POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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mercoledì, ottobre 30

FESTA DEL CAVOLO...A MERENDA!


Ma è ora di dire basta!

Cronaca spicciola, mica tanto, di questi giorni che si avvicinano ai ....baccanali di fine anno.

Desidero che si dimentichi, ricordandola ancora una volta, quella festa inusitata, stupida e maldestra che viene chiamata di Halloween, da noi italiani importata e scimmiottata, sempre insulsa, da quattro soldi, di finto orrore, da “celebrare” il 31 di ottobre, ovviamente globalizzata.
Che dopo, di quattro soldi se ne spendono veramente tanti, inutilmente, senza senso e, almeno questo, dovrebbe far riflettere e non poco, di questi giorni infelici!
Ma perché abituare i nostri bambini-adolescenti a una ricorrenza che non ha niente ma proprio niente a che fare con noi, che italiani siamo e lo saremo?
Perché ci dobbiamo adeguare ai “bisogni oziosi”, dicono rilassanti, di altri popoli quando ognuno di questi ha il suo bel carnevale? E siamo anche lontani dal nostro carnevale!
Ma è una necessità?  Ma è un bisogno? O è solo stupidità di bassa fattura? e non me ne vogliamo i così detti benpensanti.
Le nostre famiglie (tutte benestanti?, senza problemi?) non possono trovare il coraggio di dire ai loro pargoli che questa festa non s'ha da fare?, perché è inutile, perché fa spendere altri quattrini, perché li fa sembrare quelli che non sono, e non siamo, perché possiamo vivere delle nostre ricorrenze, anche allegre, che non hanno niente da invidiare a quelle d'oltre oceano.
Quand'è che decideremo di vivere delle nostre ricorrenze, antichissime e bellissime, senza dover andare a copiare quello che altri fanno? Ma perché non decidiamo di rispettare le nostre tradizioni nella nostra amata lingua, anche nei nostri diversi dialetti che vanno perdendosi in tutte le regioni del nostro paese?
Certo, i perché sono tanti e tutti meriterebbero una risposta e seria.
Soprattutto oggi, con questo nostro paese attanagliato da una crisi spaventosa che non trova similia nei decenni passati, leggiamo ancora di questa festa a cui si dedicano ingenti risorse, umane e finanziarie, pubblicità  e mirabilia, a cui i nostri bambini pare non resistano, complici però babbo e mamma che dovrebbero, invece, snobbarla e poi eliminarla.
 
E dopo, perché chiamarla “festa”, e di che?
Non ne abbiamo già a sufficienza?

E allora, domani, 31 ottobre 2013, perché non rivolgiamo un pensiero a tutti quei bambini, in Italia e nel mondo, che non conoscono il significato di quella parola, magari inviando loro un messaggio di solidarietà umana?



Gavino Puggioni

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