POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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mercoledì, aprile 27

L'artista celeste - Micro e macro

E’ cosa nota che un tramonto dai colori pastello, o una luna che si riflette su uno specchio d’acqua, dona un’immagine poetica e ci riporta al Creatore come un Artista di indubbia bravura. Così come ogni cosa in natura: un bel paesaggio, un fiore particolarmente profumato o in un trionfo di colore. Credo che molti abbiamo cantato le meraviglie del creato, ma pochi si siano soffermati su alcuni dettagli che di norma sfuggono.
Una sera, seduta su un gradino fuori della porta di casa, osservavo uno strano spettacolo che si presentava ai miei occhi: un piccolo nocciolo contorto, spoglio delle foglie, mi mostrava i suoi rami sinuosi, stranamente illuminati come da tante lucine led. Erano gocce di pioggia che i rami trattenevano, senza farle cadere e che, illuminati dal plenilunio, decoravano in modo superbo quei rametti all’apparenza insignificanti: un piccolo albero di Natale rivestito di pioggia e di luce. Nulla di tecnologico, Il tocco della Creazione mi aveva donato uno spettacolo invernale totalmente gratis!
Mi è tornato alla mente, allora, una situazione analoga, in tempo d’estate, sempre prodotta dalla natura. Stesso luogo: il prato verde di erba appena nata, sembrava disseminato di tanti diamanti che creavano un effetto iridescente, esattamente come i cristalli o i solitari esposti alla luce di una lampada o del sole. Sfaccettature rosse, arancio, verde e blu, che brillavano come il diadema di una regina, sparse a profusione per un grande tratto del giardino. Veniva voglia di chinarsi e raccogliere quei cristalli luminosi, ma altro non erano che gocce di rugiada accarezzate dai primi raggi del sole mattutino.
Ho descritto questi doni quotidiani, eppure straordinari, della natura, per sottolineare che a volte andiamo a cercare meraviglie in luoghi sperduti e lontani, che i nostri sensi non sono mai appagati abbastanza, e la ricerca dello straordinario conduce l’umanità a guardare il macro (deserto, orizzonti infiniti, spazi immensi, costellazioni e oceani…) e non si accorge che il micro offre allo sguardo e di conseguenza alla mente ed allo spirito, spettacoli che incantano e non costano nulla!
Tutto questo mi fa riflettere: vogliamo che la nostra vita sia piena di emozioni forti, di “cose” che decorino i nostri giorni: abbigliamento, cosmetici, profumi, gioielli sul nostro corpo, e oggetti d’arredamento sempre più ricercati e costosi, per la nostra casa. Auto di grossa cilindrata, fuoriserie o SUV circolano nelle strade sempre più trafficate, dove a dirla tutta, non è più possibile correre ad alta velocità o viaggiare in spazi privi di traffico. A cosa servono queste auto, se non ad ingombrare ancor più un mondo già troppo pieno di suppellettili prive di reale utilità? Cosa serve un’auto sportiva, superveloce, se poi non puoi schiacciare l’acceleratore e “volare” alla velocità che vorresti? E un SUV, in città dove le strade sono sempre più strette, a che serve? Anche gli oggetti sono dunque suddividibili tra micro e macro. L’auto serve, ma non è assolutamente necessaria per i nostri spostamenti un’auto di grossa cilindrata, basta che abbia le ruote, sia confortevole, e ci porti dove dobbiamo recarci. Per vestirci, non serve indossare abiti firmati, basta che l’abito sia caldo e ben fatto, e potrei continuare all’infinito: le “cose” servono, perché dobbiamo vivere, però serve anche la moderazione affinché un mondo sempre più povero possa distribuire un po’ più equamente le risorse ad ogni popolazione. Così per i viaggi: possiamo cercare il bello anche a pochi chilometri da casa, dove noi italiani abbiamo mari e monti, laghi e colline in abbondanza. E città piene di opere d’arte da ammirare. Quei soldi in eccesso, spesi per andare alle Maldive o ai Carabi (ora per altro bisognosi più che mai di aiuti umanitari) per acchiappare il sole che se vogliamo andare a vedere, è esattamente lo stesso sole che illumina il nostro Paese, potrebbero essere devoluti a chi non ha neppure una goccia di rugiada o di pioggia da guardare con meraviglia, a chi il sole brucia la pelle perché non ha dove ripararsi. E quei cenoni pantagruelici che alla fine rovinano fegato e stomaco, non potrebbero diventare pasti più discreti, e condividere quanto si sarebbe speso in caviale e champagne, con chi non ha neppure un pugno di riso e un bicchier d’acqua al giorno?
Sempre questione di macro e micro! Chi ha troppo e chi non ha nulla!
Pensiamoci! Se una goccia di pioggia o di rugiada ha deliziato i miei occhi, tanto più potremmo accontentarci di poco, per dare a chi non ha neppure lacrime per piangere!
Che questa riflessione ci porti ad essere più generosi! E semplici come una goccia di rugiada.
Danila Oppio

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