POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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lunedì, gennaio 26

Giornata per la vita


GIORNATA PER LA VITA

Prendo il giornale e leggo che….
Se ben ricordate, almeno chi non è più tanto giovane, c’era una canzone di Celentano, che iniziava proprio così, e prosegue…di giusti al mondo non ce n’è. Come mai il mondo è così brutto? Si, siamo stati noi a rovinare questo capolavoro sospeso nel cielo.
Ho esordito con questi versi, perché capita anche e me, a tutti noi, di aprire il giornale o di ascoltare un Tiggì, e rendermi conto che i giornalisti pare provino una sadica soddisfazione a raccontarci i fatti più raccapriccianti. Ci parlano di guerre, di stermini in Africa e in altri luoghi del mondo, di attentanti (l’ultimo a Parigi), di famiglie che si autodistruggono, ed è perfettamente inutile che debba scendere in particolari che fanno tanto male al cuore.
Di solito, per questa giornata, si parla di aborto e di come evitarlo, perché si sa, la vita inizia già allo stato embrionale.
Per una volta, desidero andare oltre questi schemi ormai ribaditi da anni. Vorrei parlare della vita a più ampio raggio, in quanto la vita comprende tutto l’arco del tempo che trascorriamo su questo nostro Pianeta.
Penso che sia inutile partecipare a raduni di piazza, fiaccolate e quant’altro, se non si cambia radicalmente il nostro modo personale di porci davanti alle problematiche esistenziali.
Ognuno di noi ha il dovere di analizzare il proprio operato. Come? Semplicemente guardando al modo in cui affronta i vari problemi.
Abbiamo un anziano che ha bisogno di assistenza, magari il nostro stesso genitore, il nonno, una zia e, per motivi di lavoro, non siamo in grado di occuparcene tutto il giorno. Allora assumiamo una badante, e sapendo che si tratta di persona fidata, le lasciamo l’impegno di prendersi cura dell’anziano. Così anche nel caso che debba essere affidato a una casa di riposo. E spesso non gli dedichiamo il tempo che merita, pensando che è già ben accudito. Non è così: l’anziano ha bisogno non solo di cure fisiche, ma soprattutto dell’amore dei propri cari. Gli necessita sentirsi ascoltato, amato, coccolato, altrimenti la sensazione che prova, è quella di una drammatica solitudine, di sentirsi accantonato come un “qualcosa” di nessuna utilità. Allora, fargli ricordare i tempi vissuti, ascoltare i suoi racconti, anche se li conosciamo a memoria, è dargli la possibilità di sentirsi parte della famiglia. A mio parere, però, il gesto più cristiano è quello di fare il possibile perché possa vivere in casa con noi.
Il medico che non vive la sua professione come vocazione e non fa il possibile per approfondire lo studio delle patologie che il paziente lamenta, non aiuta l’ammalato soprattutto se è ricoverato in un ospedale, il quale si sente trattato alla pari di un numero di letto e non di una persona.
L’insegnante che non usa un pizzico di psicologia per comprendere lo studente, ma si limita ad avere un rapporto con lui di “docente-allievo” manca anch’egli di quell’attenzione alla persona che è necessaria affinché il bambino o l’adolescente possano crescere e diventare persone mature, in grado di affrontare la vita e rispettarla. La propria e quella altrui.
E si comincia da noi, si allarga nella famiglia, nella scuola, nell’ambiente di lavoro.
Di quest’ultimo è doveroso parlarne. Se c’è il lavoro – e il dubbio è presente in questa società che non dona sicurezze – occorre che sia retribuito secondo parametri equi, perché la vita dipende soprattutto dall’ottenimento di almeno il necessario per un’esistenza dignitosa.  Per il lavoratore, operare in un ambiente che lo faccia sentire utile, che non sia a rischio salute, è un diritto che non gli deve essere negato.

Tornano alle informazioni che leggiamo sui giornali, davvero viene la voglia di stracciarli, così come di non accedere il televisore, perché è facile dire: nel mondo succede questo o quello, senza dare un’indicazione di quale strada percorrere affinché qualcosa cambi in meglio.

Lo facciamo anche noi. Quando ascoltiamo di quei fatti che attentano alla vita, non pensiamo forse: “ma io sono nessuno, per poter cambiare il mondo. Il mondo da quando c’è, e la Storia lo insegna, così pure la Bibbia ( Genesi 4,1-16 Caino e Abele) è sempre stato pieno di violenza e incapace del rispetto alla vita”. E col pensiero, deleghiamo altri a fare di meglio.

E’ vero, noi non possiamo cambiare il mondo in blocco, ma possiamo modificare il nostro modo di pensare, di agire, nel nostro piccolo. Devo impegnarmi a cambiare io stesso, come singola persona, insegno alla mia famiglia che la vita va rispettata in tutte le sue forme ed età, lo dimostro con il mio esempio nelle scuole, nell’ambiente di lavoro, nella società, tra gli amici. Perché si, se non cambiamo per primi noi, il mondo continuerà ad andare avanti come sempre: con indifferenza, con violenza, con disonestà morale, politica ed economica.

Non dimentichiamo che la vita non è soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. Prendersi cura delle necessità corporali è indispensabile, ma ancor più abbiamo bisogno di porre attenzione all’anima, poiché se il corpo è mortale, l’anima è destinata all’eternità. Per questo è importante cambiare noi stessi, avendo la dovuta attenzione verso chiunque abbia bisogno di aiuto. Per questo siamo venuti al mondo, questo è lo scopo fondamentale di ogni essere umano, tanto più se vive alla sequela di Cristo.

Danila Oppio (articolo pubblicato sul Bollettino Parrocchiale del Santuario di S. Teresa del Bambino Gesù a Legnano)







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