POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, gennaio 22

La vita legata al filo...del telefono

Un inno alla speranza, colei che fa amare la vita, anche quando è solitaria e triste.
Un inno all’amore, fosse anche  solo un sogno d’amore.



Paradigma: in questo disegno si possono vedere due donne: una giovane e una vecchia



Il telefono squillò. Laura va, faticosamente, a rispondere. E’ lui, è lui che chiama.
“Ciao Laura, come va? Oggi, purtroppo, non riesco a venirti a trovare, ma volevo accertarmi che tu stia bene. Verrò senz’altro domani”.
Poche parole di commiato, e Laura posa il ricevitore con un sospiro deluso. Liliana modifica appuntamenti a suo piacimento. Ma se non ci fosse, Laura sarebbe sola.
 Perché lui non chiama ancora? E’ trascorso troppo tempo e lei ha bisogno di sentire la sua voce, le sue parole.
Si siede sulla poltrona, quella cara vecchia poltrona che l’avvolge come un grembo materno, e sfoglia distrattamente una rivista.
La sua mente la riporta alla prima telefonata di Paolo, le pare ancora di udire quella voce un po’ roca, nonostante la giovane età. Si erano conosciuti subito dopo la guerra, e non ricorda bene se fu l’euforia di quei giorni di pace, o la passata paura, la causa per cui si trovò quella notte tra le braccia di Paolo, quell’unica notte che non riesce a scordare.
Decisero di dirsi addio, il motivo era chiaro, ma si lasciarono con la promessa di risentirsi al telefono, una sola volta ogni anno. Telefonate di questo tenore:
“ Sono io, come sei vestita? Dimmelo, voglio immaginarti…chissà come sei bella!”
“Non prendermi in giro, Paolo. Indosso un completo grigio, una pochette di pizzo nel taschino, scarpe e calze nere. Sto per uscire per una piccola passeggiata e un po’ di shopping”.
“Non me la dai a bere, non posso credere che esci sola, chi ti aspetta e dove? Non farmi morire di gelosia. Vorrei accarezzare quei tuoi capelli biondi, sono ancora di quel colore, vero? Non te li sarai tinti di rosso? Voi donne cambiate pettinatura e colore dei capelli come mutate gli abiti”.
“No, sono solo un po’ più corti, un po’ più chiari, Paolo, credimi!”
“Visto che sei pronta per uscire, perché non ci vediamo per un caffè, ricordi? In quel posticino a duecento metri da casa tua. Ce lo meritiamo, quel caffè insieme. Ho voglia di baciarti, di trascorrere un’altra notte con te”.
“Ma non è possibile, Paolo, le mie amiche mi stanno aspettando, non posso davvero, anche se lo vorrei, e non puoi neanche immaginare quanto”.
“Se ti telefono tra qualche giorno, ti dispiacerebbe?”
“ No assolutamente, chiama giovedì, vedremo di combinare per quel caffè”.
“Mi manchi, Laura, lo sai?”
“ Si, anche tu, a presto”
“TI abbraccio”
“Anch’io”
Il giornale è caduto per terra. Laura guarda la parete di fronte. Ogni anno Paolo le telefona, e ogni volta la telefonata è all’incirca la stessa, carica di parole non dette, di allusioni a notti d’amore, di appuntamenti per giovedì…di quale mese o anno?
Da quanti anni va avanti questa storia? Laura ne ha perso il conto, più di sessanta? E da quel giorno del dopoguerra, Paolo non l’ha più rivisto.
Ma quelle telefonate così ambigue, così cariche di sensualità, le fanno bene. Lei, in quel giorno, si sente giovane, bella, desiderata. E anche Paolo si trasforma in uno spudorato ragazzino. E’ il loro segreto, per dieci minuti l’anno, retrocedono nel tempo.
Laura si alza, va verso il suo scrittoio, apre l’agenda. Sono trascorsi quindici mesi dall’ultima telefonata di Paolo. Troppi.
Le sue dita artritiche, le vene blu sotto la pelle trasparente e rugosa, s’infilano tra i capelli corti, bianchi. Poi si stringono intorno alle tempie avvizzite, e dai suoi occhi, ormai molto miopi, rotolano due grosse lacrime amare.
Liliana, il giorno dopo, telefona a Laura per confermarle che sarebbe andata a trovarla, ma il telefono dà sempre il segnale di occupato.
Preoccupata, chiama i vigili del fuoco che, forzata la serratura, restano pietrificati di fronte ad uno strano spettacolo: una vecchina seduta in poltrona, ormai trasferita nell’eternità, con il telefono in mano e un dolce sorriso sulle labbra…
Paolo l’ha chiamata, e oggi, giovedì, si sono finalmente ritrovati per quel caffè.

Danila Oppio







4 commenti:

  1. Un bel racconto, forse d'altri tempi, ma ben scritto.
    Si fa ricordare per quelle telefonate..annuali e per quei giovedì..mai trascorsi insieme, rimasti nel cuore fino alla fine.
    Brava Danila
    Gavino

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  2. Non si tratta di cosa d'altri tempi...la vecchina morirà domani, che è appunto giovedì! L'amore suo era una passione giovanile, che lei ha portato con se per tutta la vita, in solitudine, ma che le riempiva il cuore

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  3. Mi sono commossa...
    E questo racconto, cara Danila, dove è stato pubblicato?

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  4. Da nessuna parte, se non su questo blog! L'avevo spedito al Contest Martigli, ma non è piaciuto, ovviamente! Grazie e un grande abbraccio!

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