POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

domenica, gennaio 24

Vuoi un autografo? Non ci penso nemmeno!

Vuoi un autografo? Non ci penso nemmeno!

Non mi è mai piaciuto chiedere autografi a personaggi noti. Non ne vedo il motivo. Uno svolazzo su un foglio, che poi magari si perde? E che me ne faccio? Al massimo, mi sarebbe gradita una dedica firmata, su un libro scritto da un buon autore. Non altro.
Per questa ragione, non ho mai rincorso attori o attrici, né tanto meno cantanti, per avere uno scarabocchio su un pezzo di carta.
Ci sono poi le groupie, fan molto giovani (anche minorenni), le quali, oltre ad amare particolarmente la musica di un certo rocker o addirittura di diversi artisti, li seguono nei loro tour, irresistibilmente attratte dal loro carisma, diventandone infatuate sostenitrici e intime amiche. Peggio che mai!
No, io sceglievo l’esatto contrario.
Nella mia vita ho incontrato personaggi famosi, per caso, non certo perché li abbia voluti avvicinare. E ricordo volentieri certi “incontri ravvicinati del terzo tipo” che qui di seguito racconto quali spassosi aneddoti.
Milano, anno 1962. Mi trovavo in via Edolo, una parallela della via Gluck, resa famosa dalla canzone di Celentano “Il ragazzo della via Gluck”.  L’anno prima, Celentano salì alla ribalta con “24 mila baci”. Andai, un giorno, a trovare Alba, una mia amica, e uscimmo a prendere un gelato alla latteria vicina. Mentre gustavamo il nostro gelato, incrociammo Celentano che ci chiese ridendo: “posso dare una leccatina al vostro gelato?”
“Non ci penso nemmeno!” Gli risposi. Qualche tempo dopo andai ad un suo concerto, organizzato dalla rivista per ragazzi  “Ciao” al Palalido, che fu demolito nel settembre del 2012.           



Stesso anno, inverno. Passeggiavo in via Monte Napoleone con l’amica Nella. Nevicava a larghe falde e i tettucci delle auto parcheggiate, carichi di neve,  invogliavano a prenderne un po’, farne palle da lanciare sui passanti. In quel momento transitava, sul marciapiede opposto al nostro, Corrado Pani, che era in attesa del figlio concepito con Mina. Il fatto, a suo tempo, aveva suscitato un grande scandalo, poiché era ancora sposato con la Monteduro. Oggi chi si impressiona più su fatti di questo genere? Massimiliano nacque nell’aprile del 1963. Cosa c’era di meglio e più divertente da fare, che bersagliarlo a palle di neve? Si è incazzato non poco, e noi ridevamo a crepapelle! Altro che chiedergli un autografo!         





Anno 1968. Sono in giardino a sferruzzare. Passò Walter Chiari, che si stava recando da un impresario teatrale, presso lo studio accanto. Si avvicina e mi chiede: “Cosa stai facendo di bello?”.  “Un golfino per me!”. “Ne fai uno anche a me?” – “ Come no?” - gli risposi – “ Non so neppure se riesco a finire questo!”.  Si mise a ridere, ed io continuai nel mio lavoro.        


Raccontai ad Angie qualche dettaglio dei miei contatti con l’ambiente teatrale.  Di come avessi conosciuto personalmente alcune compagnie teatrali che a quell’epoca erano in voga e “facevano cassetta”, come per esempio Paola Quattrini, Pino Caruso, Walter Chiari e Alida Chelli, Mimmo Modugno, Vittorio Mezzogiorno (il padre dell’attrice Giovanna Mezzogiorno, deceduto prematuramente), Paolo Mosca, Tieri e Lojodice e molti altri, giovani e meno giovani. Non ho inteso atteggiarmi da snob ma, molto più semplicemente, durante la mia gioventù, quelli erano gli attori con le loro compagnie, a calcare le scene al Teatro Manzoni e al Teatro Sant’Erasmo di Milano. E quindi sono le persone che ho incontrato. Come li abbia conosciuti, questo è un particolare che non amo rendere pubblico. Ma non ho mai chiesto loro un autografo. Non mi interessava.  Per me era gente che svolgeva la propria attività, così come un avvocato si occupava di faccende legali, un ragioniere di cose amministrative, un architetto di edilizia, e un operaio di far funzionare i macchinari della fabbrica dove prestava il suo lavoro. E forse si chiede un autografo agli avvocati, agli ingegneri, agli impiegati o agli operai, oppure ai commercianti? Non si è mai visto.

Danila Oppio

Ecco la risposta dell’amica? Angie

E tu, piccola deficiente, hai avuto la fortuna di vivere le prove in teatro, di esserci dunque completamente, a teatro, e non hai portato a casa nulla di questo?
Ma con che coraggio me lo vieni a dire, che io scrivo per il teatro da sempre, io stessa sono teatro, come ben sanno tutti quelli che mi conoscono e adesso sai tu. (ndr: lo sapevo già, di questa tua passione, Angie!)
Non ci è entrato niente dentro di te, del teatro? Allora sei solo una pallida creatura, piena di occasioni e di conoscenze, da cui non ha tratto niente dentro di sé.
Ma che ricorda bene nomi importanti, te li scodella davanti come sempre, non si sa perché.
 Hai lasciato passare le stagioni (non solo quelle teatrali). Ma cosa c'è in te? Dimmi, cosa sei tu?
Angie

Direi che chi non conosce i retroscena della mia frequentazione negli ambienti di teatro, non può sapere né tanto meno giudicare. Ho preso da molto tempo le distanze da tutto ciò, i cui ricordi mi attraversano come uno tsunami di amarezza.

Ciao Angie,  La piccola deficiente, quando era una ragazzina, era solo una spettatrice, come tanti altri.
Amo il teatro e non solo quello dove si va ad assistere a uno spettacolo, ma anche quegli spettacoli registrati che, quando ero bambina e ragazza, seguivo alla TV. Parlo di Carlo Goldoni, di Molière, di Ibsen, di De Filippo, Pirandello, Fo, Eugene O’Neill, George Bernard Shaw soprattutto. Ne ero affascinata.
Poi, come ti ho raccontato, l'ho vissuto più da vicino, ma cosa avrei dovuto apprendere, ammirata, se non la bravura degli attori. Che apprendere da loro, proprio io che mi intimidivo se dovevo dire qualcosa in pubblico? O, meglio, dagli autori? Ho imparato questo dal teatro: che non ero tagliata per farlo.  Ma ho appreso anche i capricci degli interpreti, quel sentirsi divi a tutti i costi, quel tirarsela tanto. E ancora: quella tremenda abitudine di prendere cose strane: droghe leggere o psicofarmaci, per restare svegli e vincere il panico del palcoscenico. Quel bere smodato. Anche questo rovescio della medaglia, l’ho conosciuto.
Quella convinzione da super-ego, che donne o uomini sarebbero stati disposti a tutto, pur di trascorrere una notte nel loro letto. Oh si, ne ho avute di proposte di questo tipo, e non faccio nomi, perché non ne vale la pena, e spesso anche da persone insospettabili. Ho sempre riso loro in faccia perché a quel tempo mi piaceva snobbarli, e lo ripeterei anche ora, pur sapendo che la mia età li terrebbe alla larga, e questo è un grande vantaggio.

Dopo decine d’anni, sono tornata a teatro, ieri sera,  A vedere Slurp di Marco Travaglio.
Mi ha piacevolmente stupito. La sua è una recitazione fantastica, inserita in  lunghi monologhi affatto noiosi. E in teatro, ad applaudirlo, c'era anche Dario Fo. Molto invecchiato, il Premio Nobel per la letteratura, vestito di nero come un gufo, dalla camminata a piccoli passi, come di un vecchio in pantofole.
Ed è, in verità, un vecchio in pantofole.
Ma il suo cervello porta ancora i pattini da ghiaccio, ghiaccio sul quale volteggia con acrobatiche piroette.
Ecco cos’ha da risponderti, Angie, questa piccola deficiente. Non so scrivere di teatro, tanto meno testi teatrali. Come una buongustaia, mi affido al cuoco, mi siedo al tavolo e mi gusto lo spettacolo.
E ieri sera mi sono proprio divertita.

Lo spettacolo è stato trascinante, impregnato di sottile ironia. Una presa in giro di tutti gli uomini politici che hanno governato nell'ultimo cinquantennio la nostra povera Italia. Da Andreotti, ai vari Presidenti, sia della Repubblica che del Consiglio:  Craxi, Berlusconi, e soprattutto Renzi. Taglienti libelli cuciti su di loro.  Non importa a quale partito appartenessero o appartengono tutt’ora, tanto hanno cambiato bandiera tutti quanti, seguendo lo spirare del vento più propizio. Una presa per i fondelli, anche per quei giornalisti, definiti da Travaglio veri e propri leccaculo, che non riportano notizie reali, ma innalzano agli altari personaggi che invece dovrebbero essere sepolti nel loro stesso fango. Ecco da dove proviene il titolo “Slurp”.
Description: https://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/images/cleardot.gifTra-vaglio mi ha tra-volto. Teatro gremito, e applausi da spellarsi le mani.
Questo è teatro. Teatro dove non si raccontano fole per intontire e intortare la gente. E’ un teatro che fa riflettere, che apre gli occhi e ti presenta la realtà a tutto tondo.
A Marco Travaglio avrei molto volentieri chiesto un autografo con dedica, da inserire nel suo libro, che ho acquistato ieri sera all’uscita dal Teatro Galleria di Legnano. Ma faceva freddo, era mezzanotte passata, quasi 3 gradi sotto lo zero, e tanta voglia di rientrare a casa e infilarmi nel letto, sotto una calda e consolante trapunta.

Danila Oppio

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