si esaurirà mai!
È bastato che l’amica Maura gli dicesse: “Hai scritto buona parte della tua biografia in diversi libri (“Lontani ricordi di un Segretario Comunale”, “Settimane bianche e crociere a costo zero”, “Dagli Appennini alle Alpi”) che rappresentano spezzoni della tua vita, e non vorrai certo tralasciare questi ultimi quarant’anni?”. In effetti, nella postfazione del precedente libro, avevo fatto cenno a quanto Mondelli ha realizzato, da neo-pensionato. Certamente il discorso andava sviluppato, perché proprio dagli ultimi quarant’anni, Mondelli è in pensione, ma non ha infilato un paio di pantofole e, aspettando chissà cosa, rigirato i pollici! Quel che ha realizzato, lo leggerete in questo libro. Certo, dobbiamo ammetterlo, non tutti posso emularlo, poiché il Cavaliere della Repubblica e plurilaureato è una persona del tutto eccezionale, ma sono certa che potremo apprendere da lui, come si può – e si deve – riempire la vita realizzando tutto quel che, a causa degli impegni familiari e lavorativi, abbiamo dovuto trascurare in passato. Oppure abbiamo forse chiuso il cassetto delle future opportunità, perdendone poi la chiave? L’autore non ha scritto questo libro per vantarsi di quanto ha realizzato. Si è impegnato, e ha raggiunto lo scopo. Ha voluto narrare le sue esperienze, per sollecitare i lettori a emulare le sue mosse, pur se con passi diversi da quelli intrapresi da lui. Sono certa di interpretare il suo pensiero, sostenendo che tentar non nuoce. Se fosse possibile rendere reale anche solo una piccola parte dei nostri sogni, sarebbe comunque un buon traguardo. Immagino che molti abbiano pensato: “Quando andrò in pensione, mi concedo un bel viaggio”. Oppure: “Mi dedico al mio hobby preferito, finalmente!”, Qualunque esso sia, purché non sprechiamo tempo prezioso a sonnecchiare in poltrona, sfogliando distrattamente un giornale.

Qui sotto, dal segnalibri dell'Editore, i dati che riguardano il libro stesso.