POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
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lunedì, maggio 8

Chi è più feroce: l'uomo o l'animale? O siamo tutti bestie? Di Danila Oppio

CHI È PIÚ FEROCE: L’UOMO O L’ANIMALE? O SIAMO TUTTI BESTIE?


Gli animali feroci, esistenti nel mondo, sono solo una minima parte, rispetto alla razza umana, che ha superato, di gran lunghezza, i sette miliardi di individui.
Non è certamente peggiore un leone che s’aggira nella savana, affamato, e che uccide solo per nutrirsi, di un assassino che ammazza per vendetta o per rapina.
E neppure peggiore di un serpente boa constrictor, che uccide per la stessa ragione del leone.
Non lo è lo squalo bianco, e neppure la vipera cornuta o il coccodrillo. Tutti uccidono per nutrirsi o per legittima difesa.
L’uomo no, l’uomo uccide per mille altre ragioni, e sono stanca di quel buonismo che dilaga a macchia d’olio, a difesa dei delinquenti, che occorre perdonare, mentre la vittima finisce in carcere, perché ha sparato per difendersi (mors tua vita mea).





Quando si tratta di una donna abusata, è spesso addebitata a lei la colpa, perché ha istigato il violentatore, indossando un abito succinto o, fidandoci ciecamente del suo istinto, ha creduto di avere a che fare con una persona perbene.
La violenza inizia con il bullismo, con il maltrattamento degli animali domestici, e finisce per sfogarsi sugli uomini.
La Chiesa combatte una battaglia persa, quando sostiene che ci sono persone che amano di più gli animali domestici (cani, gatti, cavalli, volatili) che gli esseri umani, che invece dovrebbero dedicare il loro tempo ad assistere e  a sostenere moralmente ed economicamente i propri simili.
  Credo che molta gente abbia accordato la propria fiducia al cagnolino, al gatto, e su questo riversato il proprio amore, a causa di tante esperienze deludenti con certi individui a due zampe.
E ora importiamo delinquenza. Non dico che molti italiani non siano anche loro piccoli o grandi delinquenti, ladri e assassini. Non vedo però la ragione di aprire le porte a tutti. Indistintamente. Ricordo molto bene, e basta leggere la Storia, che anche i nostri connazionali hanno dovuto emigrare per trovare un posto di lavoro, per sistemare la loro grave situazione economica, in tempi difficili. Ma per entrare negli Stati Uniti, per esempio, occorreva uno speciale permesso, e un visto, a dimostrare che la loro manodopera era richiesta da un determinato datore di lavoro. La stessa prassi per lavorare in Germania o in Svizzera. Non sono informata se anche altri Paesi avevano lo stesso modus operandi.  In ogni caso, ritengo che anche il governo italiano dovrebbe adeguarsi a quella formula, che è garanzia di sicurezza.
Se gli extracomunitari entrassero in Europa con l’intenzione di trovarsi un lavoro che li renda economicamente indipendenti, sarebbe cosa a me molto gradita, anche se a dirla tutta, i nostri stessi giovani non hanno tanta speranza di trovare un’occupazione stabile e spesso devono a loro volta emigrare, per assicurarsela. Sono comunque pochi, rispetto all’arrivo dei barconi che scaricano chiunque, delinquenti compresi.
Ci saranno le elezioni: io propongo ai futuri candidati, non importa a quale partito siano legati, di aumentare il numero delle forze dell’ordine, e per ottenere nuovi agenti, offrire loro un adeguato appannaggio e le condizioni per ben operare. Propongo altresì di chiudere le frontiere, e per chi è già presente nel nostro territorio (europeo, non solo italiano)  sia eseguito un controllo a tappeto, e chi ha violato anche una sola volta le nostre leggi, venga rimpatriato immediatamente, con divieto assoluto di rientrare nei nostri territori.
Non sono contro gli emigranti, questo sia chiaro. Se vengono per lavorare, agendo da persone oneste, avranno il mio benvenuto. Non dimentico che anche i miei nonni hanno dovuto cercare lavoro all’estero. Ma loro, e i nonni di tanti italiani, non sono andati in America o in altri Paesi europei per fare i banditi, per uccidere a scopo di rapina, per appropriarsi di ciò che non era loro, per violentare le ragazze che vanno a correre al parco, o che escono la sera per recarsi al cinema o in discoteca.
Ognuno ha il diritto di muoversi liberamente, senza timore di violenze, vuoi per rapina che per abusi sessuali. Tutti abbiamo il diritto di difendere i nostri beni, ottenuti col frutto del nostro lavoro.  Tutti desideriamo poter passeggiare per la strada, tranquillamente, senza il timore di essere aggrediti. I gestori di attività commerciali, devono essere sicuri che nessuno possa entrare nei loro negozi impugnando un’arma, ed essere uccisi per perpetrare impunemente furti.
In considerazione che non abbiamo sufficienti forze dell’ordine a difesa dell’incolumità dei cittadini, ritengo sia giusto che il cittadino si difenda, a costo di sparare.  Torno a dire: mors tua, vita mea. 





Se invece di emettere Leggi, spesso complicate, il governo aumentasse la difesa, e la giustizia non fosse tanto lenta e talvolta controversa, i malintenzionati si guaderebbero bene dal commettere certi reati, se sapessero di andare incontro a una dura pena.  Prima di legiferare, va aumentata la difesa: leggi dure per chi le infrange, in modo che i cittadini onesti si sentano effettivamente protetti.
Ricordo quand’ero piccola, noi bambini avevamo perfino timore del ghisa (il vigile urbano di Milano) che, durante la sua  quotidiana ronda nei giardini milanesi, se trovava i ragazzi che giocavano a pallone sui prati verdi, dava la multa. Ora non ci sono neppure i vigili agli incroci pericolosi, tant’è che molti non rispettano la segnaletica, causando incidenti tra vetture o investendo pedoni. Ogni giorno leggiamo di queste storie sui quotidiani, quindi ritengo che ciò che manca,  agli italiani quanto agli stranieri, sia l’educazione civica, che andrebbe inculcata fin dalla scuola per l’infanzia e ripetuta nel tempo. Il rispetto per i propri simili, per le cose degli altri. Mi pare che sia stato dimenticato il concetto di ciò che è pubblico, ovvero che appartiene ai cittadini: giardini, scuole, e quant’altro. Se fin da piccoli si educassero i futuri uomini all’idea che il bene pubblico appartiene anche loro, i graffiti sui  muri, panchine divelte, lampioni rotti, e tutto quel che è segno di vandalismo, non esisterebbe. Io non rovino una cosa che mi appartiene, e il bene pubblico ritengo che mi appartenga, e lo rispetto. Se si comincia ad insegnare ai bambini come rispettare  le piccole cose, si  può sperare che lo siano anche quelle più importanti, come la vita di un proprio simile. E finirebbe anche quel mondo marcio del bullismo.


Concludendo:
-     educazione civica martellante, nelle scuole, a partire fin da quelle dell’infanzia, (ai miei tempi era materia di studi, ora sta ritornando, ma mi pare in forma molto blanda, )
-       aumentare la Forza Pubblica
-       Leggi più severe e Giustizia meno lenta e farraginosa.


Danila Oppio

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