POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

venerdì, gennaio 1

Versioni speculari di Roberto Vittorio Di Pietro


V E R S I O N I   S P E C U L A R I

Proposte  in duplice versione, italiana e inglese, le seguenti tre liriche di Roberto Vittorio Di Pietro sono da ritenersi esemplificative di quanto meglio precisato altrove dall’autore (cfr. il microsaggio introduttivo alla silloge poetica in lingua inglese pubblicata con l’editore Harmattan Italia nel 2003, intitolata IT’S STARLIGHT, THOUGH) circa una sua particolare necessità di distinguere fra la “traduzione” e la libera “reinvenzione”di uno stesso testo poetico.


Vivre est encore le meilleur parti ici-bas.
(Jules Laforgue, Complainte de l’ange incurable)
Riso di derubato/ruba qualcosa al ladro.
(William Shakespeare, Otello)

IRRESISTIBILE

Presi quell’anellino e lo indossai
da quando piacque a te, da che dicesti:
“Abbi pazienza se ti andrà un po’ lasco.
Tiènilo, in ogni caso, sempre al dito.
E’ puro argento. Anche se annerisce,
non ci vuol niente per rilucidarlo.”

Però lo persi. E fu sulla tua barca.
“Tùffati giù a sfidare i cavalloni!”:
me lo rubasti tu, con quel comando.
M’inabissai a cercarlo, fiducioso
inutilmente: il mare non perdona
i gesti, i moti, i sogni temerari.

Bonaccia.  Posa l’onda. Fra il liquame
 c’è un luccichio?...il rimbalzo oltre la riva…
d’un coccio? No, miracolo: riaffiora!
“Non vuoi pigliarmi? E corri!”: m’incapriccia.
“Vano è inseguirti…” Rido: “…ingenua astuzia
di ladro che vuol farsi depredare!”

Ma tua è la voce. Ancora, o irresistibile?
Per poi sfilarmi il cuore dalla mano.
(“Premio Firenze Europa” – 2002)
-*-
The robb’d that smiles steals something from the thief.
(William Shakespeare, Othello)

IRRESISTIBLE

That ring I took and vowed I’d always wear it
since you so wished, the moment that you said:
“I know it fits you loosely, but no matter –
I want it on your finger all the same.
Don’t ever part with it! It’s first-rate silver.
Should it turn black, it’s easily re-polished.”

But then I lost it.  How? ‘Twas on your boat:
“What man are you? Come on! Go! Face the breakers!”
I dived at your command – you tore it off.
With flailing hands, I wildly scoured the bottom,
trusting I would retrieve it; but the sea
to dreamers’ reckless deeds is unforgiving.

The waves are sluggish. Somewhere in the silt…
a flicker?…oh, a potsherd?...washed ashore?
Of all life’s wonders, no! It’s back! Afloat!
“No use…” I smile. – “Don’t balk! Swim, coward! Catch me!…”
“…smart little robber! Begging to be robbed…”

But that’s your voice! Again? you irresistible?
About to snatch my heart away once more.
O tu Selvaggio Spirito/ che vai e, ovunque andando,/ distruggi e sei salvifico…
(P. B. Shelley, Ode al Vento di Ponente)




NON SIA CHE UNA BUGIA

Se in questo trapassare quotidiano
di sonno in sonno senza più risvegli,
se in questa veglia ch’è un dormire insonne,
un sol respiro è desto per pregare,
prima ch’io ti raggiunga, ascolterai?

O dolce insofferente
mite selvaggio Spirito,
quando alla terra dove andrò, risorto
figlio mi risolvessi in un tuo fiore,
non sia che una bugia:
uno di quei soffioni a primavera
che per i prati han l’aria di plebei
amici d’ogni vento, e son sdegnosi:
che sbambagiati se ne vanno in volo
ribelli al gioco, al frivolo
d’un breve ghiribizzo,
se mano insulsa – insana o spensierata –
s’illuda di godere un solo istante
del batuffolo
vivo
che ha divelto.
*
Wild Spirit, which art moving everywhere;
Destroyer and preserver, hear, oh, hear!
(P.B. Shelley, Ode to the West Wind)

PLEASE, DO LET IT BE

If in this hourly dying
from sleepless nights and days of wide-eyed slumber
one drowsy thought remains
alive enough and wakeful to demand,
before I come and join Thee
wilt Thou not hear this prayer?

O wild compliant meek undaunted Spirit,
should I within that sod where I’ll be lying
rise by Thy wish anew, once more Thy son
though re-born not a man, a puny flower,
oh, please, do let it be
none other than a springtime dandelion:
one of those woolly tufts that show aplenty
out in the open fields, and look so common,
so blatantly plebeian, such overfriendly
companions to all winds – and yet are proud:
rebels of sorts, that fly straight in the face
of nasty whim or fickle childish ploy,
anxious to break aloft and spoil the game
if ever any coarse or careless fingers
hope they can hold for more than one brief instant
the worthless
breathing fluff
they have destroyed.
(…)allora/che, tacito, seduto in verde zolla,
delle sere io solea passar gran parte (…)
e sotto al patrio tetto
sonavan voci alterne…
(Giacomo Leopardi , Le Ricordanze)

Appisolarmi là,
solo,
in un caffè remoto…
(Giuseppe Ungaretti , l’Allegria)

Ch’io possa bere e poi, con te, non visto,
andarmene dal mondo! Dileguarmi
tra i rami e l’ombre fitte del tuo bosco...
(John KeatsOde a un usignolo)



IL MURO

Non lo vorresti
tu
di vetro opaco,
scuro ma sottile,
un muro
quando occorre,
 quasi sempre,
posto fra te
 e le parole altrui?
Là dietro,
ben presente e pur protetto
(identità non vista,
finanche insospettata),
 quel che basta
di loro sentiresti
senza dover più fingere
 di starli ad ascoltare.

Ah, per quel risuonar di voci alterne…
discoste appena,
a portata d’orecchio!...
Pur che frammezzo resti
quel fine
divisorio
inestimabile.
Immorale licenza
 per gli umani
voler così convivere appartati?
E in disparte così
anche morire:
di là da un ermo colle
 ed un’amata siepe,
con l’inimmaginabile
pudore
dei volatili.



§

The empty vessel makes the greatest sound.
(William Shakespeare)

I never found the companion
that was so companionable as solitude.
(Henry D. Thoreau)
That I may drink and leave the world unseen
And with thee fade away into the forest dim...
(John Keats)


PARTITION

Give me
a blind flimsy wall
to stand
 between me
and the rattle of living,
so that I
behind that partition –
 an identity’s breadth
apart from your clatter --
could just hear you chatter
without caring to listen.

Give me
your loud wordy world
within earshot,
with that slim grand divide
in between –
and I (undisturbed at your shouts...
half-intrigued by your cheers...)
like a bird in the bush
will have crowned my wild wish
to sit still and unheeded,
 die unheard and unseen.





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