POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
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martedì, giugno 23

Alcuni esempi di attentati linguistici 2° parte

Dopo aver pubblicato l'articolo del dottor Coccaro, abbiamo proseguito a discuterne via email. Pubblico quindi anche il testo delle stesse, per meglio sviluppare l'argomento, che trovo di grande attualità.


Buongiorno
Semplicemente vorrei sottolineare, come risposta al suo commento del mio piccolo articolo, che secondo me, se una parola straniera ha un equivalente italiano è bene utilizzare quest'ultimo che per noi risulta più chiaro. Le parole entanglement, steckerbrett e scattering le dicono qualcosa? Invece correlazione quantistica e commutatore alfabetico non le comunicano subito qualcosa? Cosa vuol dire scattering? Sono d'accordo che una lingua si arricchisce incorporando lemmi e costrutti di altre lingue, come fa anche l'inglese che ha il 20% dei vocaboli di derivazione straniera, anche italiana, ma solo se vi è la necessità o l'utilità. Non trovo giusto, per esempio, come già sottolineato nel mio precedente articolo che lei pubblicò un po' di tempo fa, che gli anglosassoni chiamino Mouse (= topo in inglese), i francesi Souris (=topo in francese), i tedeschi Maus (=topo in tedesco) e noi Mouse (come se non esistesse il nostro vocabolo topo) il dispositivo di puntamento del computer. Se avessimo adoperato subito il termine topo in questa accezione, non utilizzando il termine inglese, ci saremmo abituati ad esso in questo contesto. Quindi se ci appiattiamo sui termini stranieri, impoveriamo inutilmente la nostra bella ed espressiva lingua. E capiamo di meno. Tanti non sanno che mouse significa topo. Deformare le parole che poi non sono né italiano né inglese mi pare un autentico pasticcio.
Quello che stigmatizzo maggiormente è questa estero[anglo]filia italiota estrema e dissennata, gli inglesi e gli americani hanno una bassa considerazione di noi, però studiano il latino che noi abbiamo abbandonato.
Preservare la lingua nella sua espressività e chiarezza e, perché no, struttura mi sembra molto importante ai fini della comunicazione e della letteratura e del rispetto di sé stessi e delle proprie origini. Le lingue si trasformano col tempo e l'uso e ben venga il termine straniero, ma solo quando necessario e non per sdoganare ignoranza e pigrizia.
La ringrazio per la generosa ospitalità sul suo sito e le porgo i miei più cordiali saluti.
Silvio Coccaro



Egregio Dottore,
La ringrazio molto per la sua email che ho ricevuto poco fa a causa della lentezza del server. (parola inglese che si usa regolarmente).
E le sue spiegazioni intento aggiungerle, come ciliegina sulla torta, al post stesso.
Lei ha ragione, e la penso allo stesso modo, riguardo alla scarsa capacità di usare, da parte di quasi tutti gli italiani, la nostra lingua, e nel modo migliore.
Mia figlia, insegnante di liceo, ogni tanto mi racconta aneddoti davvero "raccapriccianti" di come i suoi studenti, anche ventenni, non conoscano i termini più elementari. Un esempio: "gli ovini sono animali che depongono uova". La "fibbra" anzi che fibra. I continenti? Europa, America, Asia, Africa. E l'Oceania? Secondo quel che sanno, non si sa neppure dove sia ubicata. E' pur vero che esistono calcoli diversi, non solo di natura geografica, ma anche storica, e molti popoli ne calcolano 5 - 6 o addirittura 7. Inserendo il Nord e Sud America, come due continenti distinti, o aggiungendo anche l'Antartide. 
Quindi i nostri studenti, oltre a non utilizzare al meglio la lingua italiana, non sono neppure adeguatamente istruiti, e spesso sgrammaticati.
Quindi i suoi articoli sono utilissimi, ed è per questo che mi ha fatto piacere pubblicarli.
Spero di poter trattare ancora con lei su questo argomento che ha un notevole peso per la nostra cultura. Ma come esiste una certa superficialità nello studio delle materie scolastiche ( e qualche volta è anche colpa di insegnanti che non conoscono la didattica e di come far amare la materia che insegnano) così la scuola non offre neppure la possibilità di imparare meglio anche le lingue straniere, oltre ad ignorare la musica e l'educazione civica.
Le auguro buona serata.
Danila


13 commenti:

  1. Come informatico ho imparato a usare la parola 'Mouse' per l'attrezzo di cui parla. Perchè come informatico, nello svolgimento del mio lavoro, ho usato manuali in lingua inglese ( o meglio americana ).
    Dunque, per tutto ciò che inframmezza un discorso italiano con termini tecnico-informatici, uso la lingua che ha inventato quei termini.
    Ma, a parte ciò, davvero gli Italiani grandi lettori di TOPOLINO, non sanno che il suo nome originale è Mickey Mouse?
    Angela Fabbri

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  2. Su questo ti dò ragione! A prescindere dal fatto che il significato di mouse lo conoscono tutti, in ogni caso preferisco utilizzare quel vocabolo, che è dolce, piuttosto che topo, che mi fa schifo lo stesso animale. E' ovvio che significhi la stessa cosa, ma il termine in inglese non mi rimanda alla bestiolina, ma proprio al personaggio dei fumetti! E quindi mi risulta simpatico. Come vedi, Angela Fabbri, ho garbatamente contestato la tesi del dott. Coccaro, proprio riguardo all'uso comune di certi termini, soprattutto informatici, nella lingua inglese. Per quanto concerne le parole in lingue straniere, tu stessa mi hai aspramente rimproverato di utilizzarle, invece di esprimerle nell'equivalente nella nostra lingua. Come , per esempio, maquillage, invece di trucco. Ritengo che il termine francese esprima in toto il suo significato, mentre "trucco" ha diverse applicazioni. Nei cartoon di Barbapapà c'è un personaggio che dice: "Resta di stucco, è un Barbatrucco". E non si riferisce al maquillage. Scrivo questo, non tanto per puntualizzare con te, ma con coloro che sostengono che il troppo uso di vocaboli stranieri ci allontani dalla nostra lingua madre. Hai ragione anche sul "mescolamento" delle lingue. Ma resta il fatto che non dobbiamo allontanarci dalla nostra lingua, che va salvata, senza per questo tornare a vecchie espressioni obsolete e a volte ridicole.

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  3. Vorrei sapere solo una cosa, adesso: quando il Professor Coccaro si farà carico personalmente di rispondere ai commenti?
    Altrimenti è dialogo = zero.
    Angela Fabbri

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  4. Ritengo, a prescindere da connotazioni politiche o partitiche a cui sono estraneo, che i prestiti da altre lingue, se non necessari, impoveriscono la nostra lingua di lemmi e di accezioni. I nordici, dove le nevicate sono all'ordine del giorno, hanno molti termini per indicare i vari tipi di neve, noi solo uno. Perciò se dovessimo imbatterci in quei termini, essi sarebbero intraducibili e quindi importabili. Lo stesso dicasi dei vari termini arabi per indicare i vari tipi di deserti e sabbie. Ma se i termini esistono anche in italiano non vedo perchè non utilizzare quest'ultimi. Abbiamo 100.000 vocaboli, non ci bastano? Li conosciamo tutti? No, e perché vogliamo far sfoggio di termini inglesi che conosciamo ancor meno? Andando al mio bar trovo sui piattini del caffé la scritta: That's your coffee e The art of espresso.
    Non mi sembra che abbiamo una grande stima di noi e della nostra lingua!
    e/o: per congiungere basta una congiunzione, non ne occorrono due da porgere alla scelta del lettore. In questo caso basta la o che contempla tutti i casi possibili.
    La mia era un'analisi formale di ciò. È inutile girarci intorno, le cose non possono essere diverse.
    Se il termine topo fa pensare solo all'animale e non al dispositivo [come invece avviene nel mondo di lingua inglese], è perché non l'abbiamo utilizzato in quel contesto e ne abbiamo perso l'accezione, cosa invece naturale in inglese. E ritorniamo al punto di prima.
    Silvio Coccaro

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  5. In merito alla figura barbina del nostro presidente, cui lei fa cenno nel blog, credo che pari figure farebbero Angela Merckel, Cameron, Obama ed altri statisti stranieri se volessero parlare in italiano. Una lingua straniera, spesso ha suoni ed intonazioni che quelli che non sono madrelingua non riescono a percepire ed a riprodurre. Uno straniero che ci parla in italiano lo riconosciamo subito come straniero, parimenti per un italiano che parlasse inglese. Considero le lingue come entità separate che esprimono strutture neurolinguistiche distinte e sono strumenti di culture e civiltà distinte i cui vocaboli spesso non si possono importare "meccanicamente". Naturalmente vi sono eccezioni, ma si tratta di rare persone di grandi propensioni per le lingue!
    Il nostro appiattimento sul mondo aglosassone si evince in ogni aspetto della nostra vita. Le cito un esempio personale. Tempo fa inviai a mio fratello un foglio di calcolo in cui esprimevo i numeri in valuta come segue: € 1.234,45 e lui erroneamente credette che si trattasse di 1 € con strani decimali. Nel nostro sistema metrico il punto separa le migliaia e la virgola i decimali. Nel sistema anglosassone il punto separa i decimali e la virgola le migliaia... Importiamo tutto, ma passivamente.
    Quello che ha ispirato il mio articolo appena pubblicato è stato un tentativo di ribellione a questo appiattimento che vorrei trattare in un prossimo articolo a titolo: Le idee infettive, dove le idee entrano indisturbate nelle menti per lo scarso spirito critico della gente. E poi si parla di grandi comunicatori, che grandi non sono ma solo sfruttano il ridotto o assente senso critico del popolo.
    Sono contento che la mia macchina Enigma le sia piaciuta. Essa è la porta aperta su un mondo incredibile, terribile ma affascinante, mondo in cui mi sono immerso da una decina di anni e che ancora mi sorprende. Potrà trovare altre notizie in merito sul mio sito e sulla stampa specializzata, per specialisti, ma molto chiara e molto ricca. Anche qui, quasi tutta in lingua inglese. Da godere come tale e non in pessime traduzioni.
    Di recente ho acquistato il libro "La guerra dei codici" dell'editore Garzanti. In esso si legge che a protezione delle navi ancorate nel porto venivano stese reti metalliche antimissile. Il traduttore ha commesso un errore enorme: nella seconda guerra mondiale non vi erano missili antinave ma ... siluri! E l'errore lo riproduce più volte nel testo!
    Ho una ricchissima biblioteca in lingua inglese, di medicina, di informatica, di crittologia, di scacchi e di matematica. Leggo tali libri con una certa facilità, ma se fossero tradotti bene e, soprattutto, se fossero tradotti, il che raramente avviene, li leggerei più facilmente in italiano, che comunque capisco meglio!
    Però non sempre bisogna tradurre: nel Rinascimento Königsberg fu tradotto con Regiomontano, Descartes con Cartesio [ma qui ci siamo abituati]
    Cari saluti
    silvio

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  6. E VERSAILLES con VERSAGLIA.
    af

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    1. Vero! Ma se questo tuo commento è un tentativo di dialogo, direi che è piuttosto scarno. Quasi inesistente. Credo che il dott. Coccaro si sia prestato molto gentilmente al dialogo, e si sarebbe meritato una risposta più eloquente.

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  7. Sono persuasa che farebbero una figura barbina anche gli altri Capi di Stato, se dovessero esprimersi nella nostra lingua. Ma resta il fatto che l'italiano è una lingua minore, rispetto alla diffusione dell'inglese. 
    Quello che mi ha fatto rabbrividire, e che mi ha confuso le idee quando ero alle scuole inferiori, è che Descartes non lo collegavo a Cartesio, per me erano due persone distinte, così come Tommaso Moro, il cui nome, essendo inglese, era Thomas More, per non citarne molti altri, E questo non è accaduto solo nel Rinascimento, ma anche nel periodo fascista, quando i nomi degli attori o degli scrittori venivano tradotti in italiano, Giulio Verne, invece di Jules Verne, Francesco Bacone, invece di Francis Bacon e via di seguito, Anche i nomi delle città dovrebbero restare quelle della nazione che le ospitano: Paris, e non Parigi, London e non Londra, ecc.
    Ma ne riparleremo ancora!
    Un caro saluto e buona serata

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  8. Leggasi Merkel, è l'ortografia esatta
    Silvio coccaro

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  9. Ma scusi, Professor Coccaro, lei scrive:
    << Perciò se dovessimo imbatterci in quei termini, essi sarebbero intraducibili e quindi importabili.>>
    C'è una bella contraddizione: se sono ' importabili ' significa che possiamo importare quei termini che è proprio quello che nella stessa frase dice che non si può fare, definendoli intraducibili.
    Mancava forse un 'NON', al suo 'importabili'?
    Insisto su questo solo perchè lei si è presentato in questo blog con begli esempi di
    operatori logici e tabelle relative. AND, OR, XOR, XAND e via così.
    Mi perdoni, ma se avessi mai scritto un programma usando come ha usato il termine
    'importabili', esso, il programma, non avrebbe mai funzionato.
    AF

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  10. Essendo termini per cui non vi è un equivalente italiano dovremmo importarli nella nostra lingua, così come sono espressi nella lingua straniera, altrimenti mancheremmo la comunicazione o dovremmo adoperare una perifrasi il che sarebbe un po' logorroico.
    Ho controllato ed ha ragione, importabile non ha il significato che gli ho attribuito [che si può importare, invece significa che non si può indossare e simili]. Il senso che volevo dargli è quello appena specificato.
    Silvio Coccaro

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  11. Ma importabile esiste anche nel senso di: è possibile importare. Vedere: http://dizionari.repubblica.it/Italiano/I/importabile.php
    Silvio Coccaro

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  12. Vede come è difficile usare la lingua italiana? Sfugge persino alla tabella degli OR / AND.
    Perchè ogni parola, avendo più significati, già li contiene.
    Lei voleva semplicemente dire che quei vocaboli, essendo intraducibili in italiano, non avendone un corrispondente, godevano della qualifica di 'poter essere importati' nel vocabolario nostrano così come sono, nell'accezione della loro lingua d'origine.
    Ho solo fatto con lei un piccolo gioco. E grazie per averlo accettato.
    Angela Fabbri

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