POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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domenica, febbraio 14

Parola di cane (ironia, autoironia, tragicomica mimesi) prima parte - Roberto Vittorio Di Pietro

Questo allegato serve a dar prova concreta  di quello che intendevo dire nella mia mail precedente: in ogni tipo di scrittura letteraria (romanzo, racconto, opera teatrale o poema di taglio narrativo/teatrale...) è indispensabile che il lessico usato dai personaggi risulti del tutto convincente: specie nelle parti eminentemente mimetiche, ovvero nei passi dialogati,  idoneo acaratterizzarne inconfondibilmente la natura intima, l'estrazione sociale, ecc.  Quante risibili inverosimiglianze di linguaggio non si riscontrano, ahimè,  nelle opere di certi autori piuttosto sprovveduti in questo senso! Contadini che vengono fatti parlare in un italiano forbito e inappuntabile, quasi fossero docenti universitari! O viceversa, naturalmente.

Gli scritti che troverà in questo allegato (da me definiti 'impubblicabili') possono persino risultare sgradevolmente 'impoetici'  quanto alle soluzioni lessicali, ma sicuramente rispettano i criteri di cui sopra.  Il primo dei TRE LATRATI DI CERBERO, ad esempio, è stato molto correttamente compreso e definito da un critico come "la fedele registrazione di una sorta di monologo littizzettiano ad alta voce". Ad ogni buon conto, ognuno di questi testi contiene un messaggio di ordine etico da doversi individuare e su cui voler riflettere -- per me un presupposto imprescindibile, questo , al di là di ogni apparente gioco canzonatorio sul piano formale.
Roberto Vittorio Di Pietro

Ecco la prima parte di un testo che per ragioni logistiche ho suddiviso in più parti:

IRONIA, AUTOIRONIA, TRAGICOMICA MIMESI:
assidui strumenti provocatori
nella “poesia civile” di Roberto Vittorio Di Pietro

“Passa questo moondo, passano i secoli,
solo chi aaama non passerà mai…”
(da un corale, di sapore
veteroliturgico)
Le parole, come minime dosi d’arsenico,
continuano a sembrare innocue
finché non rivelano appieno
la loro fatale tossicità.
(Victor Klemperer)
…con altr’arti e leggi/per novo calle a me guidarvi è d’uopo.
(Giuseppe Parini)

Al vegliardo-bambino Rudyard Kipling,
strizzando l’occhio - un po’- a Gérard Grisey.


P A R O L A  D I  C A N E  (*)
(nel ‘Vortex Temporum’
alcuni basilari ‘Accords Perdus’)

“Mio padroncino caro, io non ci sto:
con te mai più, se non si cambia musica
tentando nuove corde in modo antico,
consono alla più schietta tradizione.
 Tu a caccia mi sguinzagli, e io ci verrei
per l’ossicino che ricevo in cambio?
Magro regalo! No: da te m’aspetto
più armonici percorsi… spi-ri-tu-ali.
Ahinoi, nel giudicarmi, pensi che
io sia un opportunista…pari tuo?
Con me i ‘concenti’ (come tu li chiami
da spettralista che fa il letterato),
se sono suoni equivoci, non reggono.
Oggi sarò più franco:  c’è un aspetto
del mio canino cruccio che – lo temo… –
se un giorno, forse, vagamente intuivi,
dimostri d’aver smesso di comprendere.
Che intendo? Che tu, Uomo (ormai, Maiuscolo),
sei un essere ego-cen-trico…- Ah, cioèeee?...
Non parli che di te! Col plettro in mano,
non perdi mai occasione per gloriarti:
vanesio sei! a tal punto che al tuo schiavo…
sto prigioniero che esibisci in ceppi
davanti ai tuoi compari neomelomani,
 trillando, dai del…  ‘vecchio scassatimpani!…
quanto il suo bravo omonimo Beethoven!’
 Non sono un San Bernardo! Solo un pointer…
o meglio un mezzosangue, un…bastardino.
Questo non lo sapevi?... il fausto giorno 
in cui mi battezzasti?... Eppure allora,
secondo me, non t’eri ancor scordato
che in cuore suo ogni cane, d’ogni razza,
pur sempre è un ‘missionario’ -- e, in quanto tale,
 profeta illuminato detestato 
dai sordi nati in questi tempi ciechi.
Io, se t’abbaio sul naso, son molesto
per un capriccio, come sembri credere?
Non è uno spasso fare il sinfonista!
Ti metto in guardia…un poco, quanto posso…
dal tuo peggior Nemico – be’, diciamo…
(un po’ arrossisco, sai, nel rammentartelo)
soltanto da TE STESSO. 
Ma tant’è:
com’ebbe a constatare un Veltro onesto,
‘giammai cantar sincero andò digesto’.

Hhh…hhh…hhh…

E adesso, oh che mi fai?! Senza più garbo,
senza uno straccio di buona creanza,
nel prenderti il fagiano che ti sventolo
come un trofeo (di crudeltà gratuita!
che a me ripugna! e nondimeno tollero
da un frivolo cecchino, che osa dirsi
 Estetaaa!… ), tu,  sguaiatamente strilli?!
Come un liutaio rimbecillito, esuulti!
Trattandolo alla stregua d’unn… Guarneri,
dal muso me lo strappi e, pizzzi…candooo,
mi fai il neo-Paganini indemoniato!
Ci prendi gusto, nel palparlo gongoli!
Lo scuoti! Poi lo baci! Poi, di colpo,
m’abbranchi per il collo come se
l’avessi ancora in bocca, quel tuoo… uccello!
O ingollata, magari, me ne fossi
 la coda tutt’intera?... a tradimento?...
Ah, io?!…che manco il becco ti sottraggo!
Io!…io!…che  mai una piuma ti scalfisco!
Tu, invece? Vieni a farmi l’esattore?...
                                    Mi scompigli! Mi strizzi anche il tartufo!
                                        Come un tributo evaso lo pretendi,
                                        sto tesorino offertomi  dal cieelooo! --
                                       eh, sì: nel darmi dell’ingrato suddito,
                                        sostieni che anche quello t’è dovuto?

Hhh…hhh…hhh…

Di mille creaturali tenerezze
vai cinguettando – ah! solo chi non sa,
ti scambia per un mite pettirosso.
Ti lanci in plateali predicozzi,
 strombazzi a mezzo mondo i tuoi dettami
sull’Arte del ben vivere! e riflettere!…
dipingere! e comporre! e poetare!…
Serioso, ooh, come paaarli! del rispetto
 per ogni libertà, qual essa sia…
 anzi del giusto, doverooso amooore!
verso ogni bio e non-bio diversità…
Di articoli prolissi, uuh se ne sforni!
sul femminile offeesoo…sui colpevoli
di vile maschilismooo – ehi,  proprio tu?
smaccato seduttore! che i tuoi scritti
ora li chiami, pure, ‘articolesse’!!!
In un orecchio, dimmi: per far sì
che ogni lettrice (credula) ci caschi?...
che quella ‘desinenza’ la… conquisti?
 O, imbaldanzita dalle tue lungaggini,
 aspiri a proseguirle in un privé.
Tutto, in teoria, comprendi… – e, ahinoi, di fatto?
 Con quell’arpa (birmana) ad armacollo,
e un missile (terra-aria) pronto all’uso
 nel doppio fondo della cartucciera,
                                         da brrruto, ti comporti! Ahi, senza qualche
          coerenza animalesca che, da caane,
           io riesca - poco poco - a riconoscere.
Né tanto meno se, accoraato, affermi
(spergiurando ogni feede! religioone!...)
di non saper confondere chi piange
con chi davvero soffre e ti s’accosta
              fingendo danze e briose castagnette.

Hhh…hhh…hhh…

Son giunto a questa fosca conclusione:
o son cretino io (cioè, grazie a te,
ho perso il fiuto e il ben dell’intelletto)
oppure tu (da umano imbestialito)
sei un gran volpone che vuol farmi fesso.
Per il tuo bene, basta! con gli accordi
falsi e bugiardi!… che, per un esuberooo
di larghe basi, e troppo scarse intese,
m’hanno cacciato in unaa… ‘morta gora’—
come soltanto tu, con la tua spocchia
di cooolto opinionista! ooosi chiamarlo,
 sto ‘pateracchio’ osceeno!  in mezzo al quale 
 solo noi, caaani! stiamo impantanati.
No: in avvenire è d’uopo che non stridano
fra loro il senso e il tono delle voci…hhh…
Direi che qui il… problema è l’acrasìa
sia essa dis-crasìa nel tuo volere,
o dis-funzione fra le tue passioni,
la imputerei…a  una forma di…hhh… a-cranìa…
Ah, ‘osss-siiia’?! E daaalli!… coi ‘cioèee?’ di comodo!…
Parlo nella tua lingua!…Qui mi calo
(non so se con dolore o raccapriccio)
nei panni tuoi! M’industrio anche a mimare
le tue inflessioni! il ritmo raffinaato
dei tuoi giri di frase!…Nel riprenderne
l’inutile entusiasmo per le rimeee,
 e per le rim-almezzo, e le ass-sonanze,
le conn-sonanze, le allit-tteraziooni!
l’assiduo accoppiamento delle sdrucciole!
fin l’uso sconcertante dell’anàstrofe,
delle spericolaate inarcature!
senza tema mi faccio, a un tempo solo,
e poetastro e leguleio ermetico:
giusta i decreti d’ogni Scuola italica,
un Uuu-ma-ni-sta (oh, cielo!…) a tutto tondo…
in breve, un bravo gabbamondo in toto --
e tu?... ti volti con sussiego?... riiidi?...
 Aaah, inor-ri-disci!! Insinui (o svergognato!)
che in bocca ad un meticcio, i tuoi bisticci
sarebbero ‘Oh, ridiiicoli giochetti...
indovinelli/rebus/rompicaaapo…
oscuri parolooni…’ – Eeh? im-pene-traabili???!!!...
 
Ah, iooo?! imbrigliar dovrei questa mia fuuuria?...
mentre la tua linguaccia ora imperversa
quasi che fosse per se stessa mossa?...
Patetiche reazioni. Ma t’avverto:
nemo me impune lacessit!!! - lo griiido
nel latinorum che a te serve, eccome!...
ad imbrogliaaare chi non è da tanto!
Perfino un pe-chi-nese, se si scoccia,
perde la dignità e ti mostra l’ugola.
Quindi sian patti chiari, e dico chiari,
che d’ora in poi… e non fartelo ripeetere…
ad ogni acuto mio, da parte tua
non si risponde rinforzando i dècibel!…
né, peggio, svicolando artatamente
 verso più rarefatti spazi acustici
per ricercarvi altri alibi posticci
 nel bello stile tuo, facendo il nesci.
 Si torni, insomma, a unnn… codice mo-ra-le.
 Etico, se ti pare. Ah, che vuol direee?!
Ora mi fai il politico svampito?...
l’impenitente scaricabarile?...
il finto tonto in un tocsciò alla tele?...
Che, alla buon’ora, nei discorsi nostri
  UMA-NA-MENTE
    più non si sragioni!”
(R. V. Di Pietro, alias Bobby il Meticcio)
 (*)Nota: con il titolo “Parola di Cane” è recentemente comparsa (per i tipi di Passigli, Editori )  la versione italiana di un celebre racconto di Rudyard Kipling. Di qui anche la dedica esplicita di questa poesia all’autore medesimo. Inoltre, sarà forse utile ricordare che Gérard Grisey è l’indiscusso caposcuola francese del movimento musicale noto come “spettralismo”, per le cui peculiari modalità espressive si rimanda ad altre fonti.“Vortex temporum” e “Accords perdus” sono rispettivamente intitolate due delle opere più importanti di questo musicista/sperimentalista contemporaneo.

^-^-^-^-^


Il mondo è ciò che accade
(Ludwig Wittgenstein)

§

E fosse questa l’ultima
notte di questo mondo?
@
Uomo non sia mai detto
un’Isola a sé stante;
ciascuno è Continente e terraferma; (…)
e allora, tu, non chiedere per chi
stia rintoccando la campana a morto:
la suonano per te.
(John Donne/R. V. Di Pietro)

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