POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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lunedì, maggio 8

L'EVOLUZIONE DELLA LINGUA ITALIANA di Silvio Coccaro





L'evoluzione della lingua italiana

secondo il paradigma del marchesino Eufemio

Ieri

1 - A dì trenta settembre il marchesino,
D’alto ingegno perché d’alto lignaggio,
Diè nel castello avito il suo gran saggio
Di toscan, di francese e di latino.
3 - Quinci, passando al gallico idïoma,
Fe’ noto che jambon vuol dir prosciutto,
E Rome è una città simile a Roma.

2 - Ritto all’ombra feudal d’un baldacchino,
Con ferma voce e signoril coraggio,
Senza libri provò che paggio e maggio
Scrivonsi con due g come cugino.
4 - E finalmente il marchesino Eufemio,
Latinizzando esercito distrutto,
Disse exercitus lardi, ed ebbe il premio.

Il saggio del marchesino Eufemio di Giuseppe Gioacchino Belli – 22.7.1843

Oggi

Prima prova: traduzione dall’inglese del vocabolo design.
«…la nostra azienda farmaceutica vuole immettere sul mercato un nuovo farmaco antidiabetico e per questo ha disegnato uno studio clinico multicentrico…» [designed a multicentric clinical trial]. Qui il marchesino traduce design con disegno mentre in realtà il design è il progetto. La parola inglese che significa disegno [arte grafica] è draw o anche drawing. Quindi secondo il buon italiano la casa farmaceutica ha progettato uno studio clinico, non l’ha disegnato!




Seconda prova:  traduzione di library
In informatica esistono i linguaggi [sic!] di programmazione. Alcuni sono molti difficili da imparare, mentre altri no. Java appartiene a quest’ultima categoria. Però, averlo imparato è solo una prima fase, bisogna apprendere anche tutte le sue librerie[library]. Una libreria è un insieme di classi annesse al linguaggio che possono essere liberamente utilizzate e che ne estendono la potenza. Però, Eufemio… library in inglese significa biblioteca, mentre la nostra libreria per gli anglofoni è il bookshop.

Terza prova: cosa vuol dire to realize?
Il marchesino traduce questo verbo con realizzare, nell’accezione di comprendere, capire. Es.: «Ho finalmente realizzato il problema…» [Invece che: «Ho finalmente capito o compreso il problema»]. Recentemente, in italiano il verbo realizzare viene impiegato come sinonimo di capire, comprendere, invece che per il suo significato proprio di portare a compimento qualcosa.

Quarta prova: chi mi sa trovare la root?
Il disco rigido di un computer contiene al suo interno molti miliardi di piccolissimi campi magnetici con cui sono codificati tutti i suoi file che hanno un’origine comune, la root, appunto. Come tradurre questo termine? Semplicemente e coerentemente con radice. Ma i marchesini con signoril coraggio ricorrono alla… rotta. Si sente dire, «cerca la rotta del disco», anziché «cerca la radice del disco».

Quinta prova: scannerizzare, scannare o che altro?
Lo scanner produce un’immagine elettronica a partire da un documento cartaceo. Questa operazione è resa possibile da un fascio luminoso che scans il documento e lo invia al computer. E qui sorgono i problemi: to scanC’è chi traduce scannerizzare, chi addirittura scannare. Ma ragioniamo! Se il fascio luminoso fa una scansione ottica del documento cartaceo è molto semplice definire quest’azione col verbo scansionare. Elementare, Eufemio!

Sesta prova: the programming languages.
Italian language, English language, German language, programming languages… in tutte queste espressioni si può tranquillamente tradurre language con lingua: la lingua italiana, la lingua inglese, la lingua tedesca e le lingue per programmare i computer. Ma, ricorrendo alla semplificazione delle traduzioni proprie del paradigma eufemiano, programming language, è stato rapidamente, quanto impropriamente, tradotto con linguaggio di programmazione, termine che è entrato nell’uso comune.




Settima prova: blood culture
Neppure un rinomatissimo trattato di patologia speciale medica, su cui si formarono quasi tutti i medici che si sono laureati negli anni 70 ed 80 del secolo scorso sfuggì al paradigma eufemiano! Infatti i suoi autori tradussero l’espressione su esposta con  emocultura [errato] anziché emocoltura [corretto], come poi è avvenuto successivamente. Si è passati quindi dalla cultura [sic!] alla coltivazione del sangue per ricercare agenti patogeni microbiologici. E così, parimenti, per l’urinocoltura ed ecc. E oggi, i nostri fieri governanti hanno istituito facoltà di medicina con insegnamento esclusivo in lingua inglese!

Ottava prova: cucire o premere i button? [Significati in italiano: bottone, ma anche pulsante]
Nei libri di informatica, laddove si descrivono i componenti grafici di una finestra, button viene reso con bottone mentre in realtà per l’azione che esso compie andrebbe tradotto con pulsante. Infatti, azionandone uno, si verifica prima il suo abbassamento e poi il suo sollevamento susseguente, in sintonia colla pressione o il rilascio di un  tasto del mouse. [Perché ci ostiniamo a non tradurre quest’ultimo termine? Mica non esiste un vocabolo equivalente in italiano!]
Conclusione: non si preme un bottone, bensì un pulsante!

Il colmo dei colmi…
In Microsoft Word 2003, edizione italiana, se era necessaria una password per aprire un documento e se ne scriveva una errata, Word rispondeva col messaggio «Password invalida!» che voleva essere la traduzione di «Invalid password» della versione americana. Grande Eufemio!

Ed ecco un ginepraio di termini impropriamente tradotti alla marchesino Eufemio: testare [to test], loggare [to log in], formattare [to format], postare [to post], flirtare [to flirt], taggare [to tag], chattare [to chat], settare [to set], resettare [to reset], andare in tilt [to tilt = inclinarsi, pendere], dimmerare [to dimmer], pluggare [to plug], fittare (to fit), dribblare [to dribble]...

Chi si vuole cimentare in una traduzione corretta? Esistono eccellenti vocabolari linguistici, perché quasi nessuno li utilizza e si traduce in un modo così maccheronico?

Silvio Coccaro

2 commenti:

  1. Gentile Silvio Coccaro, in lingua italiana 'realizzare' significa sia 'fare' che 'capire'.
    In quanto a 'button', sempre in lingua italiana, fa scuola 'la stanza dei bottoni' che non si riferisce certo al vano di una sartoria...
    Firmato: Eufemia Angela Fabbri

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  2. Ho letto sul dizionario Treccani che realizzare può essere usato anche come sinonimo di capire ma...
    Io realizzo un sogno, un progetto [uso proprio, OK]
    Io realizzo l'inglese e non realizzo il tailandese..[Brrrr, Italiese!]
    chi capisce che volevo dire:
    Io capisco l'inglese e non capisco il tailandese?
    Ma Pietro Nenni dove li aveva visti i bottoni e quali bottoni?
    segue un articolo più dettagliato, in risposta ad Angela Fabbri.
    Silvio Coccaro

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