POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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domenica, luglio 24

Considerazioni su lealtà, delicatezza d'animo e libertà personale


Chi sostiene la bandiera della sua libertà, deve comprendere che la sua finisce quanto calpesta quella altrui.
Non è pensabile affermare a parole di voler bene qualcuno, se poi si pretende di fare quel che ci pare, e guai se l’altro gli fa presente che non può pensare solo a se stesso, ma provare a entrare della sfera dell’altro, e convincersi che l’altro non è un burattino che segue passivamente gli improvvisi cambiamenti del proprio umore.
Se vale una scelta, deve esserlo per tutti.
Forse questo discorso parrà poco chiaro, e allora cercherò di porre qualche esempio.
Se io sto attraversando un momento di crisi personale, e dico a un amico che non me la sento di corrispondere o di parlare con lui, per varie ragioni, la situazione deve valere anche nei confronti di altri. Se desidero estraniarmi, lo faccio con chiunque, altrimenti non corrisponde a verità, quanto sostenuto.
Se davvero voglio bene a una persona, cerco di uscire dal mio guscio e mi occupo anche di lei.
Se poi però agisco al contrario, significa che non ho il coraggio di dire apertamente a lei, che non me ne importa un fico secco. Per strane ragioni, preferisco non rompere i rapporti, perché in fondo mi fanno comodo.
Un altro esempio? Se m’ interesso a mille cose, trascurando la persona che mi vuol bene, e le sputo in faccia che della mia libertà lei non deve occuparsene, credo che l’offesa sia davvero grave. Non posso tirare la corda, facendo i cavoli miei e tenendo l’altra in standby, dicendole di pazientare. E se quella persona, alla fine, mi chiede ragione di tale comportamento, perché si accorge che quei silenzi sono solo rivolti a lei, poiché con gli altri mi comporto in modo differente, forse qualche dubbio dovrebbe sorgere, sulla sincerità delle mie parole.

Se alla fine quella persona mi dice apertamente che ho sbagliato con lei, e invece di chiedere scusa, la aggredisco con un piglio violento, dicendole di allontanarsi da me, che non voglio più sentire sue parole, beh, allora metto in atto il  mio egoismo e presunzione, rasentando la cattiveria.



Non dobbiamo essere auto-referenziali, invece è necessario comprendere che tutti dipendiamo in qualche modo dagli altri.
Se frequento amici che m’invitano spesso a pranzo o a cena da loro, se mi accolgono di frequente nella loro casa al mare, sulla loro barca, o al lago, se mantengo amicizie perché mi tornano comodo, in quanto ricevo da loro svariati aiuti o  servizi di vario genere, allora non si tratta di vera amicizia,  soprattutto se prendo quel che loro mi offrono, e non ricambio a volte neppure con un “grazie”.
Ma la cosa peggiore è quando, dopo aver esasperato all’inverosimile il mio prossimo, che nei miei confronti ha avuto una santa pazienza - tanto che alla fine mi fa presente dove ho sbagliato - mi rivolgo a lui insultandolo, in modo risentito, e lo allontano da me.  Perché mai? Perché mi ha svelato una verità che non ho gradito? Perché ha messo in luce quello che avrei preferito restasse nell’ombra? Non mi sono chiesta il motivo per la secca reazione dell’altro? Non ho pensato che avevo tirato troppo la corda, e quella si è spezzata? Ovvero, chi ha sbagliato sono stata io, e accuso gli altri per avermelo fatto capire, invece di chiedere scusa per i miei errori?
Ecco, ci sono persone che agiscono così: presuntuose, egocentriche, dotate di falso orgoglio. Certo, perché l’orgoglio è una brutta bestia, che acceca, che non fa vedere dove hanno superato i limiti, dove hanno calpestato i sentimenti degli altri, pensando solo ai propri, molte volte inquinati da ragioni egoistiche.



Penso che ogni essere umano sia imperfetto, e per questo motivo ho sempre cercato di accettarlo nella sua totalità, convinta che anche sul piano opposto ci fosse il mio stesso modo di vedere. Ma arriva il momento in cui si deve dire “basta”. Non un “basta” senza una vera motivazione, solo per dispetto, un “basta” perché se una persona ci fa soffrire, alla fine trasmette il negativo che c’è in lei, toglie serenità, crea stati d’animo che fanno male davvero.. Personalmente non amo trovarmi in queste situazioni, cerco sempre di mediare, di trovare un accordo, ma se l’altro non è disposto a venirmi incontro, se non esce dal suo bunker per guardarsi intorno e comprendere che al mondo ci sono anche “gli altri” che a volte non capiscono, che non possiedono il suo stesso punto di vista, che sono diversi da lui, ci si trova in un vicolo chiuso. Si sbatte contro un muro di gomma.
E allora sbotto anch’io…reagisco in una forma che non mi appartiene, divento un'altra IO, quella che non vorrei mai essere. E la colpa non è mia, ma dell’altro che mi ha esasperato, che ha fatto di tutto per rendermi insopportabile, irritabile, perfino cattiva.
Bene, queste persone che mi tolgono la serenità, la tranquillità dell’anima, che mi causano sonni agitati, e lo sguardo torvo, quando io sono di norma solare, le considero un danno da evitare.
Se poi scopro che codeste persone sono anche false, bugiarde, prive di scrupoli, le cancello dalla mia vita con la scolorina! I veri amici...MAI!!


 Danila Oppio




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