POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
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giovedì, maggio 5

aste: urla Munch e urlo anche io!

aste: urla Munch e urlo anche io! 
by REDAZIONEROSEBUD • 6 MAY 2012

di Danila Oppio. “L’urlo” di Edvard Munch è stato battuto all’asta di Sotheby’ per 119,9 milioni di dollari, raggiungendo così il record dell’opera d’arte più costosa mai venduta all’asta. Anche la durata è da record: solo 12 minuti, in cui sette potenziali acquirenti si sono disputati l’opera, che partiva da una base di 80 milioni di dollari.
Il celebre dipinto è la quarta riproduzione e l’unica ad essere in mano ad un privato (era di Petter Olsen, discendente di una nota famiglia di armatori, il cui padre era amico e sostenitore di Munch) le altre sono conservate in musei. Al Museo omonimo, il Munch ad Oslo, venne rubato ben due volte: i furti vennero messi a segno a circa dieci anni di distanza l’uno dall’altro, ma il quadro venne ogni volta recuperato e restaurato.
Il dipinto fa parte di un più vasto progetto, “Il fregio della vita” (1893-1918), composta da numerose tele, elaborate secondo quattro temi fondamentali: Il risveglio dell’amore, L’amore che finisce e passa, Paura di vivere (di cui fa parte “L’urlo”) e La Morte. Perché “L’urlo” è l’opera più celebre?Perché divenne ben presto il simbolo stesso dell’uomo moderno e, con i sentimenti di paura e angoscia espressi, anticipò gli orrori del secolo che stava iniziando. Era il 1893 e Munch racconta così nel suo diario lo sgomento provato in prima persona: “Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura…e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”.
Prima dell’opera dell’artista norvegese il primato era detenuto da Pablo Picasso e il suo “Nudo, foglie verdi e busto”, battuto per 106,5 milioni di dollari nel 2010, ma in vetta alla classifica dei dipinti più costosi di sempre c’è Paul Cezanne con i “Giocatori di carte”, venduto per 250 milioni di dollari.
Questa la notizia, che ho riportato pari pari da Yahoo notizie, giusto per non essere tacciata di plagio. Ma una domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea: se il dipinto battuto all’asta è la quarta riproduzione del quadro di Munch, come mai quei prezzi? Non è opera originale dell’artista…allora torniamo al discorso che in questa sede, su Rosebud, abbiamo già trattato, ovvero che certe opere d’arte lo possiamo fare anche noi. L’Urlo, in effetti, non è uno dei migliori dipinti di Munch,  è solo rappresentativo di un particolare periodo storico, della sua paura, forse, di vivere. L’angoscia, l’idea della morte lo hanno perseguitato tutta la vita, tanto che divenne dedito all’alcool e fu ricoverato in una clinica per malattie mentali, il cui periodo è celebrato da una foto che ritrae il pittore mentre lavora a maglia, terapia rilassante per malati psichici.
Molti si sono dilettati a creare copie dell’urlo..basti navigare su internet, e se ne possono osservare alcuni che non rispettano gli originali colori usati dall’artista norvegese.
Tanto rumore per nulla, direbbe indignato Shakespeare! Quanto clamore intorno all’Urlo, o Grido, il cui titolo originale, nella lingua dell’artsta, è Skrik , tenuto conto che agli inizi la sua arte fu mal compresa, e per lungo tempo non apprezzata.
Si deve morire per diventare celebri? E le opere plagiate, copiate, hanno lo stesso valore di quelle effettivamente tracciate dal pennello che stringe in mano l’artista?
Personalmente, preferirei possedere un quadro dipinto da un artista sconosciuto, ma talentuoso, anche se di poco valore, piuttosto che una celebre copia, che non ha visto neanche lontanamente il suo ideatore!
Featured image, L’urlo (1893) di Edvard Munch (1863–1944).



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