POETANDO

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domenica, aprile 17

IL MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA TERRA - Capo Seattle Capriolo Zoppo

 


Capriolo Zoppo, Capo Seattle

IL MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA TERRA 

l’autore 
Capo Seattle (conosciuto anche come Capriolo Zoppo, 1780 - 1886), della tribù dei nativi americani Duwamish, è stato un guerriero e un leader del suo popolo. L’importante città statunitense di Seattle, nello Stato di Washington, deve a lui il proprio nome. 
Il Manifesto dei Diritti della Terra 
Capo Seattle 

per cominciare
Stai per leggere il testo di un discorso che Capo Seattle ha pronunciato nel 1854 in risposta alla proposta del presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, di acquistare parte delle terre su cui vivevano i Duwamish. Alcuni studiosi dubitano dell’autenticità̀ di questo discorso, ma, malgrado le controversie, questo testo rappresenta un’affascinate testimonianza della diversa concezione del rispetto della natura e del possesso che avevano i nativi americani. 

Il grande Capo che sta a Washington1 ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà̀. Ciò̀ è gentile da parte sua, poiché́ sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché́ sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può̀ considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. 
Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi? 
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, l’insetto ronzante è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. 
Perciò̀, quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà̀ un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà̀ nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi 
1. grande Capo che sta a Washington: il Presidente degli Stati Uniti. 
considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà̀ facile perché́ questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. 
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò̀ usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello. 
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. 
Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uo- mo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché́ egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. 
Il suo appetito divorerà̀ la terra e lascerà̀ dietro solo un deserto. 
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò̀ avviene perché́ l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. 
Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può̀ ascoltare il grido solitario del succiacapre2 o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte? 
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. 
L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché́ tutte le cose partecipano dello stesso respiro. 
L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. 
Tema Ecologia e stili di vita 
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. 
Perciò̀ noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marciva- no sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più̀ importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere. 
Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più̀ gli indiani morirebbero di solitudine. Perché́ qualunque cosa capiti agli animali, presto capiterà̀ all’uomo. Tutte le cose sono collegate. 
Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché́ rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. 
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni. 
I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù̀, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà̀ per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il nostro. Ma perché́ dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù̀ sono fatte di uomini, niente di più̀. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può̀ sfuggire al destino comune.
Può̀ darsi che siamo fratelli, dopo tutto.
Vedremo. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà̀: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può̀ darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete posseder- lo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù̀. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti. 
Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché́ non capiamo perché́ i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. 
Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché́ essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché́ ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri. 
Perciò̀ noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà̀ per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà̀ scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà̀ l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. 
Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuo-re di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed ama- tela come Dio ci ama tutti. 
Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà̀ al destino comune. Può̀ darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo! 

Ndr: Per quanto mi riguarda, che questo Manifesto sia scritto veramente dal Capo Seattle Capriolo Zoppo, o da chiunque altro, poco m'importa, so solo che sono parole sante, che l'uomo bianco, ovvero noi tutti, non ha rispettato le regole della natura, e non le rispetta ancora. Siamo solo dei grandi distruttori, sia del genere umano (e lo vediamo nelle guerre fratricide), che della natura: incendi boschivi, inquinamento dell'aria delle acque e della terra stessa, cementificazione, pesticidi, centrali nucleari e armi dello stesso tipo. Che altro dire? Dovremmo seriamente prendere in considerazione la saggezza del nativi americani, prima che noi che ci crediamo intelligenti, arriviamo a distruggere il nostro Pianeta in men che non si dica. 


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