POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

sabato, luglio 18

Una notte di cinquant'anni fa e introduzione del primo quaderno di Poesie - di ANGELA FABBRI



Ho ritrovato questo quaderno oggi pomeriggio 17 luglio 2020, non lo cercavo ma ho avuto la curiosità di leggere le pagine che precedono le poesie e ho avuto la sensazione di una donna giovanissima in guerra contro il mondo e contro se stessa.
Ma avevo evidentemente deciso di ricopiarle e conservarle in un quaderno a loro dedicato.
Io non saprei dire se possono chiamarsi poesie e secondo me non lo sapevo neanche allora, forse canzoni, ballate, prosa con frasi infilate una sotto l’altra a significarne gli stacchi emotivi… Comunque eccola qui:

INTRODUZIONE al primo quaderno di Poesie


Una volta scrivevo delle poesie insulse che difettavano anche di rima, e mi seccavo molto di questo.
Poi imparai, grazie anche ai movimenti contestatori, che qualunque cosa si scriva ha un significato e che a seconda dello stato d’animo anche la parola più comune assume un valore profondo.
Questo naturalmente lo posso dire adesso che rileggo ciò che ho scritto e che continuo nello stesso genere sempre perfezionandomi.
Quando cominciai evidentemente non mi resi conto che avrei continuato, anzi mi parve di scrivere cose inutili.
Adesso che sono convinta del contrario mi è più facile scrivere. Perché ciò che nasce in me solo per questo fatto ha un significato.
Non importa cosa si dice, importa come lo si dice.
Ecco perché può capitare che una parola comune nelle canzoni come la parola ‘amore’ possa assumere un valore inusitato. Lo credo fermamente perché un giorno per me sarà così.
E’ in Giappone che la medesima parola, pronunciata con suoni diversi può assumere significati che non hanno nulla a che vedere l’un con l’altro.
Le stesse parole possono infatti suonare, lo so per certo, come –Voi siete un grande ambasciatore- in –Voi siete una grande carota-.
Trovo inutile cercare e scrivere qui anche le mie più antiche canzoni. Questa non è una biografia   è una raccolta mia. Ed ecco anche la rima che fa sempre sorprendere l’Emanuela e andare in bestia il mio spirito poetico e prosastico soprattutto.
M’è piaciuto fare questa introduzione perciò se è piaciuta o non è piaciuta non m’importa.
AngelaFabbri
venerdì 11 luglio 1969

Non ho cambiato niente dell’introduzione originale dell’epoca, quel che è scritto in corsivo su pc era scritto in corsivo sulle prime tre pagine di quel quaderno. Mi ha colpito la forza di quell’Angela antica nell’esprimere le sue idee e soprattutto il suo costante impegno a leggersi ascoltarsi per cercare sempre un significato a quel che faceva.
A 52 anni di distanza continuo ancora a criticarmi, a tenere sott’occhio quel che scrivo: fatica e impegno inutile? Tant’è sono fatta così. Ora come allora.
E vi saluto di venerdì, la notte di luglio tra il 17 e il 18 dell’anno 2020. Perché adesso ho qualche lettore.
Angela Fabbri


Una notte d'estate di cinquant'anni fa


Era una notte d’estate,
da poco il sole era scomparso
inghiottito dall’oscurità
e il cielo, ora, si fioriva di stelle.

La luna brillava
solitaria signora dell’aria,
limpida tonda e lontana
nel cielo notturno d’estate.

Il cuore d’un anima
batteva, giù sulla terra
un cuore solitario e rapito
dalla bianca luce del cielo.

Due occhi riflettevano il pallido raggio
un volto fremeva
bagnato di luna
nell’ombra cupa.

Le labbra chiuse,
mute.
Un’anima gridava
nella notte piena di stelle.

- Signore! – chiamava una voce
che non si esprimeva a parole
- Aiuto quaggiù! –
Una stella splendeva lontana.

La luna brillava,
il mondo scrutava
- Aiuto Signore! – la voce
Un’anima piangeva laggiù.

Le palpebre, lente, calavano
sugli occhi mortali
ma l’anima vedeva
gli orrori che il mondo compieva.

- Signore… - una muta preghiera
si leva, ma non ha risposta.
Tace la voce dell’anima
tace, e il corpo si desta.

I pugni si stringono chiusi
Il volto non più si rattrista
Gli occhi si aprono alle stelle
e non hanno paura.

Il corpo s’irrigidisce
Lo sguardo brilla spavaldo
Il cielo s’è fatto buio
Tutte le stelle si sono spente.
  
(Angela Fabbri, da Cervia 11 luglio 1968) 


  

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