POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, giugno 30

Libertà

Una precisazione.
Non ho merli in giardino, tanto meno parlanti o in gabbia. Qualcuno ha pensato che quella gazza parlante vivesse nel mio giardino. Non è così.
Mia sorella aveva una gracula religiosa, ovvero un merlo indiano, che parlava tantissimo. Il merlo si chiamava Isabella, e lei pronunciava così bene il suo nome, con la voce di mia sorella, tanto che pareva fosse mia sorella stessa a chiamarla.
Se suonava il telefono, la gracula rispondeva:"Pronto?".
Se mio cognato chiamava suo figlio "Fabio!", lei rispondeva "Arrivo!", con la voce di mio nipote. Tant'è che un giorno - io ero lì per cui sono stata testimone - al richiamo del padre: "Fabio, Fabio " seguì la risposta consecutiva di mio nipote: Arrivo, arrivo", ma ovviamente non era mio nipote a rispondere. Mio cognato si è arrabbiato, dicendo: "inutile che mi dici "arrivo" se poi non vieni". Solo dopo si è accorto che non era suo figlio a rispondere, ma Isabella, che imitava in modo perfetto la voce di Fabio.
E dopo questo aneddoto, veniamo al dunque. Gli uccellini in gabbia, così come qualsiasi altro animale, mi fanno una pena infinita.
 Amo praticare birdwatching, ovvero osservare gli uccelli in libertà. Ieri al parco ne ho visti di bellissimi, verdi e azzurri, non so a quale specie appartenessero, ma mi sono beata della loro presenza, come di quella degli scoiattoli. Nel mio articolo sul blog, ho parlato di gazze e ho postato un filmato dove nel giardino di non so chi, c'era quel signore che faceva ripetere delle parole alla gazza, non ad un merlo. 
Nel mio giardino osservo coppie di merli, di tortore, di gazze, e una colonia di passerotti che hanno nidificato sul balcone della mia vicina di casa, e lei li ha lasciati lì, con i loro nidi, per non disturbarli. Allora la mattina getto briciole di pane, e loro, a frotte, arrivano tutti: tortore, merli e passerotti. Ed io li osservo dalla finestra della cucina, facendo attenzione a non muovere la tenda, per non spaventarli, diversamente si alzerebbero in volo rinunciando al cibo. 
Di sera, al tramonto, le rondini tracciano disegni nel cielo, a caccia di moscerini o zanzare, loro cibo preferito. Ci offrono un servizio meraviglioso! Poi all'imbrunire, di tanto in tanto arriva un gheppio, piccolo rapace che però si nutre di passerotti, e l'ho visto afferrarne qualcuno. Che pena! Però questo fa parte della catena alimentare: "mors tua, vita mea". Quindi arrivano, quando cala la notte, piccoli pipistrelli. Anche loro pulitori dei nugoli di moscerini che infestano l'aria.
Osservare la natura, senza falsarla, è meraviglioso! Ingabbiare esseri viventi che hanno bisogno del loro spazio vitale, della loro libertà, mi pare un sopruso e una vera e propria vigliaccheria da parte dell'uomo. Oltre che egoismo allo stato puro.

Ecco, ho espresso il mio pensiero, quella che sono io. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Ed io non vorrei certo essere ingabbiata, se non dentro un cuore che mi vuol bene!

Danila Oppio

7 commenti:

  1. E allora, per seguire il tuo pensiero e il tuo sentire, Danila, allora speriamo che il vecchietto e la vecchietta che non sono più capaci di uscire all'aperto e hanno solo uno spicchio di cielo da osservare, amino dal più profondo del cuore il canarino che tengono in una gabbietta sospesa in cucina e affacciata alla finestra.
    Angela Fabbri

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  2. Sei sempre grande in tutto

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  3. Il vecchietto e la vecchietta, volendo, possono guardare gli uccellini dalla finestra,magari mettendo sul davanzale qualche briciola di pane o biscotti. E questo non lo fanno solo le persone anziane, ma tutti quelli che provano pena, soprattutto d'inverno, per quei poveri volatili infreddoliti e senza cibo. Il canarino in gabbia è come lo zoo, dove gli animali che potevano vivere in libertà, sono invece reclusi in cattività, e impazziscono. All'anonimo, che ringrazio per il gentile complimento, gli chiedo cortesemente di aggiungere il suo nome quando pubblica un commento.

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  4. Sarà... Continuo a sperare che il vecchietto e la vecchietta che non sono più capaci di uscire all'aperto e hanno solo uno spicchio di cielo da osservare, amino dal più profondo del cuore il canarino che tengono in una gabbietta sospesa in cucina e affacciata alla finestra.
    Angela Fabbri

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  5. Per i canarini, di norma nati già in gabbia, perché di allevamento, è giusto quanto sostieni:. Se fossero messi in libertà, non saprebbero procacciarsi il cibo e dove trovare riparo. Ma se i vecchietti si prendessero un gattino, potrebbero accarezzarlo, tenerselo in braccio e li scalderebbe col suo soffice pelo. Il cane è da escludere, sarebbero costretti a portarlo fuori, e nella loro particolare situazione diverrebbe un impegno al di sopra delle loro forze.

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  6. I vecchietti di cui parlavo sono molto, molto vecchi. Fanno fatica a stare in piedi e per loro è già una conquista cambiare l'acqua e nutrire un canarino. Tengono la gabbietta bassa, per arrivarci meglio e non imbalzarsi, perchè invecchiando ci si incurva e si trascinano i piedi.
    Angela Fabbri

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