POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, febbraio 1

Divagazioni sul tema: Francesca di Ezra Pound


Arrivavi dalla notte
E c'erano fiori fra le tue mani,
Ora arriverai da una confusione di gente,
Da un chiasso di parole su di te.

Io che ti avevo vista fra le cose prime
M'infuriavo a sentirti nominare
In posti qualsiasi.
Magari mi scorressero onde fresche sulla mente,
E il mondo si seccasse come foglia morta
O come guscio di soffione per dissolversi in aria,
Così da ritrovarti di nuovo,
Sola.



Venivi innanzi uscendo dalla notte

recavi fiori in mano 

ora uscirai fuori da una folla confusa,

da un tumulto di parole intorno a te.

Io che ti avevo veduta fra le cose prime

mi adirai quando sentii dire il tuo nome 
in luoghi volgari. 
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero 
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,

sola. 




Venivi innanzi uscendo dalla notte
portavi  fiori in mano,
ora uscirai da una folla confusa,
da un tumulto di parole su di te.

Io che ti ho vista fra le cose prime
m'incazzai quando dissero il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le fredde onde fluttuassero sulla mia mente
e che il mondo seccasse come una foglia morta,
o una bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
così t'avrei trovata ancora,
sola.

Ezra Pound da Personae

Come avrete potuto notare, queste traduzioni si discostano leggermente l'una dall'altra e, pur trasmettendo la stessa situazione, danno ognuna un'espressione nuova, diversa.
Non conosco il nome dei tre traduttori che l'hanno interpretata secondo il proprio sentire, ma sono tutte e tre le versioni aderenti all'originale. Aggiungo un piccolo appunto: l'ultima traduzione riporta un'espressione "m'incazzai" che di sicuro Pound non avrebbe usato, considerato il periodo storico in cui è vissuto, e anche a causa delle sue origini puritane.

Per pura curiosità, poiché non mi è piaciuta la traduzione di Bacca di dente di leone e neppure guscio di soffione, entrambi termini errati e anche stridenti, come non mi è piaciuta la traduzione del primo verso, quel "arrivavi dalla notte" o "venivi innanzi uscendo dalla notte" ho chiesto a mio figlio, traduttore e di madre lingua inglese, di usarmi la cortesia di darmi la sua versione in italiano della poesia di Pound.  Così gli ho sottoposto il testo originale in inglese, perché non fosse influenzato dalle traduzioni già presenti nella nostra lingua.Ed eccola, e mi pare la versione più idonea.


Sei emersa dalla notte
E avevi in mano dei fiori
Ora riemergerai da una confusione di gente
dallo scompiglio di parole su di te.

Io che ti ho visto tra le cose primigenie
mi arrabbiavo quando pronunciavano il tuo nome
in luoghi comuni
Vorrei che delle fredde onde scorressero sulla mia mente
e che il mondo avvizzisse come una foglia morta 
o, come il capolino setoso di un soffione, fossi spazzato via
per poterti ritrovare
da sola.

NB non puoi pubblicare questa mia opera d'ingegno a meno che non ti ceda i diritti .Thomas
 Ovviamente non mi ha ceduto i diritti, poiché scherzava!

Alone, non significa SOLA, nel senso di solitaria, ma DA SOLA, volendo significare l'autore che Francesca non fosse più circondata dalla folla. Lo stesso dicasi per quella "bacca di dente di leone" che è un termine non botanico, il tarassaco non produce bacche, ma palloncini formati da aerei semi che al primo soffio volano via. E tantomeno "guscio di soffione" poiché un guscio di norma è duro, legnoso, come quello della noce, mentre i semi dei denti di leone sono morbidi, soffici. Inoltre, nel secondo capoverso: "I who have seen you..." non è al passato e quindi non va tradotto in "Io che ti avevo vista..." ma in "Io che ti ho visto.." Quella brutta abitudine di trasportare al femminile un verbo, la si dovrebbe accantonare...Io ho visto, tu hai visto e non io ho vista tu hai vista! e si comprende dal contesto della frase, a chi è rivolto quello sguardo!



BIOGRAFIA
Ezra Pound nasce il 30 Ottobre 1885 a Hailey nell'Idaho. Viene da una famiglia di Puritani del New England e Quaccheri della Pennsylvania. La famiglia lascia il Far West e si stabilisce nei pressi di Filadelfia dove Pound risiede fino al trasferimento a Rapallo nel 1929. Nel 1898 compie il suo primo viaggio in Europa con la famiglia. Nel 1901 si iscrive all'Università di Pennsylvania in Arts and Letters. Studia le lingue romanze e scopre i poeti provenzali cui in seguito dedicherà numerosi studi e traduzioni. Nel 1906 ottiene una borsa di studio, viaggia in Europa, Spagna e Italia. Torna in America ma non gli viene rinnovata la borsa di studio, dopo quattro mesi di insegnamento come docente di letteratura spagnola e francese in un'Università dell'Indiana, è invitato a dare la dimissioni perché il suo stile di vita è ritenuto troppo bohemien. Nel 1908 s'imbarca per l'Europa con 80 dollari in tasca (considererà sempre l'optimum per uno scrittore possedere solo ciò che entra in due valigie). Va a Londra, Parigi, Venezia, pubblica i suoi primi libri di poesia. Conosce ed aiuta in tutti i modi artisti poeti musicisti. Nel 1913 la vedova del grande filologo Ernest Fenellosa gli affida i manoscritti del marito. Inizia così la trasposizione delle poesie cinesi. Nel 1914 diventa segretario del poeta irlandese Yeats, infaticabile sostenitore di Joyce e impone la pubblicazione delle prime poesie di Eliot. Intanto la sua attenzione poetica si concentra sui Cantos. Nel 1925 si trasferisce da Parigi a Rapallo dove resterà stabilmente fino al 1945 dedicando le sue energie alla stesura dei Cantos e alle traduzioni di Confucio. Nel 1931-32 intensifica gli studi economici e la sua polemica contro le manovre economiche internazionali. Nel '41 viene ostacolato il suo rimpatrio, resta in Italia e riprende i suoi discorsi alla radio. I suoi discorsi erano preceduti dall'annuncio che non gli sarebbe stato chiesto di dire nulla in contrario alla sua coscienza o incompatibile con i suoi doveri di cittadino degli Stati Uniti. Alla radio riprende il tema delle conferenze svolte alla Bocconi, insistendo sulla natura economica delle guerre. Il 3 maggio del '45 due partigiani vengono a prelevarlo, viene condotto al comando alleato da lì, dopo due settimane di interrogatori, viene trasferito a Pisa nelle mani della polizia militare. Per tre settimane è rinchiuso in una gabbia di ferro, esposto al sole di giorno e agli accecanti riflettori di notte. Trasferito poi sotto una tenda, gli viene concesso di scrivere. Compone i Canti Pisani. Viene trasferito a Washington, dichiarato traditore, viene richiesta per lui la pena di morte. Al processo viene dichiarato infermo di mente e rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth. Incominciano a circolare petizioni da parte di scrittori ed artisti da tutte le parti del mondo e si fanno sempre più insistenti le proteste contro la sua detenzione. Nel '58 viene liberato, si rifugia presso la figlia a Merano. Escono i suoi Cantos, partecipa invitato a numerose attività artistiche e letterarie, mostre, convegni a livello internazionale accolto con tutti gli onori.
Nel 1972 muore a Venezia dove è sepolto. 
Danila Oppio

3 commenti:

  1. Mi complimento col figlio; dissento dal padre: per l'inglese non metto lingua, per l'italiano forse posso permettermelo...
    "io che ti ho vistA fra le cose..." OK, sta riferendosi a Francesca
    "io che ho vistO te fra le cose..." OK, sempre riferendosi a Francesca
    "io che ti ho vistO fra le cose..." sarebbe ok solo se si riferisse a FrancescO
    bital.

    RispondiElimina
  2. SORRY, dalla madre, I suppose...
    b.

    RispondiElimina
  3. Dipende dal punto di vista: se IO (uomo) guardo: HO VISTO
    se IO (sempre uomo) guardo una donna, posso usare indifferentemente HO VISTO oppure HO VISTA. Quando si studia la coniugazione dei verbi, non si usa mai la versione femminile di un verbo. io ho visto una donna, io ti ho visto sia che tu sia femmina o maschio. Ed io preferisco la versione al maschile, del verbo vedere. Comunque grazie per il commento, significa che ha letto l'articolo.

    RispondiElimina