POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, maggio 24

La natura in pericolo: nuovo numero di Euterpe

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L’autunno ha veglie di parole di Francesco Federico. Recensione di Laura Vargiu
Titolo: L’autunno ha veglie di parole Autore: Francesco Federico Genere: Poesia Editore: Este Edition, 2013
Isbn: 978-88-6704-081-0 Pagine: 64 Prezzo: € 8,00
Non perde luci e colori che le sono propri la poesia di Francesco Federico ne L’autunno ha veglie di parole, così come conserva intatti i suoi profumi dipinti in versi,
nonostante il quotidiano odore di morte, i toni cupi e il grigiore delle stagioni, umane ancor prima che temporali, che si rincorrono sotto “silenti sentieri di cielo”.
Luci, colori e profumi, perfetti riverberi mediterranei, si stagliano sullo sfondo di una terra, la Sicilia, che riconferma tutto il suo fascino nella nuova silloge del poeta di Bagheria pubblicata lo scorso anno dalla casa editrice Este Edition di Ferrara.
“La nostra è terra argillosa / ha radici nell’acqua salata / dove crescono coralli [...] / La nostra terra ha sussulti di vento / e l’inerzia delle città assolate [...] / La nostra terra ha il cielo umido / che profuma di zolfo / e di lava incandescente / dove approdano / i fenicotteri rosa [...]”
(da Canto della terra e dell’acqua, pag.16).
Ma è anche terra d’arrivo di disperati, “popoli in fuga dal deserto / nei barconi notturni”, mentre la primavera sboccia fredda nei suoi silenzi che attendono di essere colmati, da parole ma anche da sorrisi, gesti d’accoglienza e umana partecipazione all’altrui dolore. Da questi e altri versi disseminati in ogni poesia traspare l’occhio attento, e anche il cuore, dell’autore verso la realtà, a tratti spietata, del tempo in cui viviamo.

Così come pure ne Il viaggio difficile (Federico Editore, 2004) e Sulla linea del cerchio (Federico Editore, 2011), le emozioni, i sentimenti e i pensieri dell’io s’intrecciano indissolubilmente con le inquietudini e gli affanni del mondo che si materializzano attraverso una fabbrica abusiva teatro di morte o attraverso il volo assassino di uccelli rapaci che dall’alto scrutano le potenziali prede o semplicemente prendono consistenza nel “vociare litigioso” che ci giunge alle orecchie dalle strade illuminate in attesa del Natale. È da una società di tal genere che si desidera prendere le distanze, allontanarsi, fuggire in particolare durante la lenta stagione dell’autunno che, come recita la lirica che dà il titolo all’intera raccolta, “ha veglie di parole”: la veglia, dunque, come sospensione di un sonno che anestetizza i nostri dolori generati dal quotidiano vivere, come silenzio notturno dopo i frastuoni incessanti del giorno e come ineludibile momento di riflessione alla ricerca, proprio grazie alle “ali delle parole”, di quel senso dell’esistenza non sempre facile da trovare né, tanto meno, da comprendere.


Il bosco 
LAURA VARGIU
Non più ti disseterai 
alla frescura delle ombrose mie fronde
 fra terra e cielo protese
 ad abbracciar l’infinito

Non più in primavera
 ascolterai fiorire le mie storie 
né altra stagione ti vedrà ancor cingere
 gli antichi profumi scolpiti dal tempo

Vieni, affrettati 
rantoli di fumo s’alzano
 dalle mie carni legnose
 e braci ancor accese

Lasciati guidare dall’eco dei rintocchi
 che il mio cuore agonizzante 
affonda in questa terra
 progenitrice ormai di deserti

2 commenti:

  1. Grazie di cuore, cara Danila, per la consueta e gentilissima ospitalità!

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  2. Ne è valsa la pena! Bella recensione e magnifica poesia, che mi ha chiesto di avere anche Tommaso, così gliela ho inviata...spero di non aver sbagliato, ma visto che è pubblicata su Euterpe, non ho anticipato nulla! Un abbraccio

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