POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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sabato, giugno 27

Syria: L'Oasi di Palmyra

Siamo stati informati che in Siria, e più esattamente a Palmyra, l'Isis ha occupato la zona, che è un sito archeologico di fama mondiale, uno dei tanti che la Siria vanta. 
Quel che mi ha preoccupato, è il fatto che la zona è stata minata, e mi spiace enormemente che questi resti romani, venissero distrutti dalle bombe, quando neppure i terremoti sono riusciti a far crollare le colonne del cardo romano. Vorrei che almeno ciò che appartiene ai siriani, venga conservato dagli stessi, e che per mero spirito di vendetta, alcuna cosa non fosse distrutta.L'ho visitata durante un pellegrinaggio, sulle orme di S. Paolo, ma non solo a stampo spirituale, bensì anche artistico-culturale. Allora c'era ancora la pace, nell'anno, 2006 e l'impressione che ne ho ricevuto, di tutto quel che della Siria ho visitato, fosse tenuto con molta cura. Per favore, membri dell'Isis siriani, conservate le bellezze naturali e artistiche del vostro meraviglioso Paese. Compresi gli abitanti del luogo!
Il nome greco della città, Palmyra (Παλμυρα), è la fedele traduzione dall'originale aramaico, Tadmor, che significa 'palma'.
Tadmor (anche Tadmur; in arabo تدمر) è l'attuale nome della cittadina sorta in prossimità delle rovine, che dipende molto dal turismo.
Comunque, anche se la fonte sulfurea che alimentava l'oasi di Palmyra sembra esaurita, oggi Tadmor, con un sistema di irrigazione del terreno, riesce a mantenere viva una fiorente oasi che permette ai 45.000 abitanti di vivere non solo di turismo ma anche di agricoltura.
È particolarmente nota per essere stata la capitale del Regno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina Zenobia.

Origini

Il tempio di Baal
La città, nota col nome di Tadmor nel II millennio a.C., è menzionata per la prima volta in documenti provenienti dagli archivi assiri di Kanech, in Cappadocia, nel XIX secolo a.C., e poi è citata più volte negli archivi di Mari, nel XVIII secolo a.C.
Poi viene citata ancora negli archivi assiri, nell'XI secolo a.C., come Tadmor del deserto. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale.
Tadmor è citata anche nella Bibbia (Secondo libro delle Cronache 8.4) come una città del deserto fortificata da Salomone. La città di Tamar è menzionata nel Primo libro dei Re (9.18), anch'essa fondata e fortificata da Salomone.
Dopo queste citazioni su Palmyra cala il silenzio per circa un millennio, e solo nel I secolo a.C. la città viene citata col nuovo nome, che le è stato dato durante il regno dei Seleucidi (IV - I secolo a.C.)
Ecco alcune foto da me scattate.

L'oasi di Tadmor
Sullo sfondo, il castello di Qalaat Fakhr ad Din Ibn Maan, 
sulla destra il santuario di Baal
Il tempio di Baal
Decumano massimo, o cardo romano.
(quando l'ho percorso, mi scioglievo dal caldo, vi erano infatti oltre 50 gradi all'ombra, e per fortuna il clima secco attenuava la calura!

 I cammelli dei beduini, bianchi e superbi, con uno dei quali ho fatto un giro tra le rovine


Il teatro di Diocleziano, dal quale sono rovinosamente franata schiacciandomi tre vertebre
Impervio camminare su questo tratto di strada per raggiungere il tempio di Baal!
Il deserto di Palmyra e sullo sfondo, l'oasi di palme
Il castello di Qalaat arroccato su un cucuzzolo
Una madre beduina, con il figlio, e dietro loro, la nostra guida siriana Mazin
Quel che ho notato, nelle tribù beduine, è il colore dei loro occhi verde smeraldo. Mi spiace che in questa immagine non si possano notare. Mi è anche capitato di sentirmi offrire un bellissimo bambino di circa 6 anni, affinché me lo portassi in Italia. Ho pensato che scherzassero, e ho risposto che mai potrei portar via un bambino alla propria madre, ma soprattutto, anche se fosse stato adottabile, non avrei potuto farlo espatriare senza un regolare permesso. Allora non avevo capito ma forse cercavano di salvare la vita al piccolo, poiché già nel 2006 c'era qualcosa di strano nell'aria. 
Una sera, a Damasco, stavamo raggiungendo un ristorante per assaggiare la cucina tipica del luogo, quando ci hanno fatto scendere di corsa dal pullman e, accompagnati da danzatori dervisci, abbiamo raggiunto a piedi il locale. Si sentivano automezzi della polizia con le sirene spiegate, e quando abbiamo chiesto la ragione di quel trambusto, ci hanno risposto che qualche testa calda aveva creato confusione. Secondo me, erano le prime avvisaglie di quanto sarebbe accaduto in seguito.
Spero che quei bambini siano salvi, so che molti sono stati uccisi senza pietà e non ne capisco la ragione, se non quella di una follia sanguinaria inutile e crudele.

Danila Oppio

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