POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, aprile 21

Premiazione Pegasus a Cattolica raccontata da Angela Fabbri - termina con il racconto LA BALLATA DELLA MORTA CAGATA

Sabato 16 - domenica 17 aprile 2016



La premiazione è stata estenuante. E' durata ben oltre l'una di notte. Qualcuno che doveva esser premiato nel frattempo ha ceduto e è andato via. Una signora è salita sul palco e ha detto che si era sentita male.
Mauro Corona potrà confermarti il racconto corto che ne faccio io.
Di molte sezioni hanno imprevedibilmente premiato anche il 4° e il 5° posto. Ognuno ha avuto il suo minuto per dir la sua e la foto di gruppo sul palco.
E ogni tanto tutto s'interrompeva per far correre le ballerine.
Poi hanno aperto la sezione infinita dei premi speciali. La chiudevano con un coro di tre ragazze brave e la riprendevano e poi, quando pensavi che ricominciassero con le sezioni a concorso, ecco altri gruppi di premi speciali e di nuovo il coro.
Me mi hanno premiato dopo l'una. E, sapendo quanto tutti erano stanchi, son stata corta e veloce, ma mi dicono che sono piaciuta.
Alla fine eravamo morti tutti. Poi, quando hanno chiuso il teatro, Mauro, la sua Monica, mia cugina e io, ci siamo avviati assieme a piedi verso l'Hotel (piuttosto lontano) dove tutti e 4 eravamo stati declassati.


All'improvviso vediamo un grande bar e ci precipitiamo: tutti assetati e Mauro e Monica digiuni perché non avevano fatto in tempo a mangiar nulla prima dello spettacolo.
E qui, invece, lo spettacolo comincia.
Ci troviamo un tavolino per quattro e ordiniamo con le ultime forze. Dal nulla sbuca il bellissimo ragazzo veneziano secondo premio per la poesia, venuto da solo al premio. E lo mettiamo nel gruppo. Anche lui sta al nostro Hotel.
Allora, improvvisamente, come in una bella commedia, compaiono altri attori, che son poi tutti superstiti della premiazione.
E giù a ridere a scherzare a scambiarci email, io i segnalibri e il tuo biglietto da visita, a dirci chi siamo chi non siamo chi saremo chi siamo stati e chi vorremmo essere.
E tutto va avanti a gran voce fino alle 2 e mezza.
Poi lo spettacolo improvvisato s'interrompe. Qualcuno va da una parte, qualcuno dall'altra. E il nostro gruppo, accresciuto dalle due ragazze vincitrici nella video-poesia, prosegue per l'albergo.
E' stato bellissimo: il nostro spettacolo.

Adesso ho l'occhio destro che mi lacrima e la testa un bel po' stanca, quindi è meglio che smetto. Dormito niente questa notte.
Rientro alle 3, sveglia alle 7 e mezza. Ne riparliamo domani?
Angie   

Credo di aver già detto che non sono un resocontista parlamentare e nemmeno un giornalista o un reporter.
Io... faccio spettacolo, da sola o in compagnia.
Il pranzo... appuntamento all'Hotel Cristallo alle 12. Io e Daniela abbiamo fatto colazione (lei alle 7 e mezza io alle 8 e mezza) ripreparato le valigie e fatto un altro giretto per Cattolica, sonnolenta e vuota, c'era un gran freddo domenica mattina, così come sabato era stato caldo al limite dell'umano.
Mi è piaciuta la mia colazione. Ho attinto uno yogurt alla fragola dal ciotolone alla ciotolina. Viste le fette di pane da toast fresche di forno, ne ho messe a abbrustolire 2, (intanto ho chiesto al più burbero dei camerieri un caffè, magari con il latte e lui mi ha detto 'vuole un caffè o un cappuccino?' e io timidamente 'un cappuccino'). Da 2, le fette di pane son diventate una: qualcuno si è servito senza problemi.  E ne metto su un'altra. Vado in cerca del burro e dal dispenser faccio scendere la marmellata di fragole in una ciotolina. Il cappuccino profuma di buono.
Andando via faccio i complimenti al cameriere ruvido e gli lascio un porcospino... Mi sorride.
Angie

Al pranzo mi presi un momento di solitudine e tornai a quell'angolo del giardino che conteneva tutto un mondo, dall'alto le cascatelle d'acqua che scivolavano dai vetri inclinati giù nel torrente, la pietra di travertino, il verde e i pesci rossi. Chiesto di questa foto coatta a Mauro Corona poeta. 
Ma tornando, le cascate erano gocce, le acque chiuse. E giunse una colomba bianca, volò sull'acqua e si chinò a bere. Un silenzio e un attimo. Scena rimasta fotografata nei miei occhi, senza macchina.
(Pranzo presso il ristorante "Il Mulino")


Dopo pranzo ci sparpagliamo tutti in giro cercando un po' di quiete. Con mia cugina troviamo un angolo di giardino col verde dietro e poltroncine e intanto si alza il vento e vengono nuvole viola.
Parliamo.
Di fianco e lontano da noi, una signora magra segnata in viso, sta seduta su una sdraia al centro del giardino, pigliando il sole o almeno del sole la luce.

Più tardi e stiamo tutti per partire, in piedi sulle lastre in pietra che attraversano il prato e portano all'uscita, tutti ancora in chiacchiere, gli ultimi saluti, qualcuno che si alza e mi bacia e abbraccia e bacia e abbraccia mia cugina, ecco di nuovo la signora magra con quel suo vestito misto d'azzurro,
rosa e oro sulla sua sdraia adesso messa sulla pietra del camminamento a prendere il sole che è tornato in mezzo al vento. La sento sola e la guardo sugli occhi socchiusi, mi chiedo se farei bene a avvicinarmi e a darle qualcosa fatto da me che ha rallegrato altri, come i miei dolci porcospini che
sono solo in foto ma così carini. Rinuncio, ma la sento vicina.
La Morte va invocata. E solo se vuoi morire, muori davvero.
Angela FabbrI

TEMA: LA MORTE

Ho mantenuto il mio impegno con l'Angela del secolo scorso.Ho ritirato il suo premio sul palco, parlando al microfono, sotto i riflettori.

Tutta la serata mi ha attraversato un incessante senso di morte.

Dentro, tutto si ribellava con disgusto, ma intanto il piatto continuava a venir cucinato per me. Ne sentivo il profumo.
Ma mancava ancora una mezza giornata prima che mi venisse servito.

Al pranzo, noi 5, Mauro, Monica, Daniela, io e Tommaso (il giovane secondo classificato di poesia) riusciamo a conquistare un tavolo da 8 a cui qualcuno toglie il cartello 'PEGASUS RISERVATO ALLO STAFF', dove erano già presenti le 3 ragazze del coro.
Felicissime io e Daniela per Tommy, affascinato dalle ragazze giovani e che ha vinto con una poesia sul suo amore immensamente deluso. 
Ma quando, dopo andirivieni di saluti incontri e baci, ci torniamo, le 3 ragazze sono sparite e al loro posto c'è la signora medico pediatra vincitrice di un premio speciale per la narrativa e due rappresentanti di un Circolo Culturale il cui nome mi dice qualcosa, mi dà disagio, ma non riesco a ricordare perché.
E ancora la Morte mi gironzola intorno.
E parla parla, questo perché salta fuori.
Avevo partecipato a un loro concorso, il cui tema era la MORTE  e avevo spedito "La ballata della
morta cagata". Anche loro allora ricordano, fra le decine di migliaia di racconti che arrivano in un solo anno.
E io narro a memoria l'inizio. Aggiungendo che certo era un racconto molto crudo, difficile da
proporre. Infatti mi confermano che è così, ma che qualcuno si era battuto a lungo per premiarlo.
Inutilmente.
E io, infatti, non ho più avuto notizie e  questo è il perché del disagio.
" Avevo scritto un racconto impressionante anche per me, pensavo non avrei mai potuto farlo leggere, avevo trovato il coraggio di spedirlo al concorso e non ne ho saputo più niente. “

Così adesso so anche questo. Che il mio racconto, molto crudo, qualcuno l'aveva riconosciuto come il più giusto.
Anche questo mette pace in me. Nella me che l'ha scritto e non è stata riconosciuta nel suo coraggio. Cose che accadono partecipando ai Concorsi. Qui l’ho voluto ricordare perché un racconto come questo ha un gran bisogno di una premessa.

Angela Fabbri
(Ferrara, 21 aprile 2016)


LA  BALLATA  DELLA  MORTA  CAGATA


E’ morta.
E aveva il culo merdo.
Si è cagata addosso. Forse per la paura.

Così mi trovarono e incominciarono a costruire la mia storia.
Senza sapere nulla, presero appunti, imbastirono delle circostanze che, appunto, mi stavano addosso come una veste non ancora cucita.
Eppure loro la sapevano ricucire quella veste, da dentro e da fuori, scambiandosi opinioni e incrementandole, finchè la veste non comparve sui GIORNALI: un bel fantoccio ormai acquisito, facile da interpretare da tutti, solo, un po’ raccapricciante, con tutte quelle pezze e cuciture alla FRANKENSTEIN.
Il mostro nel fantoccio non aveva più anima, ma fu animato da tutta l’opinione pubblica per qualche settimana.
Le persone sentivano che c’era stata sofferenza in quel morire e, di più, che era accaduto quello che nessuno di noi vorrebbe: esser trovato MERDO nella TERRA dei VIVI.
Ognuno di loro aveva sempre avuto il pensiero di farsi trovare lavato e con vesti pulite, se mai gli doveva capitare di finire di corsa in Ospedale col 118.
Farsi beccare col culo merdo proprio a un passo dalla tomba è una vera disgrazia.
Ora, non ha importanza sapere chi è e perché quella signora di 55 anni è morta. Molto più importante  la merda che lei ci lascia in eredità.


E’ viva.
Ma si è cagata addosso!
Forse è stata paura.
Forse è stato un collasso.
Un improvviso calo di pressione.
Guarda meglio. In questi casi si pisciano anche addosso.
Sì, è così.
E’ anche tutta pisciata.
Pisciata e cagata.
Come puzzano queste lenzuola!
La portiamo via, ma guarda, ha trapassato tutto il materasso!
Se fosse un cane morto porteremmo via tutto insieme: lei, le lenzuola e il materasso!
Lo sai, quando un cane muore, se il padrone non ha modo di nascondere il fatto, seppellendolo in terra, vengono a prendere il cane e lo portano via dentro a un bidone della spazzatura infetto come pochi, una specie di botte di plasticone rigido, e poi va all’inceneritore, anche con il suo materasso e i suoi lenzuolini sporchi.
“ Ma questa è viva: non è come la donna di tre ore fa, e infatti si sta riprendendo.
   Smettetela di dire cose truci. “
  Truci? Mica l’abbiamo ferita! ‘



“ Signorina, come va? Stiamo andando al pronto soccorso. Oh certo, lei è su un 118. E’ più
   tranquilla adesso? “
‘  Chissà cos’ha combinato ‘sta ragazza. Magari ha bevuto troppo e si è fatta di qualche schifezza ‘
“ Signorina, stia tranquilla, le tengo il polso mentre le faccio una flebo.
  Signorina, non ci lasci “
‘ Se lo fa sono solo affari suoi ‘
“ Stiamo arrivando. Adesso si prenderanno cura di lei. Ecco, guardi: adesso “

Nel letto pulito e bianco, la giovane cagata si era ripresa.
Aveva visite “ Visto che è ancora qui? E’ stata solo una forte diarrea estiva. Le hanno fatto un bel clistere “
La giovane CAGATA  VIVA rispose solo con  lo sguardo.
“ Di camomilla “
La giovane CAGATA spirò e il giovane infermiere continuò a tenerle la mano.


L’altra, la VECCHIA CAGATA, era già ferma all’obitorio.
Il suo corpo in attesa di chi sa quali visite.
C’era fresco nella grande stanza e lei era, per ora, l’unica morta di giornata.
‘ E’ stata una giornata fiacca ‘ disse il becchino di turno ‘ Questa qua, poi, non paga nulla.
  Né parenti né amici: una sepoltura GRATIS  ET  AMORE  DEI ‘
Ma comparve un giovane infermiere.
“ E’ mia madre “ disse, e la prese per mano.
Il becchino per rispetto li lasciò soli e tornò molto più tardi.
Quando constatò che il cadavere non c’era più e ce n’era un altro: quello della giovane pisciata e cagata.
‘ Anche questa qui non ha legami.
  Nessuno che la reclami.
  Oggi si fa beneficenza.
  Bene, incominciamo a prepararla ‘
Ma il becchino fu chiamato fuori a gran voce e corse.
<< E’ morta la figlia quattrenne del Dottor Pincopallo! >>
‘ Una morte BIANCA. La giornata è salva ‘

Quando tornò con il cadaverino, vide che poteva riutilizzare lo stesso posto pronto per la giovane
pisciata e cagata perché non c‘era più.
‘ Che strano! Oggi muoiono e spariscono da soli. Come se la morte stessa trafugasse i cadaveri ‘
Depose la piccola e la guardò: era stata chiesta un’AUTOPSIA, perciò aveva tempo.
La piccolina sembrava dormire serenamente. E il becchino pensò all’onta che sarebbe stata fatta a quel piccolo esserino.
‘ Se non fossi quello che sono, ti porterei io via da qui, prima ‘
“ E allora lascia che la prenda, come ho fatto per le altre due “
Il becchino guardò il giovane infermiere ‘ Ma, chi sei tu, dunque? ‘



“ Sono la Morte e come tale ho un grande rispetto per chi mi ha già conosciuto.
  Lasciala a me “
Il becchino prese la bimba fra le braccia e la affidò a chi, di morte, era più esperto di lui.

(Ferrara, Via Ortigara: ore 17 del 17/02/2007,
                                     nf 2 e 3 marzo 2007,
                                     26 aprile 2007,
                                     13 maggio 2007
               CNN           : revisione dell’ 11 giugno 2014) 
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1 commento:

  1. Desidero aggiungere solo che la 'Morta cagata' l'ho interpretata io che,nel 2007, avevo giusto 55 anni.
    Angela Fabbri

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