POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

giovedì, ottobre 26

Dialoghi di VIVENTI intorno ai MORTI di Roberto Vittorio Di Pietro









“DIALOGHI DI VIVENTI INTORNO AI MORTI”
(Appunto orientativo per il lettore)

Nelle mie intenzioni, la dedica esplicita a Luciano di Samòsata dovrebbe poter fornire (ad un lettore sufficientemente saputo) una certa chiave di interpretazione del poemetto almeno sui seguenti due livelli di massima:

1. In “Dialoghi dei Morti” (come pure in un passo del “Menippo”) viene proposta da Luciano questa particolare visione dell’Ade: “Chi si affaccia sull’Acheronte, depone automaticamente la propria maschera, ovvero si trova ad essere definitivamente privato della sua ‘persona’ per assumere la figura ultima e irriducibile di nudo scheletro”.
Mie considerazioni al margine:
a)     la scomparsa definitiva di ogni schermo protettivo di fronte al giudizio altrui è di per sé l’evento più temuto dalla maggior parte degli esseri umani; sicché la sopravvenuta impossibilità di nascondere al prossimo una qualunque pur minima parte segreta della propria anima costituisce (e ripensiamo pure al Sartre di “A huis clos”) la tragica, spaventosa esperienza stessa dell’Inferno.
b)     Per contro, non può che sembrare assolutamente incredibile (assurda e risibile)  la posizione di chiunque – contravvenendo clamorosamente alla norma --  dichiari addirittura di desiderare come massimo premio ultraterreno la possibilità di mostrare fino in fondo, all’universo intero, la “nudità” della propria anima: auspicando, cioè, che si veda finalmente scoperta ed illuminata nella sua intima, irriducibile, “scheletrica” essenza, una Verità personale già rivelatasi inesprimibile, incomunicabile, incomprensibile al resto dell’umanità sulla terra.          
2. Ne “La Storia Vera”, Luciano mi offriva un altro importante spunto di sofferta riflessione, laddove notoriamente afferma: “Signori miei, la verità è che quello che sto dicendo non corrisponde alla verità…”.  Se si tiene conto di questo ‘messaggio’ e lo si riconduce all’excipit del poemetto, si dovrebbe poter cogliere meglio anche il senso allusivo di quella altrimenti irragionevole, eccessiva ‘prostrazione spirituale’ manifestata in conclusione dall’io narrante. Infatti, è come se quell’io intendesse suggerire: 
a) “Da un lato vorrei tanto che, in un ipotetico oltretomba, quel ‘premio’ che sto onestamente dicendo di desiderare con intensità (un desiderio autentico, veritiero fino in fondo, benché sembri in assoluto il più falso e paradossale dei desideri secondo la norma dei comportamenti umani) fosse davvero un traguardo concepibilmente raggiungibile; e, dall’altro invece, so benissimo di esprimere una non verità nel momento stesso in cui così la formulo con ingannevole apparente fiducia, poiché nel contempo sono tristemente certo che la realizzazione di quel mio particolare “desiderio” di per sé non è razionalmente sostenuta da nessun fondamento di concepibile verità: nemmeno da “verità” di fonte religiosa, le quali, pur accennando ad una generica futura felicità del cuore, non inducono a voler sperare, né tanto meno a credere, che la felicità promessa in premio sarà poi di fatto ottenibile in quella precisa forma, in quella precisa direzione da me desiderata.
b) Di qui una duplice domanda, conflittuale e sconsolante: “Perché, a questo mondo, un’affermazione assolutamente veritiera (come lo è questa del mio insolito “desiderio”) è dopotutto destinata a suscitare solo divertita incredulità o esplicita derisione? E perché, al tempo stesso, una fede arbitraria e assurda (come quella nella possibilità di figurarsi le condizioni ideali di un ipotetico oltretomba – secondo la ‘logica’ del personaggio di spalla nel poemetto) risulta essere del tutto accettabile razionalmente, anziché decisamente risibile nei suoi presupposti irrazionali?
c) Infine questa intima reazione psicologica dell’io narrante: “Tu, Luciano, in partenza ardivi ‘sinceramente’ confessarti insincero senza soffrirne per nulla, anzi ridendone con maliziosa ironia; io, viceversa, quando finalmente mi decido a voler confessare ad alta voce la ‘non veridicità’ di certe mie parole fuorvianti – ossia quelle che falsamente sembrano sottintendere qualche fiduciosa speranza da parte mia in una piena rivelazione della più riposta Verità del cuore umano se non altro in una vita ultraterrena -- non posso fare a meno di piangerne con il più sincero sgomento.”

Roberto Vittorio Di Pietro

Ndr: Chiedo venia per le  parti del testo lirico, non regolari, a causa di un lavoro di scansione che, per difficoltà tecniche, non mi offrivano uguali dimensioni, in quanto variavano di volta in volta. A questo punto, dopo interminabili tentativi, ho rinunciato alla perfezione, lasciando spazio ad una comunque chiara lettura.

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