POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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domenica, gennaio 18

Un po' di cultura....dialettale e francese

Personaggi:
- Un turista francese
- Un fruttivendolo ferrarese.
- La lingua francese (La langue francaise)
- Il dialetto ferrarese (Al dialet frarès)

Molti e molti anni fa, un signore francese, sceso a Ferrara per diporto a visitarne la meravigliosa medievalità, si trovò irresistibilmente attratto da un negozio di frutta e verdura. Motivo, le noci a lui sconosciute esposte in primo piano.
Domandò " Comment s'appelles? " (Come si chiamano?)
Il fruttivendolo rispose, con un sorriso << Ma no, in s'pela brisa, i sa schiza! >> ( Ma no, non si pelano mica, si schiacciano!)
Interdetto, il francese " Comment? " (Come?)
Sempre sereno, il fruttivendolo << Col man, coi piè, col martel >> (Con le mani, coi piedi, col martello)
Il francese, scuotendo la testa " Je ne comprends pas " (Non capisco)
E il fruttivendolo, che aveva già intorno altri clienti << Ah, ma si n'in compra brisa par mi l'è li stess! >> (se non ne compra per me è lo stesso)


Un giorno, un cane ferrarese e un cane bolognese s'incontrarono.
Il bolognese, più ricco, aveva in bocca un osso succulento.
Il ferrarese, magro e affamato, guardando l'osso domandò: " Din du iet ti? " (Di dove sei tu?)
Quello di Bologna rispose allargando la bocca come è caratteristico della pronuncia del luogo(e non solo) << Mi son ad Blogna >> (Io sono di Bologna)
E gli cadde l'osso, che, lesto, il magro ferrarese afferrò fra i denti.
Il cane bolognese dondolò un po' sulle zampe, bel pieno com'era del pranzo di poco prima di cui quell'osso era solo il dessert, ma pur
sempre un trofeo e biascicò: << E ti din du iet? >> (E tu di dove sei?)
" Mi son ad Fràra " rispose a bocca ben stretta il ferrarese e, senz'altri convenevoli, si allontanò. 

 Queste divertenti storielle mi ricordano una favola di Esopo, ripresa poi da Fedro e successivamente rivisitata in poesia da Jean La Fontaine, che mi avevano insegnato a scuola, durante le lezioni di francese:


Rousseau: il corvo e la volpe
Le Corbeau et le Renard



Maître Corbeau, sur un arbre perché,

Tenait en son bec un fromage.

Maître Renard, par l'odeur alléché,

Lui tint à peu près ce langage :

"Hé ! bonjour, Monsieur du Corbeau.
Que vous êtes joli ! que vous me semblez beau !
Sans mentir, si votre ramage
Se rapporte à votre plumage,
Vous êtes le Phénix des hôtes de ces bois."
A ces mots le Corbeau ne se sent pas de joie ;
Et pour montrer sa belle voix,
Il ouvre un large bec, laisse tomber sa proie.
Le Renard s'en saisit, et dit : "Mon bon Monsieur,
Apprenez que tout flatteur
Vit aux dépens de celui qui l'écoute :
Cette leçon vaut bien un fromage, sans doute. "
Le Corbeau, honteux et confus,Jura, mais un peu tard,
 qu'on ne l'y prendrait plus.

Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su un albero.
Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si fermò ai suoi piedi e
cominciò a fare lodi del suo corpo perfetto e la sua bellezza, dicendo che
nessuno era più adatto di lui ed essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe
diventato senz’altro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare
che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e
lasciò cadere la carne. La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: “ Se
poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio
altro che diventare re”.

Ecco una favola adatta per un uomo stolto.
( da: Esopo, Favole, traduzione di E. Cava Valla, Rizzoli, 1951)

Altra morale contenuta nella storiella:
La vanità spesso acceca e fa commettere delle sciocchezze.



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