POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, giugno 21

Sulla Guerra (o meglio) Formiche di Angela Fabbri

C’è la guerra per preservare e conservare il proprio territorio. E allora noi, generazioni cinematografiche, di corsa pensiamo ai pellerossa che l’hanno combattuta contro i bianchi invasori.

Ma ce n’è di meno eclatanti di quelle trattate nel film “La furia bianca”(1) o nel film documentario “La cronaca di Hellstrom”(2) e che si svolgono dentro casa, direttamente sotto i nostri occhi. Parlo delle Formiche.
Quando decidono un’invasione partono all’improvviso e occupano subito i loro capisaldi. Che in genere sono il secchiaio e i muri adiacenti della cucina. E partono di notte e si spargono e non c’è modo di convincerle a tornare sui propri passi. Chi le ha avute in casa lo sa. Le formiche sono determinate: ognuna di loro è un generale e quindi non c’è modo di tagliare le comunicazioni fra il comando e la truppa.
E non c’è nulla che le spaventa, un po’ perché hanno davvero un’anima di gruppo da far impallidire i comunisti di una volta, un po’ perché nella loro struttura c’è una sostanza da cui rifuggono gli altri animali perché pericolosa e indigeribile.
Ho visto personalmente una formica stordita caduta nella tela di un ragno e come il ragno, invece che prenderla, si è allontanato in velocità.

Sono entrata in questa vecchia casa nell’ottobre 2010 e a febbraio 2011, in pieno freddo, le formiche sono uscite molto in anticipo dai loro accampamenti invernali e hanno occupato il ben noto secchiaio. Anche a piatti lavati. Loro trovano sempre qualche pallina di grasso che noi non vediamo e resta, nonostante quegli immensi detersivi così potenti che ci offre il mercato.
Però non avanzavano oltre  l’amato secchiaio. Avrebbero potuto arrivare alla stufa lì a fianco, al sacchetto del pane. No. Si sono AUTOCIRCOSCRITTE a una zona.

Ci sono tante varietà di formiche ma io, per personale esperienza, ne conosco due: quelle che fanno il nido nella terra e quelle che lo fanno dentro i muri come certi topi.
Le prime sono molto piccole. Talvolta ti entrano in casa, magari perché in balcone hai dei vasi di fiori, ma si contentano di dare un’occhiata. E poi si alzano presto e vanno a dormire presto, come le galline.
Le seconde sono toste, grandi e corazzate e niente gli fa paura. Compaiono di notte, quando tu non frequenti la cucina e cominciano a spargersi e a conquistare il territorio.
Hai voglia a convincerle ad andarsene dopo che hanno appurato che è fertile e dà buoni frutti!
Qualunque parte della cucina hanno esplorato e scelto, adesso è un loro feudo. Che darà da vivere alle loro vacche nascoste, che nutrirà i nuovi nati, insomma che farà rinascere l’intera loro comunità.
Sapendo questo, da naturalista avevo degli scrupoli a intraprendere una guerra verso di loro.
A lungo le ho osservate e allontanate, solo per manifestare loro la mia presenza.
E ho fatto anche degli esperimenti, senza mai far loro del male.
Ad esempio ne ho imprigionate due dentro un bicchiere di plastica che ho ricoperto di
pellicola trasparente. Due, così potevano scambiarsi messaggi a distanza ravvicinata mentre esploravano il loro bicchiere-prigione. E speravo che, nel risalire sul bordo, avrebbero trovato la via per uscire: la mia copertura non era certo ermetica.
Ma non ce l’hanno fatta. Così ho deciso che le formiche di casa sono abbastanza stupide. E mi è dispiaciuto.
Ho forato in più punti la copertura con uno stecchino e dopo un bel po’ se ne sono uscite attraverso i buchini.
Le ho lasciate andare a raccontare la loro avventura alle altre formiche.

Nel frattempo qualcuno mi ha suggerito un rimedio. L’ho usato. E ho allontanato le formiche. Sempre senza far loro del male. E pur sapendo che, se volevano, potevano invadermi la casa. Ma non l’hanno fatto.
Stanotte, dopo più di un anno, qualcuna è tornata. Ma l’ho convinta ad andarsene, appunto a colpi di … chiodi di garofano.


(Ferrara CNN 28 –29 maggio e 2 giugno 2012)

(1)  Furia bianca (1954)
(2)  La cronaca di Hellstrom (1971)

C'è un seguito alle formiche dell'anno scorso.
Obbligate a restare rinchiuse nel loro formicaio perchè in primavera un amico aveva siliconato, non le tette delle formiche madri un po' spente, ma i rubinetti del secchiaio e le fessure nelle piastrelle, si sono ripresentate con grande riservatezza.
Due con le ali e una formica body guard.
Sono uscite nel silenzio più completo da un forellino praticato, immagino dalle loro notevoli mandibole, nel silicone di cui ho parlato sopra.
Dunque, una body guard accompagnava due giovani future regine allo scoperto. E nel mondo.
Appassionata di scienze naturali le ho osservate, ma, essendo un essere umano, quindi un essere
superiore che comprende dove va  a parare il mondo, le ho fatte fuori tutte e tre, regine e body
guard.
Naturalmente aspettavo il seguito…
Nessuna ritorsione da parte delle formiche, ma, due giorni dopo, dal formicaio sotto il secchiaio, fuoruscita in massa di regine alate accompagnate da piccole guerriere.
Le ho accolte con un mazzo di chiodi di garofano intrisi d’acqua. Battaglia vinta.
Alla seconda sera ho accolto in modo più asciutto le piccole alate con fiori secchi e molto forti.
E intanto, da essere sovrumano e senziente, ho pensato:
E se gli lascio la possibilità di far scappar fuori in balcone le piccole regine con le ali? Così vanno a creare altri formicai?
Domani sera preparo una pista perché dal  formicaio escano in balcone senza invadere la cucina. Mi sentivo già di interpretare il film “La pista degli elefanti” (1954).
Comunque così ho fatto. Ho disseminato una scia di chiodi di garofano ad arco tra il formicaio e il balcone.
Niente da fare. Aspettato tanto, ma le piccole regine restavano in cucina arrampicate sul vetro della porta finestra.
Mi spiace. Eliminate tutte. E questo lo sto ancora facendo nelle successive sere. 
Spero di potere prima o poi ristabilire un patto di non-belligeranza e di civile-convivenza col formicaio.
E spero che qualcuna, con un ‘quid’ in più, sia riuscita a uscire. Tifo per loro. Anche perché, se mi hanno dato un gran lavoro, faccio un grande tifo per la vita che non fa del male.

(Ferrara CNN notte fra 21 e 22 giugno 2013)  
Angela Fabbri



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