POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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giovedì, dicembre 24

Linda di Silvio Coccaro

Linda  (di Silvio Coccaro)

Ciao! Mi presento.
Sono Linda, una minuscola goccia d'acqua.
Poco tempo fa, pressata da infinite miriadi di mie sorelle, sono stata sospinta nelle tiepide acque del Rio delle Amazzoni per raggiungere l'oceano immenso. Qui speravo di aver trovata la pace e me ne stavo beata a crogiolarmi al tepore dei raggi del Sole, quando, improvvisamente, incomincio a lievitare nell'aria, leggera, eterea.
Il vento mi spinge con la sua forza possente fino alle estreme propaggini della Norvegia, dove precipito sotto forma di un bianco e soffice fiocco di neve. Ancora una volta i raggi solari mi individuano e mi sciolgo al loro caldo abbraccio.
Di nuovo liquida, vengo inghiottita dal terreno e poi trapelo in una grotta. Lì, mi trovo intrisa di minerali, che deposito su un'enorme stalagmite, sulla quale nel tempo si sono infrante milioni di mie sorelle. Anch'io subisco lo stesso destino e quando dal fondo della grotta vedo la nostra opera collettiva, mi gonfio di orgoglio.
Ma la distrazione mi fa scivolare nel rigagnolo che defluisce dalla grotta e che si getta in un lungo fiordo. Questo ambiente gelido mi intristisce e mi induce a vagabondare nella corrente. Così posso vedere rocce frastagliate schiaffeggiate dai marosi e imponenti onde risalire il fiordo. A cavalcioni di esse alcuni pesci spiccano salti fantastici mentre gli uccelli marini si calano dall'aria per agguantarli.
Sono così presa da tutti questi avvenimenti che non mi accorgo dell'arrivo di un bel salmone che mi inghiotte e non posso più vedere il Sole. In pochissimo tempo faccio parte del sangue del salmone col quale raggiungo ogni parte del suo corpo e mi fermo un pochino, a prendere fiato, nell'occhio destro. All'improvviso vedo le maglie della rete da pesca diventare sempre più grosse e sempre più vicine, fino a che il salmone ne rimane prigioniero.
Lasciamo il mare e siamo scaraventati su un battello da pesca, dove il pescato è subito messo in lavorazione. Faccio appena in tempo a scappare dall'occhio ed a raggiungere la muscolatura del salmone quando ad esso viene recisa la testa con un colpo netto. E torna di nuovo il freddo.
Con un aereo raggiungo un supermercato svizzero dove sosto per un'ora e poi raggiungo con la borsa della spesa uno splendido chalet. E lì, circondata da una grande quiete riposo alcune ore e poi incomincio a sudare per il gran caldo. Un caldo che diventa sempre più insopportabile e del quale scopro subito la causa, ci troviamo in un tegame sopra i fornelli.
La pietanza è servita a tavola, in una nuvola di profumo che stuzzica l'appetito. Entro di nuovo nel corpo di un essere vivente, questa volta una donna. La mia ospite indossa un bell'abito bianco, un trucco sobrio e sapiente le esalta il viso simmetrico, il suo portamento elegante attrae lo sguardo dell'uomo che è con lei. I due consumano il pasto scambiandosi brevi frasi e si guardano negli occhi. Poi l'uomo le prende le mani, le bacia e sussurra alla donna alcune parole. Il cuore della donna incomincia a battere velocemente, il suo respiro si fa più corto e gli occhi si fanno più umidi. È la magia dell'amore.
Esco dai suoi occhi per essere espulsa dalla ventola dell'impianto di riscaldamento. Di nuovo nell'aria!
Un vortice improvviso mi butta in un fosso. Che vergogna, sono nel fango! Cerco di fare del mio meglio per uscire da questa brutta situazione, ma vedo tante mie sorelle che soffrono e non riescono neanche loro ad allontanasi. Poi, di nuovo, mi salva il Sole. I suoi raggi fanno asciugare il fango e dalla terra appena umida sboccia un fiore, uno splendido fiore giallo che apre i suoi petali alle api. Mi arrampico sui suoi petali ed un brivido mi percorre la schiena: vedo due terribili lame di una forbice avvicinarsi e recidere il fiore che va a comporre un fascio per una lapide, in un cimitero.
Commossa, spicco di nuovo il volo e raggiungo una nuvola. Il vento mi trasporta leggera, pura. Con le mie sorelle ci stringiamo la mano e volteggiamo in moti irregolari fino a che la catena si allunga troppo e precipitiamo nel mare, da dove sono partita. Anche questo viaggio è terminato, ne ricomin­cerò un altro, diverso, come diversi sono stati tutti quelli che ho compiuto sinora.
Come è complesso il mondo, come è bella la vita! Quante situazioni e scenari! E ci sono sempre io, Linda! È vero, sono proprio necessaria!
Ciao!


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