POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, giugno 23

Sul gioco d'azzardo o azzardare la vita?



Vuoi leggere il commento che ho pubblicato sul blog della mia amica Renata? Ogni tanto collaboro e ieri notte ho messo qualcosa all'articolo sul Gioco e l'Azzardo.
Angela
Eccone uno stralcio.
La pubblicità ci invita a giocare per cambiare la nostra vita, diventare ricchi ed entrare in un cerchio magico. Così, come afferma Marica Guiducci della Presidenza Nazionale Auser, in un paese dove cresce la povertà, la disoccupazione, e gli anziani sono sempre più a rischio di esclusione, il fatturato dell’azzardo ha raggiunto i 90 miliardi di euro. C’è una slot machine ogni 150 cittadini, cioè ci sono più slot machine che posti letto a nostra disposizione negli ospedali. In Italia, i giocatori sociali, ossia a basso rischio di dipendenza da gioco, sfiorano i due milioni ma coloro che si avviano verso una vera e propria patologia sono oltre 800 mila. Molti di questi sono anziani perché gli anziani hanno disponibilità di tempo e di risparmi o di una rendita, come la pensione, o persino di sussidi immediatamente e regolarmente utilizzabili. Inoltre, molti godono di buona salute, hanno figli ormai indipendenti, hanno voglia di uscire e socializzare. A questo punto, si impone (è la parola giusta) l’offerta di divertimento unito a un possibile guadagno tanto che, addirittura, nei giorni di ritiro della pensione, si verifica un’impennata di ogni sorta di giochi! Eppure, il gioco d’azzardo può diventare dipendenza generando patologia proprio come altri tipi di dipendenze da sostanze.
L’Auser, in quanto associazione impegnata in favore delle persone anziane, ma attenta all’intergenerazionalità, ha promosso nel 2013 la ricerca intitolata “L’azzardo non è un gioco” in collaborazione con il Gruppo Abele e Libera, tra persone over 65.
Sono stati distribuiti mille questionari nei circoli e sono stati intervistati in forma anonima gli iscritti e i volontari dell’Auser.

Commento di Angela Fabbri sab, giugno 21, 2014 23:38:45:

Oh, ma quanta QUANTA preoccupazione per tutti questi vecchietti e tutte queste vecchiette che vanno a giocarsi la pensione alle slot machine!
Certo preferireste che se ne stessero in casa, gli uni a guardare le partite dell'Italia (ma quali partite dell'Italia, che venerdì pomeriggio se fossi stata un vecchietto maschio sarei uscita volentieri a farmi una bella partita a briscola con gli amici) e le altre a sfornare lasagne e torte di mele come all'epoca della nonna Abelarda!
Meglio ancora sarebbe se vecchietta e vecchietto sedessero in poltrona, una accanto all'altro tenendosi per mano, fissando insieme un ricordo sul soffitto...
Che poesia! Che pathos! Così possiamo dimenticarceli là, i 2 vecchietti, almeno fino al momento in cui dobbiamo richiamarli alla realtà perché abbiamo urgente bisogno di un prestito, o, chiamiamolo col suo nome, di una regalia.
Eh sì! perché i due vecchietti sono colpevoli, molto colpevoli di essere arrivati all'età della pensione e di percepirla e quindi va serbata per figli e nipoti.
Ora, se c'è un'età dell'azzardo, signori miei che leggete e anche signore mie, è proprio quando i sessant'anni si sono passati da un pezzo.
Ma perché il vecchietto, magari vedovo, dovrebbe restare in casa invece che andare a giocare con le figurine come quando era bambino? Adesso, dietro quelle figurine, non c'è solo il gioco e la meraviglia, c'è anche la gioiosa sorpresa di qualche soldo!
E perché mai la vecchietta dovrebbe smettere di giocare al lotto, sua madre lo faceva sempre e, sapendo scegliere i numeri dei sogni e associandoli ad altri indizi, dopotutto sua madre arrotondava il bilancio familiare. Davvero non lo sapete, signore e signori?, ma allora in che mondo vivete? Siete forse della Costa Rica?
 

Risposta di Danila

Angela, io so di un fatto, andando regolarmente dalla tabaccaia per acquisto di sigarette e per pagare Postpay.
Le persone che incontro sono sempre le stesse. Donne e uomini di ogni età, che comprano non una schedina del lotto e del gratta e vinci, ma la quantità  che possono ottenere con 50 euro la volta e, non contente, si attaccano alla slot machine e ci stanno ore. (questo non l'ho visto altrimenti sarei dovuta restare da Elena un giorno intero, ma me lo ha detto lei e ci credo).
Quindi ben venga la piccola emozione di una scheda settimanale del lotto e del gratta e vinci, ma quando diventa una malattia, è un problema compulsivo. Un vizio, una droga, se vogliamo. E si giocano non solo la pensione, ma anche la possibilità di pagare l'affitto di casa, le utenze e pure il pane, e quindi vanno poi dal Parroco a chiedere un aiuto economico.
Per ora, questo è quanto, alla prossima!
Ho letto anche l'articolo, e sono d'accordo con chi l'ha scritto, ovvero, creare dei luoghi ludici, dove poter giocare a carte, ballare, o qualche altra attività creativa e ricreativa.. Non costa nulla, o poco se richiedono una quota associativa, un buon un modo per socializzare e passare piacevolmente il tempo.
Ma non reca danno. La tua ironia, sul fatto che i nipoti si aspettano di ereditare quello che i nonni si sono mangiati al gioco, è valida solo in alcuni casi. Di solito la maggior parte dei pensionati non riceve una pensione considerevole. Molti di loro, come già dicevo, non hanno una proprietà immobiliare, per cui se sottrai l'affitto, le utenze, il necessario per vivere, cosa resta loro? Intaccare i pochi risparmi che sono riusciti ad accantonare. Se subentra il vizio del gioco, non arrivano alla fine del mese. Vincono 1 e perdono 10. Perché chi deve guadagnarci è lo Stato, o le società proprietarie delle slot o di vattelapesca cosa.
Come ti dicevo, c'è la fila dal mio parroco, per chiedergli se può pagare la bolletta della luce, o il riscaldamento. E vanno a mangiare alla mensa dei poveri. Un giorno, se restano soli e non autosufficienti, si rivolgeranno alla casa di riposo, ma questi luoghi sono cari, e la loro pensione non copre che una minima parte della retta richiesta. Così il Comune deve contribuire, ovviamente tassando i cittadini. E' la storia del cane che rincorre la sua coda. Non sono d'accordo con la pubblicità del gioco. Eppure lo Stato italiano permette che tutto questo si allarghi a macchia d'olio.
Se fosse un'emozione saltuaria, lo posso capire, ma poi la passione prevale, e quei momenti diventano sempre più ravvicinati. Così saranno i nipoti, a pagare i debiti dei nonni, la retta della casa di riposo o, alla meno peggio, alloggiarli in casa propria, perché si saranno venduti anche la loro casa, ammesso che ne possiedano una.
Il gioco, come la droga, è demoniaco. Vado al parco, di tanto in tanto, con mio marito. Lì ci sono dei tavoli con le panche di legno, sotto le fresche frasche, vicino al bar e i pensionati, di ogni età, si divertono tutti i pomeriggi a giocare a scopa, scopa d'assi, scala quaranta. Senza spendere una lira. Senza scommesse, e se hanno sete, vanno al bar ad acquistare una bottiglietta di acqua minerale o a bersi un caffè. Eppure mi accorgo che si divertono da morire, bisticciando amabilmente sulla carta che non andava giocata, o su quella che invece dovevano giocare.
Scusa la lunghezza, ma questo argomento mi prende.
Hai scritto quello che ti sentivi di dire, a me piace COME lo hai scritto, ma forse si sarebbe dovuto conoscere a fondo i guasti che procura il gioco, e quando diventa una malattia, distrugge come la droga.

Danila



Di nuovo Angela:

Anche me, prende.
Forse non sei informata che, dati i prezzi, le case di riposo sono off-limit. Una badante? Percepiscono talmente tanto che probabilmente mia madre è stata l'ultima persona che conosco a potersela permettere. L'altra è tua madre, che ha te.
So bene che per i vecchi non ci sono speranze ed ecco perché auguro a quelli che lo sono già, di divertirsi finché possono, prima di diventare delle larve con gli sguardi persi nel vuoto. Questo m'importa di più, molto di più del problema di 4 vecchietti che (ma sarà vero?) giocano d'azzardo.
Come ho scritto, e questa è l'anima non-divertente del mio commento, l'azzardo vero è accettare di diventare vecchi, con tutto quello che comporta. Ebbene, io mi sto abituando all'idea e voglio che succeda a me come agli altri, se non riesco a eliminarmi prima ma questa sarebbe vigliaccheria e quindi non so se lo farò.
La verità è che quelli che giocano alle macchinette non sono i poveri pensionati, difficile che il denaro lo butti chi l'ha guadagnato con fatica, ma sono i loro nipoti. Che usano il denaro dei nonni.
Ma anche qui, come biasimarli questi nipoti? Non si possono creare reggimenti di nullafacenti che sono stati abituati a avere soldi da casa e pretendere che non cerchino un escamotage per continuare a avere soldi. Così le ragazze la danno via e i ragazzi fanno altrettanto con quello che hanno, anche se non se ne parla.
Complimenti, giovani e vecchi, siamo tutti messi bene. Ben posizionati.
Ci vorranno almeno 2 generazioni di educazione, anzi di rieducazione, per vedere cambiare qualcosa.
E a questo serviranno sì il lavoro e i soldi che porta, ma anche la conoscenza del valore del denaro e il senso del lavorare.
Questi valori non sono andati perduti, ma certo che in mezzo a cotanto casino si sono, in modo molto naturale, smarriti..
Angela   

Ancora Danila


Una risposta, seppur breve, te la voglio dare...hai ragione. Si sono persi i valori, e questo a causa dei nostri politici che sono i primi a dare cattivo esempio, perciò chi li osserva, pensa "se lo fanno loro, perché non io?" E così crolla tutto, anche i buoni insegnamenti dei genitori.
Danila

E di nuovo Angela

Anche i buoni insegnamenti dei genitori sono andati perduti. La generazione dei nostri figli, venuta al mondo dopo la società del benessere, è naturalmente solo desiderosa di avere. Perché loro è stato dato tanto di materiale da impedirgli di pensare al valore che ha ogni cosa. L'unica cosa che loro importa e di cui si preoccupano è se il bene materiale gli viene a mancare.
Lo so che hai dei figli bravi e industriosi e dei bravi nipoti, perché per fortuna qualcosa si riesce a passare da una generazione all'altra.
Ma nemmeno i tuoi figli saprebbero immaginare una vita senza frigorifero (vedi che parlo di cosa essenziale, non di motorini o auto) quando il burro si conservava dentro l'acqua e non esistevano i supermercati perché i cibi non si potevano conservare, quando si faceva la macedonia comprando al mercato la frutta troppo matura che sarebbe marcita (perché non c'erano i frigo) e te la davano per poco. Adesso va di moda la macedonia di frutta acerba che non sa di niente... E si strofinavano le bistecche con l'aglio quando prendevano quel certo odorino di ben-oltre-la frollatura.
E di tante cose che per noi due erano meravigliose, loro si sono già stancati...
Scrivo così, a braccio. Anche perché odio dare giudizi e, anche quando ci sembra di constatare soltanto, in pratica si finisce per giudicare.
Angela

Corrispondenza tra il 22 e 23 giugno 2014


2 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione, sapiente Danila, lo spettacolo di questi ultimi tempi delle macchinette dei biglietti etc. è da voltastomaco.

    RispondiElimina
  2. Caro Anonimo, mi piacerebbe che ti firmassi, quando commenti! grazie!

    RispondiElimina