POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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giovedì, gennaio 23

Confronti poetici




Hermann Hesse
Di tanto in tanto mi piace confrontare due stili pittorici tra loro, per esempio quando un quadro lo trovo molto rassomigliante ad un altro e di altro autore. Ora, per puro caso, mi trovo ad affiancare due poesie, una di Hermann Hesse, l'altra di Cesare Pavese, e poiché quest'ultimo ha scritto la sua ode in tempi successivi a quelli di Hesse, mi verrebbe da pensare che si sia fatto, in quale modo, influenzare dalla lettura del poeta tedesco.
Hermann Hesse(Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962)











Cesare Pavese
Cesare Pavese (Scrittore italiano (Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950).
Sappiamo che Pavese è morto suicida, in giovane età, quindi Hesse gli è sopravvissuto, ma guardate le date di nascita, e vi accorgerete che la produzione poetica di Hesse ha preceduto di lunghi anni quella del Pavese. Novembre 1914, lo dice il titolo stesso, è stato scritto in quell'anno, e Pavese all'epoca aveva solo 6 anni!
Vi propongo le poesie, e di seguito le commentiamo insieme.










Novembre 1914

Il bosco lascia cadere le sue foglie,
La nebbia grava sulla valle,
Il fiume ha perso il suo splendore,
Senza ebbrezza è la foresta.

Ma ora soffia la bufera
E scuote i limpidi capelli
Con duri colpi spazza via
La nebbia chiara dalla terra

Non risparmia né rami né foglie,
Non gli è cara nessuna cosa bella,
L'uccello si angoscia nel suo nido,
Nel casolare ha freddo il contadino.

Abbandono e mando in pezzi
Ciò che non volli conservare
E strappo alla notte e alla morte
Il giorno luminoso.
Hermann Hesse
da  Le stagioni
Guanda Editore 2010

 In the morning you always come back

Lo spiraglio dell'alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell'alba
sulle colline scure.

Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell'alba
sommergono le case.
La città abbrividisce,
odorano le pietre -
sei la vita, il risveglio.

Stella sperduta
nella luce dell'alba,
cigolio della brezza,
tepore, respiro -
è finita la notte.

Sei la luce e il mattino
(Cesare Pavese - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1950)


Se prendiamo la prima strofa, dell'uno e dell'altro autore, rileveremo delle assonanze: Hesse parla del bosco, freddo, nebbioso, privo di luce. Pavese ambienta i versi in città, ma il clima è lo stesso.
Secondo verso: Hesse racconta del vento che spazzola i capelli della donna amata, Pavese racconta del passo della sua donna e del vento,  del freddo in città, mentre Hesse racconta della bufera. Così come Hesse parla della terra, Pavese descrive le pietre.
Entrambi terminano allo stesso modo: Hesse strappa alla notte e alla morte Il giorno luminoso, Pavese dichiara che è finita la notte, e che lei è la luce e il mattino.

Troppe analogie, per non essere stata la prima, ispirazione alla seconda. 
L'ambientazione di Hesse, nel bosco, in campagna, viene traslocata nella città, da Pavese, ma il clima freddo, invernale e notturno appare molto similare, così come il vento che continua a sibilare e a far rabbrividire in entrambe le composizioni poetiche, ma che alla fine, dopo una notte turbolenta, la luce del giorno, del mattino, torna ad illuminare la vita e le cose. 
Aspetto commenti!
Danila Oppio



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