POETANDO

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mercoledì, gennaio 8

Emigrato in Australia lascia eredità ai poveri di Fonzaso (Bl)

Proprio ieri ho pubblicato la foto del mio paese d'origine, ed oggi apprendo questa notizia!







Da Corriere.it e altre fonti giornalistiche 
Un milione per i poveri bloccato sei anni dai burocrati "ciechi"

Emigrato bellunese lascia un tesoro ai compaesani più sfortunati. Ma il Comune non lo utilizza: "Non è chiaro chi siano i bisognosi"
Cristiano Gatti - Mer, 08/01/2014 - 09:43

Questa è l'Italia vista da fuori, dall'estrema lontananza d'Australia: un curioso luogo dov'è molto facile fare del male, il più delle volte neanche a caro prezzo, ma dove è terribilmente difficile fare del bene.
Certe volte letteralmente impossibile.

La buonanima di Angelo Bazzocco, che il Signore l'abbia in gloria, ci aveva messo le migliori intenzioni di valoroso emigrante e di uomo giusto: dopo una vita di lavoro e di fortuna nell'altro emisfero, aveva considerato cosa bella riservare una corposa eredità ai poveri del Paese d'origine, quel borgo di Arten, nel Bellunese, che aveva lasciato tanti e tanti anni fa «senza arte né parte», secondo la sua personale dichiarazione testamentaria.
Chi non dimentica da dove è partito, neppure nei momenti di massimo successo, dimostra di non avere accumulato solo ricchezze, ma anche un'invidiabile quota di sapienza. Così il vecchio emigrante veneto: nel 2000, al traguardo degli ottant'anni, mettendo un po' d'ordine prima di partire per il viaggio più lungo, decide di lasciare ai poveri della sua terra 500mila euro e il 40 per cento di due appartamenti, uno a Feltre e uno a Roma. È un gesto eclatante, tutto il paese ne parla, ma quando realmente il benefattore muore, nel 2005, si passa subito dalla bella favola vera alla più grottesca commedia italiana. Sbrigate le formalità del caso, da sei anni il regalo dello zio d'Australia è nella piena disponibilità del comune di Fonzaso. Ma da sei anni, come racconta Il Gazzettino, i soldi sono lì bloccati e non c'è verso di schiodarli. Si parla di un milione, mica patatine. Di più: si parla di un milione destinato ai miseri, agli eredi ideali di quel giovanissimo Angelo che partì per l'Australia con tanta fame e senza la minima idea di dove andasse a finire. Non c'è niente da fare: i poveri aspettano, ma finora nessuno ha ricevuto un euro. Il problema? La domanda è altamente cretina: siamo in Italia, il problema è la fattispecie, il comma, la postilla, per meglio dire quel dittatore dispotico e disumano che realmente - molto più di qualunque centrodestra e di qualunque centrosinistra - ci mette in ginocchio da tempo immemorabile, quella carogna infame definita come burocrazia.
«Purtroppo - racconta il sindaco Gianluigi Forlin - (così ha scritto il giornalista, ma si chiama Furlin, è stato mio compagno alla scuola materna e siamo ancora buoni amici!-ndr) non si è ancora riusciti a precisare bene i beneficiari del testamento, proprio per la vaghezza della dicitura ai poveri di Arten usata da Bazzocco. Chi sono i poveri?». Certo, non siamo beceri primitivi tagliati con l'accetta: noi siamo i cultori del diritto, siamo i padri dei codici. Facile immaginare con quanto gusto e quanta passione i legulei di mezza Italia si stiano battendo per definire esattamente la figura del povero. Vogliamo scherzare? Si fa presto a dire povero: ma chi è davvero il povero? Chi di noi può oggettivamente dire chi è povero? È evidente, non ne vediamo abbastanza in giro. Giovani padri di famiglia rimasti senza lavoro, pensionate che ravanano nei rifiuti, anziani che non hanno soldi per pagare il riscaldamento: tutto così vago, tutto così generico. Serve un dibattito, uno studio, un consulto, per arrivare poi a una sublime definizione, che faccia scuola e soprattutto faccia giurisprudenza. Per noi, più che fare del bene, è fondamentale fare della giurisprudenza.

Rivela ancora il sindaco: «Un parere è stato chiesto ad un avvocato, al tribunale di Belluno, all'Anci. Ma ancora non ci siamo. Però noi vorremmo delle risposte concrete, per evitare che un domani qualcuno intenti una causa». E come no: c'è sempre qualcuno pronto a fare causa, ricorrendo, congelando, invalidando. Non siamo nella repubblica delle banane, per dio.
Così, nell'attesa di intenderci bene - con bizantina precisione, con epico slancio sofista - sulla definizione teorica di povero, un discreto numero di poveri veri geme nelle difficoltà con la lingua di fuori. Deve avere pazienza, questa gente: l'Italia è in ginocchio, ma è un Paese rigoroso. Non rinuncerebbe mai al suo zelo giuridico, non sarebbe mai capace di fare del bene così, alla buona, come dice la parola stessa. E se poi qualcuno fa causa? Caro Bazzocco, caro emigrante generoso, caro zio d'Australia: con i suoi soldi ci ha creato solo grattacapi. Dia retta: in un'altra vita, se li goda lei.


Lascia due case e i soldi ai poveri
Il sindaco: difficile individuarli oggi
A sei anni dalla morte, dopo le interpretazioni legali del testamento scritto in dialetto, il sindaco trova i beneficari negli anziani che non possono permettersi la retta per l'ospizio
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FONZASO (Belluno) - Si incontreranno fra 15 giorni, sindaco e parenti del “ricco di Fonzaso”. Si tratta di vedere come uscire dall’impasse. Perché le case, a quei prezzi non si vendono più. E il Comune non può puntare al ribasso in via diretta, perché altrimenti si rischiano guai con la Corte dei Conti. E poi c’è il problema dei poveri. Chi sono i poveri, oggi? Chi aiutare? La vicenda è quella di Luigi Bazzocco, morto sei anni fa: di lui si sa che ha lasciato al Comune di Fonzaso una quota dell’eredità, il 40%, da girare ai poveri di Arten, frazione del paese, e a quelli in generale del borgo. Era vedovo, e non aveva figli. Il 60% va ai nipoti, in base a un testamento olografo «scritto in forma dialettale» - sottolinea il sindaco Gianluigi Furlin. «Circa 25mila euro sono stati donati all’asilo di Arten – continua Furlin – così come voleva il de cuius. Altri 250mila, derivanti da polizze assicurative già riscosse, sono destinate ai poveri. Solo che bisogna fare un po’ di chiarezza sul concetto di povertà. A che cosa si riferiva, Bazzocco? A quelli senza latrina e mattonelle, e con la scopa di saggina? E cioè agli indigenti come se ne vedevano da queste parti prima della guerra? Quelli non ci sono più».
Per fortuna. «Ma una nuova povertà incombe – chiarisce il sindaco -: si pensi ai tanti anziani, la cui pensione non è bastevole per l’ospizio. Oggi non bastano mille euro. Potremmo girare le risorse a questi indigenti. Comunque sia, per capire a chi si riferisse esattamente Bazzocco – il nostro dovere è quello di dar seguito a una corretta interpretazione – incaricheremo un avvocato». E poi c’è il problema delle case. «Una a Roma, in zona Prati, dove viveva – continua Furlin – che secondo una perizia vale 750mila euro; e un’altra a Feltre, del valore di 120mila euro. Solo che oggi, a quelle cifre, non vendi niente. C’è la crisi. E intanto paghi le tasse di proprietà. E noi non possiamo vendere a meno; perché la Corte dei Conti potrebbe rilevare un danno per il pubblico, visto che ci spetta il 40% della quota». E allora? «E allora incontreremo i parenti – spiega il sindaco – nel tempo di due settimane. Uno di loro chiederà agli interessati, Comune compreso, di vendere al ribasso. Forse ne usciamo». Ma chi era Bazzocco? «Non l’ho mai conosciuto – termina Furlin – ma pare che fosse uno molto meticoloso, che si segnava tutto. Così ha fatto fortuna, a Roma».
07 gennaio 2014
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Lascia eredità ai poveri, ma il Comune non capisce
Un anziano del bellunese, dopo essere tornato dall'Australia, ha deciso di lasciare più di mezzo milione di euro ai poveri del paese. Ma il testamento scritto in dialetto ha messo in "imbarazzo" il Comune

BELLUNO - Aveva lasciato buona parte della sua eredità ai poveri del suo paese, ma per quasi dieci anni quei soldi sono rimasti bloccati. Tutta colpa del testamento che Angelo Luigi Bazzocco, nato ad Arten di Fonzaso nel bellunese ma emigrato in Australia, aveva scritto in dialetto.
La storia comincia nel 2000 quando, dopo essere tornato da oltreoceano dove ha fatto fortuna, l'anziano decide di depositare il testamento. Parte dell'eredità, dispone il signore, va ai "poveri di Arten". Una dicitura un po' troppo vaga che, unita all'italiano "stentato" del signor Bazzocco, ha messo il Comune in grave difficoltà.   
Così, quando nel 2005 il bellunese è morto, la somma - oltre mezzo milione di euro - non è stata assegnata a nessuno. Il Comune ha infatti deciso di bloccare quei soldi per mettersi a riparo da possibili problemi legali. 
Il lieto fine, però, è arrivato qualche giorno fa. "Il testamento olografo di Bazzocco è stato tradotto in italiano - ha annunciato il sindaco di Fonzaso, Gianluigi Furlin - siamo riusciti a interpretare le sue volontà e i soggetti per primi individuati saranno gli anziani che vanno in casa di riposo". 



3 commenti:

  1. Ma la testa, minimo!, a quella signora che si chiama BUROCRAZIA, la vogliamo tagliare o no?
    Ma che schifo che facciamo, in Italia!
    E' vergogna dappertutto, da nord a sud, non c'è rimedio!
    Auguri a tutti
    Gavino

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  2. Siamo in Italia...dove i poveri sono sempre più poveri.
    Ai vertici...un branco di boriosi incapaci.

    Graziella

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  3. Infatti, ma l'inghippo testamentario non era facile da quantizzare: i poveri del paese..quelli che aveva in mente il donatore erano davvero poveri in canna, negli anni in cui lui è partito in cerca di fortuna verso l'Australia. Oggi questo tipo di povertà non esiste più. A Fonzaso non esistono senzatetto, disoccupati, ma giustamente molti vecchietti che con la misera pensione al minimo, non solo non possono tirare a fine mese, ma neppure pagare la retta della Casa di Riposo per anziani, gestita dal Parroco.
    Così, da quel che mi è parso di capire, il Comune ha sempre sovvenzionato la retta dei non abbienti. Ora con quella cifra, può espletare questa formalità, senza impoverire le casse Comunali, già esigue a causa della crisi. Applausi al donatore, sperando che l'iter burocratico non si prolunghi ad oltranza!

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