POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, maggio 16

Il dilemma è il solito!

"Il dilemma è il solito. È più vicino alla gente, oggi, il populismo o una finta democrazia di apparato? E riusciremo mai ad avvicinarci alla democrazia diretta?
Va detto che oggi non esiste una vera propensione alla democrazia diretta, gli unici a proporla sono quelli del M5S ma non sembra che si sia trovato un sistema per attuarla, un sistema che coinvolga veramente la maggioranza della popolazione. Una piattaforma web di proprietà di nessuno o collettiva non è mai arrivata, la gente non sa fare una ricerca su internet, ammesso che ci si possa fidare di quel che si trova e comunque, questa così detta democrazia diretta, si limiterebbe a scegliere elementi rappresentativi, non a prendere decisioni.
Quello che sembra è che, qualunque forma di partito o di organizzazione sindacale o industriale prendiamo in considerazione, ci troviamo sempre di fronte a organismi collettivi manovrati da pochissime persone. La democrazia è lontana.
A costo di risultare noioso devo ritirare fuori Laborit, che dice che non può esistere una vera democrazia diretta allo stato attuale delle cose. Lo diceva 40 anni fa, ma oggi è più vero di ieri. Cosa serve infatti per prendere una decisione? Innanzitutto serve una conoscenza della problematica e una conoscenza che poggi su di una corretta informazione.
Ecco perché non sarebbe possibile, per il così detto popolo, decidere in maniera significativa anche se trovassimo il modo di fare votare rapidamente 40 milioni di persone. Quale idea si potrà avere della giustizia, del mercato, dell'economia, delle infrastrutture, col grado di informazione che abbiamo oggi? Quale decisione possiamo prendere su quale forma di energia sia preferibile, su come dev'essere il modello educativo?
Certo, potremmo riuscire ad ottenere il parere della maggioranza delle persone, ma questo parere su quali basi poggerà? Sarebbe come chiedere a un vegano di scegliere il grado di cottura di una fiorentina da due chili. Siamo digiuni da troppo tempo di una informazione degna di questo nome. Pensiamo a un giornale che ci piace molto, che leggiamo sempre, e proviamo a pensare se questo giornale sia mai stato veramente vicino ai fatti e lontano da una guerra ideologica contro qualcuno o dal tifo per un modus vivendi che somigli a un'idea del mondo.
E non si tratta solo dei giornali, ma di conoscenza più profonda: quale idea abbiamo del mondo? Cosa ne sappiamo?
Certo, ci sono i così detti esperti, anche se questa definizione nasconde molte insidie, ma in una società in cui i sapienti e il mercato dei prodotti del sapere sono più avvinghiati dei partecipanti a un'orgia è pericoloso dare completa fiducia agli specialisti.
Laborit diceva che tutti gli elementi di una società dovrebbero partecipare delle conoscenze di questa società. Il segreto è amico dell'autoritarismo. La gente dedica quattro ore a sera a decidere se un cantante canta meglio di un altro e dice di non aver tempo. Ma non basta la buona volontà per informarsi e conoscere, bisogna vivere in una società che te lo permetta.
Se ci può salvare solo la conoscenza, la conoscenza per ora è prerogativa di certe élite. Ci può salvare solo un modo diverso d'intendere l'educazione. Ci può salvare solo la capacità di insegnare ai bambini quanto sia importante sapere e cercare di sapere quello che gli specialisti ci nascondono. Ci può salvare solo un domani liberato dal lavoro e dedicato alla conoscenza. Sarebbe già possibile se i possessori dei mezzi di produzione non fossero obbligati al lusso. Questo avverrà domani, oggi siamo troppo ignoranti per la democrazia.  "


N Balasso

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