POETANDO

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Buona lettura!

giovedì, marzo 8

POLITICA - GIUSTIZIA e...PIETRO VALPREDA


POLITICA
Sono stanca di sentir parlare di politica. Me ne sono occupata ben poco, devo ammetterlo. Non sopporto i troppi partiti che si sono formati nel nostro Paese, e soprattutto non mi piace che “i politici”, pur di mantenere caldo il loro cadreghino, facciano la spola da un partito all’altro, sfocando l’immagine che in precedenza ci avevano dato di loro. Chi era di sinistra, si sposta a destra, chi di destra diventa sinistrorso. Io non so più a chi credere, vedo solo che sono sempre le solite vecchie facce a sedersi qui o là in Parlamento. Ma in realtà, Cos’è la politica?

Scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica. Attività pratica relativa all’organizzazione e amministrazione della vita pubblica; arte del governo. Dai diversi ambiti nei quali la vita pubblica si sviluppa derivano le specifiche determinazioni che la stessa acquista (internazionale, economica, finanziaria, ecc.).
La parola e il concetto. L’etimo della parola, e la sua stessa struttura, racchiudono il significato della politica e mostrano il segno dell’ambito cui essa specificamente afferisce: la sfera pubblica e comune. Il termine politica deriva dall’aggettivo greco πολιτικός, a sua volta derivato da πόλις, città. Era il termine in uso per designare ciò che appartiene alla dimensione della vita comune, dunque allo Stato (πόλις) e al cittadino (πολίτης). Centro e insieme oggetto della politica è la πόλις, la vita nella città e della città; τά πολιτικά è l’espressione che indica, in generale, le questioni politiche. Quasi tutte le espressioni in uso per designare le questioni pubbliche, il governo, l’amministrazione, il sistema politico sono derivate da πόλις. La città è il luogo dei «molti» (οἵ πολλοί), è anche il luogo che fa di tali molti un insieme, una «comunità» (κοινωνία). Non stupisce allora che la parola πολιτικός («politico») e la parola πόλις («città») condividano la medesima radice πολ- della parola che dice «i molti» (οἵ πολλοί).
E allora, se così veramente fosse, perché sono i pochi a governare i molti? I soliti pochi, che appaiono tali solo rispetto ai molti, ma che in realtà sono troppi anche loro.
Se la Politica (con l’iniziale maiuscola) fosse quella governata dai probi, la persone oneste che pensano esclusivamente al bene del popolo che governano, mi sarei occupata di interessarmene da tempo immemore. Ma la politica che vive da decenni in Italia, è cosa sporca. Letame.

Mi sono sempre chiesta se il contrario di Politica corrispondesse ad Anarchia. Ufficialmente il contrario sarebbe Apolitica, e vi aderisce chi è estraneo alla politica, che non professa o non aderisce ad alcuna fede o opinione politica.
L'anarchia (dal greco anticoἀναρχία, ἀν, assenza + ἀρχός, governo o principio) è l'organizzazione societaria agognata dall'anarchismo basata sull'idea libertaria di un ordine fondato sull'autonomia e la libertà degli individui contrapposto ad ogni forma di potere costituito compreso quello statale.
Non è proprio la stessa cosa, ma si avvicinano molto l’una (Apolitica) all’altra (Anarchia).
La politica, a mio modesto avviso, e legata a nodo stretto con la Giustizia, e se la Giustizia non funziona, significa che anche la Politica ha molte falle.



Mi torna alla mente tutta la faccenda di Pietro Valpreda, per rendermi conto come la Giustizia funzionasse male allora, e funzioni peggio ora. Basti pensare quanti assassini e delinquenti sono a piede libero, scagionati anche dai più efferati crimini. Ma desidero parlare di Pietro, che ho conosciuto come padre di Tùpac, e compagno di Laura, la mamma del piccolo che allora frequentava la Scuola Materna di Via Palermo a Milano, insieme ai miei due figli maggiori. Perché gli mise questo strano nome? Andiamo a vedere chi era Tùpac e quale fascino ha avuto al tempo in cui visse e come dal suo nome nacquero i tupamaros.
Un po' di storia
Túpac Amaru (Vilcabamba1545 – Cuzco24 settembre 1572) è stato un sovrano inca.
Fu l'ultimo sovrano dell'effimero regno di Vilcabamba, creato dal padre Manco II, nei recessi più selvaggi delle Ande, nel tentativo di restaurare l'Impero inca dopo la conquista spagnola e la perdita della capitale Cuzco.
Tupamaros
Español
« O bailan todos, o no baila nadie. »
Italiano
« O ballano tutti, o non balla nessuno. »
(Slogan dei Tupamaros)
In effetti, lo penso anch’io. O vengono coinvolti tutti gli abitanti di un Paese, oppure nessuno deve avere  la supremazia assoluta. Ideologia collegata al bene di tutti e non al solo di pochi eletti.
Tupamaros, noti anche sotto il nome di MLN (Movimiento de Liberación Nacional, o Movimento di Liberazione Nazionale), furono un'organizzazione di guerriglia urbana di ispirazione marxista-leninista, attiva in Uruguay tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Il MLN è inestricabilmente connesso al suo leader più importante, Raúl Sendic (Raúl Sendic Antonaccio) - militante del Partito Socialista dell'Uruguay - e alla sua concezione delle politiche sociali da adottare.
Il movimento Tupamaro assunse il suo nome riprendendolo dal romanzo Ismael del 1888 di Eduardo Acevedo Díaz che parlava delle truppe dei "contadini, nativi o criollos, rappresentati nel testo come gli uomini al seguito del libertador José Gervasio Artigas e comparati da spagnoli e proprietari terrieri alle truppe al seguito di Túpac Amaru II. L’autore spiegava come la denominazione tupamaro fosse usata spregiativamente dalla classe dominante (...) Si scelse il riferimento storico ai tupamaros di José Gervasio Artigas (...) con l'obiettivo di dargli una connotazione più aperta e capace di andare oltre i tradizionali riferimenti troppo legati alla sinistra eurocentrica (...)" ed avere invece un forte richiamo ad Artigas e al coraggioso ed eroico IncaTúpac Amaru II. Le sue origini lo collegano all'unione creatasi fra il Movimiento de Apoyo al Campesino (Movimento di Sostegno al Contadino), fondato da Sendic nelle aree rurali più povere, e i membri dei sindacati. Tale unione si irrobustì in stretta correlazione all'ascesa in Uruguay del potere militare, che approdò a una famigerata dittatura repressiva nel 1973 e 1974.
Pietro Valpreda e la strage di Piazza Fontana
Ecco come, da una parola all’altra, si possa ampliare l’orizzonte etimologico e storico. Ma torniamo a Pietro Valpreda. Bottom of Form(Milano29 agosto 1933 – Milano6 luglio 2002) è stato un anarchicoscrittorepoeta e ballerino italiano, noto per il suo coinvolgimento nel procedimento giudiziario per la strage di Piazza Fontana, dal quale uscì poi assolto. Chi non la ricorda?
La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell'Agricoltura che causò 17 morti e 88 feriti. Considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico dal dopoguerra», «il momento più incandescente della strategia della tensione» e da alcuni ritenuto l'inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo. Per tanti aspetti si può parlare d'una storia della Repubblica prima di piazza Fontana e dopo piazza Fontana.
Dicevo che ho conosciuto Pietro perché entrambi accompagnavamo i nostri figli alla Scuola Materna. Tupac Libero Emiliano era un bimbo bellissimo, biondissimo nei suoi primi anni di vita. Presumo nacque intorno al 1972-1973 perché aveva pressappoco l’età dei miei figli. Concepito, immagino, dopo la scarcerazione del padre.  Ricordo che, nell'ufficio della direttrice dell’asilo, piantava certi capricci davvero incontrollabili. Piangeva disperato, si buttava a terra e pestava i pugni sul pavimento, e la direttrice aveva il suo bel daffare nel cercare di consolarlo. Semplicemente non voleva essere lasciato lì dal padre o dalla mamma Laura.



Laura era una bella ragazza hippie, molto più giovane di Pietro.  O almeno, la credevo tale per il tipo di abbigliamento che indossava, ma a quell’epoca, forse quella moda l’abbiamo adottata un po’ tutti, almeno in qualche occasione.
Leggo sui giornali del 6 luglio 2002: Pietro Valpreda, l'anarchico che fu accusato e poi assolto per la strage di Piazza Fontana, è morto nella sua abitazione di Milano. Aveva 69 anni ed era da circa un anno malato di tumore.
Valpreda si è spento ieri sera, circondato dai familiari, dopo alcuni giorni di coma in seguito all'aggravarsi della malattia.
Inesorabilmente la malattia che lo affliggeva alle gambe (il morbo di Buerger) peggiorava sempre più e aggravava considerevolmente le sue condizioni di salute.
 Lunedì scorso era stato riportato a casa dall'ospedale Fatebenefratelli. Gli erano accanto la moglie Pia, la sorella Maddalena, il figlio Tupac e il cognato. «L'ultimo anno è stato travagliato e doloroso, ma Pietro si è spento serenamente e senza sofferenze - ha detto la sorella - In questi ultimi giorni, tra ospedale e casa, sono venuti in tanti a portargli l'ultimo saluto e commoventi testimonianze d'affetto».
Si sa che le sofferenze fisiche e morali, patite per ingiuste accuse e condanne, possono causare serie malattie, come il tumore. Così accadde anche a Enzo Tortora.
Anche Enzo Biagi ricordò Valpreda in un suo libro titolato “IO C’ERO” – Un grande giornalista racconta l’Italia del dopoguerra  . a cura di Loris Mazzetti.
Cosa trovo, tra le altre testimonianze raccolte da Biagi?

Abita in una vecchia casa di Corso Garibaldi con i cortili dove passeggiano i gatti e le balconate milanesi che fanno venire in mente i poveri delle commedie di Bertolazzi, o gli sconfitti di De Marchi. Due camere, che ha imbiancato, ripulito, con i pavimenti di cotto rosso; nella  culla c’è il bambino che dorme, Tupac Emiliano Libero Valpreda. Al centro del tavolo la fruttiera con le mele e le arance, su una parete il ritratto di Errico Malatesta. La conversazione è facile; passa subito al tu, mi chiede se ho preso il caffè, insiste per il whisky <<perché>> dice << non voglio che poi racconti che non ti ho nemmeno offerto da bere>>: C’è una donna anziana che si presenta: <<Sono socialista, lo conosco da quando era piccolo, conoscevo anche suo nonno, questo non ammazza neppure una mosca. Che coglionata>>.
<< I parenti di Laura, che non vogliono saperne di me la spediscono in Cile, ero anche malato>>. Lascio a voi, se lo desiderate, leggere il libro di Biagi per intero e anche quelli che Valpreda ha scritto, in particolare “Lettere dal carcere” e “Poesie  dal carcere” scritti nel 1972.
Quello di Pietro Valpreda è uno degli innumerevoli casi di malagiustizia e di malgoverno. A mio avviso sono “quasi” la stessa cosa.
E allora mi domando per quale motivo dovrei occuparmi di politica, se tanto mi dà tanto.

Ciao Pietro, sono quasi 16 anni che ci hai lasciati e spero tanto che, dove ti trovi ora, tu non debba incontrare giudici incapaci e politici disonesti.
Danila Oppio



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