POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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lunedì, settembre 28

Un incontro ravvicinato


Prima di andare al parco, so per certo che farò degli incontri ravvicinati del terzo tipo: cani, tartarughe, oche, anatre, corvi e cornacchie, uccellini di ogni varietà e colore e….scoiattoli.
Di quelle bestioline, un tempo ve ne erano moltissime, non solo quelle grigie americane, ma anche qualcuna rossa europea. Ora quei pochi rossi non si vedono più, e il motivo pare sia quello di cui tratta l’articolo che riporto qui sotto. Non sono del tutto d’accordo su quanto dice questo servizio giornalistico che ho ripreso da:
 “Fermate lo scoiattolo grigio”, Francia e Svizzera contro l’Italia
Dopo l’Ue, anche i singoli Paesi in campo per tutelare gli esemplari rossi
Non solo l’Unione Europea ha inviato tre «raccomandazioni» ufficiali aprendo anche un «case file» contro l’Italia, cioè un severissimo avvertimento. Ma Francia e Svizzera - sebbene per il momento in modo informale - hanno già messo il Bel Paese sull’avviso: «Se troviamo anche un solo esemplare nei nostri boschi, sarà guerra». Diplomatica, s’intende. I cugini d’Oltralpe e gli austeri elvetici si riferiscono al solo apparentemente innocuo ma in realtà molto temibile scoiattolo grigio nordamericano (Sciurus carolinensis) introdotto in Italia negli Anni ’60, che sta invadendo i nostri boschi. Il rischio è che entro qualche anno la sua diffusione porti alla probabile estinzione dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), quello che, con la sua enorme coda e le simpatiche zampette usate come mani per mangiare le noci, vive da milioni di anni nelle foreste europee.  

L’allarme è stato lanciato a livello nazionale sebbene le regioni più colpite siano al momento Piemonte e Lombardia, proprio quelle che hanno in comune le montagne che fanno da confine con Francia e Svizzera. Ma problemi cominciano a presentarsi in qualche area del Centro Italia. Ora anche la Liguria di Ponente teme che l’avanzata da Nord del simpatico ma invadente mammifero «made in Usa», possa trasformarsi in una mortale invasione dei boschi. Nei giorni scorsi a Imperia è arrivato lo zoologo Andrea Marsan, dell’Università di Genova, per illustrare agli agenti della Polizia provinciale e al Corpo Forestale non solo gli areali di diffusione del mammifero americano, ma anche i metodi (pochi e poco efficaci) per combattere la dannosa proliferazione. I dati sono sconsolanti: l’Italia, grazie allo scarso senso ambientalista, eccessivo animalismo e a leggi inefficaci, è l’unico Paese europeo (insieme all’Inghilterra che però è un’isola) ad ospitare da oltre 20 anni il pericoloso scoiattolo. E non ha fatto nulla per liberarsene. «Il rischio è che i nostri figli e nipoti non possano più vedere lo scoiattolo europeo ma solo quello americano», dice preoccupato il professor Marsan.  

Gli scoiattoli grigi sono, fra le altre cose,  portatori sani di un virus che uccide la specie europea. In Italia, a creare il danno è stata negli anni 70 una signora genovese che, al ritorno da un viaggio in America, decise di portare nel giardino di casa sei esemplari di scoiattolo grigio. Non immaginava ciò cui avrebbe dato inizio. Lo stesso errore, il secolo prima, lo fece un lord inglese, che, poveretto, nulla sapeva di biodiversità: a bordo di un veliero salpato da Boston, approdò a Londra e fu un disastro. Nella brumosa Albione pare resista una sola colonia di scoiattoli rossi relegata sulla montagne scozzesi guardata a vista dagli agenti del Corpo Forestale di Sua Maestà. Solo che gli scoiattoli non possono attraversare la Manica. Dall’Italia, invece, possono invadere tutta Europa. Ora è scattata la corsa contro il tempo. Ma è una corsa che, difficilmente, si potrà vincere.  

E come dicevo, non sono d’accordo per il semplice fatto che, se questi esemplari sono più robusti di quelli rossi, hanno tutto il diritto di proliferare e abitare nei nostri parchi e boschi. Oltretutto, sono simpatici e belli da vedere, con quella loro coda argentata!
Anche ieri mi sono recata al parco, munita di un bel pugno di noccioline, prodotte dal mio nocciolo contorto, riposte dentro la tasca.

Percorrendo il viale che porta ai tavoli di legno e relative panche, collocate a ridosso del bar del parco, incontro sempre questi scoiattoli, che scendono di corsa dagli alberi, perché sanno che i frequentatori del parco li nutrono con nocciole, noci e arachidi. Non sempre mi ricordo di portar loro del cibo, ieri però non l’avevo scordato. Si avvicina uno scoiattolo troppo timoroso, non ha osato prendere dalle mie mani la nocciola, ed è scappato via, Gliela ho lanciata nel prato, ma neppure lì si è azzardato a soffermarsi, e si è arrampicato di corsa sui rami più alti di una quercia.
Allora raggiungo il mio posto abituale, mi siedo, e poco dopo arriva di corsa un altro scoiattolo, dalla coda un po’ spelacchiata. Prima viene accanto a me, sulla panca, e gli offro una nocciola, poi fingo di non vederlo, lo ignoro, e lui  salta sul piano del tavolo, a pochi centimetri dalle mie mani. Gli allungo una nocciolina, poi un’altra e un’altra ancora. Un signore anziano, che frequenta assiduamente il parco, mi grida dalla sua postazione: “Non toccarlo, allontanalo, perché ha la rogna, non vedi che è spelacchiato?”. Il suo pelame era lucido e senza difetti, solo la coda era come se fosse stata spiumata, a differenza di quella degli altri suoi simili, che l’avevano grossa e fitta di pelo.
Mentre il piccolino si è messo seduto, tenendo fra le manine la nocciola da sgranocchiare, ho potuto vedere il suo sottopancia, che mostrava una serie di mammelle gonfie, con i capezzoli grossi. Allora ho compreso. Era una giovane femmina che aveva partorito ed era in fase di allattamento. La mancanza dello spesso pelo sulla coda, era dovuto al fatto che si era privata della parte più soffice, per preparare il nido alla sua cucciolata. E che fame aveva! Di solito uno scoiattolo si accontenta di un paio di nocciole, poi scappa sugli alberi. Lei invece restava ferma vicinissima a me, e quando ho esaurito le nocciole, sgranava gli occhietti e con una zampina mi toccava la mano, come per dirmi che ne voleva ancora.  Che tenerezza! E allora, cari francesi e svizzeri, che importa se i nostri scoiattoli sono americani o italiani? Appartengono a questo nostro Pianeta, e incutono tanta tenerezza.
Danila Oppio


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