POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, dicembre 9

L'angelo custode


Lo conobbi in piazzale Segrino, quel giorno che ci spararono addosso milioni di colpi  ed io ero giovane e terrorizzato.

Vinicio era lì a terra, col rosso dei pantaloni che arrossava anche il selciato e non poteva andarsene e gridava
Ed io gridavo da dietro l'auto e quelli gridavano, forse spaventati come noi e sparavano da dietro le loro auto, e gridava la gente, per strada
Gridavamo tutti, ed io pensavo che il rumore di uno sparo non è come quello dei film, ma sembra un petardo e gridavo. E Vinicio mi gridava di scappare ed io non volevo lasciarlo lì ed avevo anche paura ed urlava anche lei, la paura.
E allora smisi di gridare e raccolsi tutto il poco coraggio da ragazzino che avevo ancòra da parte e "ciao, Vinicio" corsi verso via Borsieri e fu lì che lui intervenne e mi spinse e mi fece correre veloce ed urlò e forse sparò anche lui colpi a salve  verso quei poveri cristi che mi sparavano ed ebbi la sensazione che mi coprisse col suo corpo e che urlasse verso di loro per spaventarli e paralizzarli.
E poi arrivai nella cantina della zia, perchè da lì sapevo di poter uscire da un'altra parte, percorrendo solo poche decine di metri per sentirmi in salvo.
Ma lui era scomparso.
Un giorno lo ritrovai in Via Fiori Chiari mentre facevo lo spavaldo con uno stronzo di camionista toscano che pretendeva di impedirmi per mezz'ora l'uscita dalla via col suo camion di merda e di olio da scaricare.
Mi cagavo addosso ma facevo lo spavaldo, col collo spezzato di una bottiglia al mio collo appoggiato al muro.
E lo prendevo per il culo sorridendo. E mi cagavo addosso. E più urlava, più lo prendevo per il culo sorridendo senza scompormi e più mi cagavo addosso.
Non lo vidi quella volta, ma mi accorsi che era lì anche lui, tra me ed il camionista, e che aveva messo tra noi una parete contro la quale il camionista abbaiava e digrignava i denti ma attraverso la quale il coccio di vetro non sarebbe mai passato
Lo vidi di nuovo una notte, tornando da una mostra a Bolzano, verso le tre.
"Also Sprach Zarathustra" ad altissimo volume, centotrenta all'ora, un vago rincoglionimento da sonno e musica
Una luce ferma in mezzo all'autostrada: le luci anteriori di un'auto, ombre.
In mezzo alla mia corsia, assieme ad alcune persone,  almeno una decina di auto ferme tra le quali freno sterzo stridio di gomme acceleratore freno sterzo all'infinito, zigzagando ad una velocità ancora impensabile ed impossibile, riuscii a passare senza danni.
Accostai a destra subito oltre,  per andare ad urlare a quei coglioni di riaccendere le luci delle loro auto.
Uno di loro non fece una piega: mi sorrise e basta.
Ed io ebbi, netta, la sensazione che fosse lui
Il mio angelo custode
O come cazzo si chiama

Bruno Oscar Munari







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