POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, luglio 17

Leggenda di Dolce Marjana

  
Allora, Danila amore mio, ti dirò che, visto che mantengo sempre le mie promesse, in settimana avrai quello che manca alla "LEGGENDA".
Naturalmente a meno che io non muoia stanotte, prima del prelievo, o domani dopo il prelievo, o magari durante (questa la vedo difficile, non sono così impressionabile). E' più facile che muoia per fame di mancanza di cibo.
In questo deprecabile caso che ho descritto in 3 tempi, di cui io finalmente non saprò nulla, pensa alla fortuna, allo scoop: Pubblicherai postuma "LA LEGGENDA" e anch'io diventerò una leggenda e tu con me.
Non ho mai capito perché, ma gli autori morti all'improvviso hanno un grande fascino sul pubblico.
Forse perché improvvisamente  si accorge che sono esistiti e che hanno scritto tanto e tanto, qualcosa per ciascuno di loro? E come si sono permessi, questi autori morti improvvisamente, di essere stati in vita così silenziosi? E giù a comprare i loro libri, a spionarne la vita, la storia, gli amori e...
Peccato che prima che tu venga informata del mio 'passaggio', trascorrerà molto e moooolto tempo, visto che non hai nessun contatto con i miei parenti e con i miei amici.
Be', se il caso si darà, ti arrangerai, Danila.
E così, anche questo pezzo sulla mia eventuale morte è fatto. Mi sembra anche buono.
Non pensarci.

Angie 
Ok, tesoro mio, 
questo pezzo l'ho salvato e lo metteremo, visto che è un gioiellino, come introduzione alla Leggenda Dolce Marjana. Che ne dici...l'ho salvato e infilato nella cartella al dolce dedicata, attendo quanto mi hai promesso, e poi partiamo per la tangente...tu intanto vedi di non farti rapire da Madama vestita di nero, perché mi sei troppo cara, per perderti prematuramente! Caspita...per una serata di digiuno...che fa bene alla salute, ti sei immaginata questa imminente tragedia! Sto ridendo, sei uno schianto!
Buona notte, a letto presto, mi raccomando, ci sentiamo domani dopo il prelievo e una buon cappuccino con brioche! O quel che ti piace! Dani

ll digiuno fa bene a chi mangia troppo, come te per esempio. Non fa bene a chi mangia poco e spesso e così deve saltare un pasto (quello delle 3-4 del mattino) e non fa bene ai diabetici (e io lo sono).
A letto presto ci sono andata stanotte (1 e 30) col bel risultato di restare sveglia per un'ora intera. Dopodiché mi sono alzata, ho mangiato un biscotto e un po' di pane e robiola e ho dormito fino alle 7.
In quanto alla Morte, io me la immagino vestita di bianco, se viene da me vestita di nero mi verrebbe da ridere probabilmente, mi sembrerebbe che recita. "Lei non ne ha bisogno, Signora, fa già paura sapere chi è e per chi è qui. Dica, è venuta proprio per me?"
No, secondo me la Morte si veste di bianco, perché arrivati a quel punto (in punto di morte), secondo me si ritorna tutti bambini indifesi e ci si affida, invece che alla Mamma, alla sorte. Come sarà? dolce e gentile, spero, come si conviene a chi ci toglie via dalla vita e in qualche modo, quindi, ci appartiene.
Abbiamo portato sempre con noi entrambe e hanno combattuto molto. Seguendo il Tempo, i nostri Compleanni, il Calendario, ci sembra che quel che siamo comincia con V e finisce con M, ma può essere che è vero il Contrario.
Ciao, Danila
Angie
  

 L'ironica, istrionica Angela Fabbri, ha preceduto l'invio della sua Leggenda, che troverete qui sotto e che ha avuto la Menzione d'Onore dal Premio Pegasus, con la simpatica presentazione che contiene una grande verità: molti validi autori, oggi, non riescono ad ottenere, in vita, i meriti che spetterebbero loro. Certamente non ho atteso che Angie se ne volasse via, da questa vita, per pubblicare postuma la sua splendida Leggenda, considerato che il merito l'ha ricevuto ora e non ...poi. Eccola! Danila Oppio


Davanti a me c’era una distesa marrone di terra, i pochi alberi erano naturalmente magri e tutti spogliati dall’inverno.
Anche il cielo aveva perso l’azzurro eppure non c’era una nuvola ma una luce bianca e allucinata faceva male agli occhi e s’intorbidava con frange d’umidità dello stesso colore della terra.
Attraversai quel marrone che mi s’infilava nel cuore.
<< E avvenne allora che un giovane principe, unico erede di un piccolo povero trono dei 
     dintorni…>>
Queste parole mi furono portate dal vento che correva nella pianura desolata e mi sospingeva la schiena.

Ero entrata nella

                                    LEGGENDA  DI  DOLCE  MARJANA
  

E avvenne allora che un giovane principe, unico erede di un piccolo povero trono, decise di visitare i luoghi e le persone che un giorno sarebbero dipesi da lui.
Recò con sé, come conforto nel viaggio, solo l’armonia della sua casa, del suo papà e della sua mamma.
E andò a piedi, in incognito, coperto da una mezza mantella, in quel proseguire d’inverno bagnato dalla pioggia, per quella terra di colore marrone come di marrone era spennellato il cielo e tutto intorno a lui.
“ Ma, più che campi malcoltivati, questi sono campi abbandonati! “ disse con sconforto.
“ Quanti lavori ci sono da fare adesso che è inizio primavera! Questo è il tempo giusto “
‘ Era il tempo giusto ‘ disse una voce che cantilenava dolcemente.
“ Chi sei tu? “ e il principe in incognito si rivoltò assieme alla sua mezza mantella che si arricciolò attorno a lui.
‘ Solo una voce di qui. E ho guardato anch’io come te tanto tempo fa. Ma questa gente, che è la mia, ha smesso di guardare. E quindi di vedere. Dicono e ripetono che il mondo si è dimenticato di loro. Così gli animali sono morti per mancanza di cure e alla fine di malattia. La terra non ha più dato frutti. E si è inaridita ‘
“ Ma se è bagnata di pioggia! “ disse il principe Nigel (da ora in poi lo chiameremo così), allargando le braccia.
‘ La gente vede solo quello che vuole vedere ‘
E Nigel si accorse che accadeva anche a lui. Era solo, nella campagna bagnata di marrone. Nel cielo dello stesso colore. Che cominciava a entrargli dentro ai vestiti e anche più dentro.
Alzò gli occhi sulla voce.
Era seduta su un sasso. Con lo sguardo fisso davanti a sé.
” Sei tu che hai parlato? “ e le si avvicinò.
‘ Ho detto qualche parola, sì ‘ alzò la testa e Nigel vide un volto pallido, affilato e non riuscì a coglierne il colore degli occhi. In quanto ai capelli, la ragazzina magra li aveva lisci e legati dietro a coda di cavallo. Ma tutto era del colore della campagna, marrone, non c’erano altri colori.
“ Non puoi portarmi tu da qualcuno di questa gente, così che possa capire anch’io quello che vede? “ disse dolcemente Nigel, anche se ormai lo sapeva da sé, “ O quello che non riesce a vedere. E poi cerco un rifugio per questa notte “
La stessa voce, dolce di un’antica armonia, gli rispose ‘ C’è casa mia ‘ e si alzò su dal sasso a cui sembrava saldata e lo guardò e lo squadrò tutto intero, analizzando anche i peli della barba che stavano ricrescendo dalla mattina. ‘ E poi… Oggi è Pasqua ‘ e si mosse con una velocità insospettata, trainandoselo al seguito.

“ Ma, non avete davvero niente, qui? “ le domandò Nigel, quando riuscì ad affiancarla durante il tragitto.
‘ Non abbiamo niente ‘ e si fermò, tremando un poco sulle gambe e di nuovo lo guardò, tutto quanto, dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. Lei, fragile e così dis-messa.
“ E questa tua voce dolce, il suo accento… Le tue parole sono quasi musica per me “ insisté Nigel.
‘ Forse sei uno straniero? ‘
“ No. Io sono nato qui. Ma forse il tono della tua voce, il suono, la dolce armonia appartengono a un dialetto che non conosco “ rispose Nigel, che si guardava intorno e tutto era solo una distesa pianura desolata senza alberi e senza una casa.
‘ La mia è piccola. Quasi non si vede perché è dello stesso colore della terra. Ma, ecco, c’è un po’ di fumo che esce dal buco del tetto. Perché c’è il pranzo. Oggi è Pasqua ‘
Nigel la guardò e all’improvviso sentì che aveva fame, freddo e bisogno di compagnia e che non era più in grado di fare domande, ma solo di ascoltare e guardare. Insieme sentì che anche lei provava le stesse cose e, semplicemente, glielo domandò e glielo domandò chiedendole il suo nome per poi dirle il suo.
‘ Io… sono Marjana ‘
E Nigel cercò di vederle gli occhi, il loro colore, ma, per quanto si spostasse, a destra e a sinistra o dal basso, non riuscì a trovarli.
A quel suo dispiacere lei rispose ‘ Vuoi che ti guardi? Ecco ‘ e gli fissò gli occhi negli occhi con severità e rimprovero come se Nigel avesse voluto toglierle a forza un segreto. E in quell’attimo la dignità rientrò in lei, si rimpossessò della sua figura, della sua postura: adesso Marjana lo guardava fiera negli occhi, quasi spavalda negli occhi. Ma buttò subito via tutto quanto dalle spalle, ritornò curva, si rigirò e lo condusse a destinazione.

Dentro casa tutto era grigio, il colore del fumo e le sue ombre dominavano ogni cosa, dai muri alle sedie al tavolo da pranzo al divano che compariva solo perché vi era steso sopra un telo colorato.
La mamma di Marjana era triste fino in fondo agli occhi che offriva allo sguardo forse solo per essere certa di esprimere compiutamente la sua propria tristezza.
Il figlio più grande, poco più di un ragazzo, era una figura lunga lunga che si confondeva con le ombre sui muri, avvinto da una piccola PlayStation con cui giocava ininterrottamente.
Che Marjana, nonostante l’energia che a tratti mostrava, fosse preda di un’infinita tristezza, a Nigel era già evidente da un pezzo.
Solo la figlia piccola metteva un po’ di vivacità in quella casa, chiacchierando continuamente e
manipolando una gattina rossa, molto carina, che lo guardò con occhi vivi e pensosi. 
Ecco, questa era tutta la famiglia e la casa di Marjana e Nigel, che aveva visto posti più belli e più brutti, trovò che la parola desolazione esprimeva tutto il suo sentimento.

I cibi che gli vennero offerti erano semplici ma caldi e il sorso di un vino tenuto da parte per tanto tempo e aperto solo per lui, lo confortarono un po’.
Poi Marjana portò in tavola il dolce ' Questo lo faccio io ‘ disse semplicemente.
A Nigel si strinse il cuore al solo vederlo. Era una piccola distesa marrone di pandolce cotto nel forno. Ritrovava così dentro casa lo stesso colore del mondo esterno.
Lo osservò a lungo, nella penombra della stanza, mentre ne tagliavano una fetta dopo l’altra, e prima di assaggiare la sua.
Eppure… eppure qualcosa c’era, sì, c’era un sorriso dentro il dolce, un sorriso chiuso dalla superficie scura che lo ricopriva di corteccia d’albero invece di semplice crosta di pane, un sorriso che prometteva una dolcezza timida e scontrosa ma una sicura dolcezza.
Lo sciolse un po’ nel calore della bocca, lo sparse e l’ascoltò sempre zitto, lo sentì, lo pensò e poi si accese la lampadina: il suo fascino era di non avere nessun fascino, come Marjana. Quel dolce era lei. E, come lei, aveva solo bisogno di essere guardato, ascoltato, sentito, ricordato. Adesso aveva superato il suo aspetto dis-messo e guardava Nigel, che vide improvvisamente il dolce, e Marjana, in tutt’altra luce.
“ E’ buono! “ disse “ Anzi, è molto buono! Si sente il miele, la farina gialla, le noci sposate ai pinoli, quello che gli manca è una buona presentazione che lo tolga dalla sua povertà! “ e sentì l’approvazione di Marjana al suo fianco. Poi, molto lentamente, girò la testa a sinistra e la guardò.
Marjana mostrava adesso un profilo orgoglioso come Nigel lo era di lei.

Il giorno dopo, durante il viaggio di ritorno a casa, a cavallo di un cavallo prestato dalla gente del paese, continuava a pensare a quel dolce e al gusto di quel dolce e all’aspetto di quel dolce, e a Marjana. E cavalcò più forte e più in fretta.
Una volta arrivato trovò le ultime gemme rimaste sul fondo di un paniere, le gemme che sentiva adatte a arricchire il piccolo dolce povero. Furono recapitate a Marjana che ne fece buon uso.

E un giorno Nigel tornò.
E trovò di sorpresa Marjana che impastava davanti a un forno gigante, circondata da innumerevoli copie del suo originario dolce.
“ Vedo che ti sei procurata altre gemme. Quelle che io ti ho mandato erano le ultime rimaste in casa “ e le sorrise con umiltà.
‘ Oh, Nigel, tu sei… sei…’ disse, guardandolo, forse più lui del dolce che le impastava le mani, e domandò ‘ Come lo chiameremo? ‘
E allora il principe ancora in incognito rispose “ Lo chiameremo come sei tu, dolce Marjana “

La voce di questo dolce si sparse per le contrade con l’aiuto del vento che, dopo averne aspirato
l’aroma, se ne occupò personalmente.
E Marjana dovette sfornare molti e molti di questi dolci che portano il suo nome, tanti che dovette cercare degli aiuti e i giovani apprendisti che trovò furono all’altezza del compito.
Così il popolo tanto dimenticato dal mondo da aver dimenticato di essere un popolo, senza terra da coltivare e senza animali da allevare, ritrovò la dignità del lavoro.
“ La gente di qui… e di là “ disse Nigel, sorridendo con orgoglio a Marjana “ Adesso vede tutto in un altro modo “
E le gemme donate da Nigel erano poi solo… frutta candita.

Angela Fabbri

(Ferrara CNN  marzo 2013)









" Nel 2013 la favola ha partecipato, fra altre 1200, al  46° Premio Hans Christian Andersen Baia delle Favole ".



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