POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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martedì, gennaio 14

Bergoglio e pregiudizio


 Mi piace proporvi la visione di uno scrittore che si dichiara agnostico (ma che ha condotto i suoi studi presso i Barnabiti, quindi informato su questioni teologiche e della Chiesa in generale). Perché ve la propongo? Perché in parte la condivido e sicuramente per il fatto che Papa Francesco non smette mai di stupirmi, mi ha affascinata, da tempo aspettavo un Papa come lui. Senza nulla togliere al mio Lolek, che per me è un simbolo e l'antecessore di Francesco, posso dire - perdonatemi il paragone - giusto per far comprendere il mio pensiero, che se Papa Wojtyla potrebbe essere paragonato a San Giovanni Battista, sicuramente Papa Francesco calpesta le orme di Gesù, di quel Gesù ancora così poco conosciuto, e spesso mistificato. Colgo l'occasione per complimentarmi con Max per il titolo che ha dato al suo articolo... ottima parodia di uno dei più celebri romanzi di Jane Austen (Pride and Prejudice).



Vuole una recente leggenda metropolitana che in quella città dove le sue statue parlanti ebbero a dire peste e corna del potere papalino, lui si aggiri di notte con il suo elemosiniere per il luoghi di quel disagio ch’oramai si annida dove meno te lo aspetti. D’altro canto, io da questa mia “torre d’avorio” dalla quale osservo con distacco il panorama di un mondo che non mi appartiene, non posso fare a meno di continuare a stupirmi e sorprendermi per un uomo così lontano da quelle che sono le mie idee, che sia vera o meno quella leggenda. Sono i fatti, gli atti quelli che mi appassionano, assai di più delle parole gettate in libertà che lasciano il tempo che trovano. Nel mentre la politica italiota affonda nel suo stesso fango e perfino il “nuovo” non ha timore di retrocedere su posizioni culturali revansciste e finanche un po’ scioviniste, Francesco in una sorta di “autoritarismo” personale che non guarda in faccia nessuno, battezza la bimba di una coppia che non si è sposata in chiesa.

Per chi non sia addentro delle questioni teologiche che possono ancora appassionare solo un folle agnostico come lo scrivente, si tratta di un gesto con una enorme carica simbolica. E’ il battesimo di fatti l’unico dei sacramenti che può essere somministrato anche da un laico. In via puramente teorica (i cattolici solitamente conoscono poco la loro religione), la stessa coppia avrebbe potuto battezzare da sola la propria bimba e, al solo fine della salvezza di quell’anima, almeno per chi ci crede, sarebbe stata salvata al limbo. Limbo che oltretutto, insieme con l’inferno, è istituzione postuma del medioevo ad uso e consumo del potere temporale. E’ quello di Francesco un gesto verso la sua stessa Chiesa, lui che è Vescovo di Roma come lo furono i primi Papi quando ancora erano nelle catacombe.

Se Giovanni XXIII è passato alla storia come il Papa Buono, Francesco la storia ha deciso di scriverla in prima persona. Ovvio che questi atteggiamenti possano appassionare soltanto degli inguaribili “romantici”, per i quali morale ed etica non hanno sfumature e che hanno sempre visto la Chiesa come la contraddizione in terra del messaggio di quel Cristo uomo tra gli uomini, per taluni di noi addirittura antesignano di una sorta di marxismo mistico e primitivo.

Francesco sovverte un potere antico della Chiesa asservito a una morale bacchettona e, inevitabilmente, sorprende. Gli stessi detrattori a priori sono spiazzati, costretti a intravedere complotti, atteggiamenti che nascondo chissà quale oscuro progetto. Una passione tanto cara a una Rete, anche lei ben lungi dall’essere quel luogo di conoscenza che dovrebbe essere.

Se in questo momento ho un dispiacere, parrà singolare ad alcuni , ma è proprio quello di non credere, del non potermi abbandonare all’unica vera rivoluzione di questo secondo millennio, considerato il fatto che quelle del millennio passato sono avvenute senza la mia presenza. In Francesco io vedo solo un uomo logicamente, ma un uomo che marcia contro millenari pregiudizi, forte di una sua fede in un ideale che in questo momento appartiene soprattutto ai diseredati, agli “irregolari” quelli che la politica ha eliminato da tempo dalla sua agenda e che la Chiesa aveva messo ai margini.
Ho sempre amato le solitarie battaglie di quegli uomini che poi, da soli, hanno cambiato le sorti del mondo e riscritto la storia e mi fa strano, molto strano che io lontano da lui migliaia di anni  luce, apprezzi il suo operato che non potrà cambiare di una virgola la mia esistenza, mentre con la stessa passione disprezzo quello di coloro che invece potrebbero cambiare la mia vita e quella di molti altri.

Massimo Mariani Parmeggiani

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