POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, febbraio 26

The Tyger di William Blake tradotta da Roberto Vittorio Di Pietro

26 febbraio 2016
Le allego la mia versione di questa celeberrima poesia di William Blake: è il testo italiano al quale si riferisce l'anglista/americanista Claudio Gorlier nella sua nota critica alla mia opera.
Un caro saluto.  

Roberto V. Di Pietro




La Ragione è la parola dell’intelligenza
che in essa si specchia come in un‘immagine.
(Nicola Cusano)
Un uomo tanto più difficilmente sarà grande
quanto più sarà dominato dalla Ragione.
(Giacomo Leopardi)

tigre! TIGRE!

Tigre, tigre, che avvampi e risplendi,
che nelle selve notturne t’accendi,
qual fu la mano o pupilla immortale
che ti plasmò un tal sembiante ferale?

Quali i cieli, gli abissi del mare,
ove fiammeo arse quell’occhio?
Quale volo Egli volle azzardare?
Con qual mano osò stringere il fuoco?

Con qual arte e con quale vigore
ti furon torte le fibre del cuore?
E, quando quel cuore ebbe vita,
qual fu l’orma tremenda?...e quali le dita?

Quale l’incudine? quale il martello?
in qual fucina ti nacque il cervello?
Quali gli anelli che ardiron fermare
della tua mente l’orrore mortale?

Al dardeggiar delle prime facelle,
 che immerse la volta in un pianto di stelle,
dell’opra Sua Egli rise beato?
Chi ti fece è Colui che l’agnello ha creato?

Tigre! Tigre! che avvampi e risplendi,
che nelle selve notturne t’accendi,
oh, quale mano o pupilla immortale
osa plasmarti il sembiante ferale?

(William Blake/Roberto V. Di Pietro)



Ed ecco la versione originale di William Blake, da lui stesso illustrata

Non essendo chiaramente leggibile, qui sotto ne inserisco il testo:

Originale (inglese)

Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? And what dread feet?
What the hammer? What the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?
When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears:
Did He smile His work to see?
Did He who made the Lamb make thee?
Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?

E quindi la versione in lingua italiana di Giuseppe Ungaretti

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l'immortale mano o l'occhio
Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l'Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?


Permettetemi un commento. Il testo originale del poeta inglese vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800 è chiaramente in rima. La traduzione di Ungaretti non lo è. Mentre Roberto Vittorio Di Pietro è riuscito a tradurla, senza modificarne il contenuto, donandole musicalità e soprattutto, creando la giusta rima, per non discostarsi dalla composizione dell'autore. Dal mio modesto punto di vista, la traduzione di Di Pietro è senz'altro migliore di quella dell'acclamato poeta Ungaretti. 
Danila Oppio

2 commenti:

  1. Torino, 28 febbraio
    Ho visto il risultato sul blog e mi congratulo per l'idea. 
    Il raffronto diretto con la 'traduzione' ungarettiana mi mette ovviamente un po' a disagio; però, anche il prof. Gorlier è d'accordo con me riguardo alle soluzioni formali piuttosto antiestetiche (per tacere di alcuni svarioni semantici) proposte dal grande Maestro G.U. in questo caso.
    Grazie ancora, Danila. Buona domenica.
    Roberto

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  2. Sono felice che le sia piaciuta, Roberto, l'impostazione e il mio commento. Ho scelto una foto autografa con disegno di Blake (era anche illustratore) perché mi è parso di arricchire l'articolo. Ho cercato anche la traduzione di Ungaretti, per fare un raffronto. Il mio pensiero resta invariato: se il grande poeta inglese ha scritto la sua opera in rima, chi ne studia la versione nella nostra lingua, deve restare il più aderente possibile alla metrica e al suono dei versi originali. La traduzione di Ungaretti potrebbe essere buona, se fosse una sua personale poesia, ma trattandosi di una versione in italiano, avrebbe dovuto realizzarla come lei ha fatto. I miei più vivi complimenti e grazie per la fiducia.
    Un caro saluto e serena domenica anche a lei

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