POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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mercoledì, agosto 3

La guerra dei Roses di Danila Oppio


La guerra dei Roses

Quale sadico piacere
hai provato nel prendere
a scudisciate la mia anima
che s’è ammantata d’odio?

Come fosse macchia d’olio
gocciolante dalla usurata coppa
d’un trabby scalcagnato.

Come fosse catrame
spalmato su una dissestata
strada periferica.

Come fosse…ora non so più.
O come fosse pantano provocato
 da un lago prosciugato.

Melma di palude, dalla quale
sorgono mostruose creature
e viscidi serpenti.

Ciò che fa più male
non riguarda l’interminabile
rosario di bugie.

A lungo cantilenate.
Neppure l’amara zuppa
che mi hai scodellato
intrisa di menzogne.

E’ l’aver inculcato odio in me
Un sentimento che
Non m’appartiene.

Detesto essere stata oggetto
D’un crudele gioco
Dalle carte truccate.

 E quindi hai vinto, ed io perso.
Ho perso la fiducia, la pazienza,
e non bastasse, ho perduto
la stima di me stessa.

Ciò che hai fatto,
mi ha trasformata
in un orribile mostro
assetato di vendetta.

Nelle mie vene plebee
ormai sclerotizzate
scorre ancora sangue blu.

Solo la carotide pulsa piano
con un leggero battito.
Ecco, ti porgo la mia gola.

Prendi questo stiletto
completa il tuo lavoro
e facciamola finita.

Mentre esalerò l’ultimo
mio respiro, sarò
sempre e solo io
ad implorar “Perdono!”

Danila Oppio
Inedita






4 commenti:

  1. Carissima,
    una poesia, a mio giudizio, molto efficace anche per una notevole aderenza fra i contenuti e le soluzioni formali destinate ad esaltarli. Sicuramente un testo che trasuda una profonda amarezza riconducibile a ripetute delusioni sperimentate in determinati rapporti affettivi di particolare importanza ed intensità: direi, quindi, un urlo di generica denuncia senza quartiere -- che tuttavia si stempera in un soprassalto di psicologica autocensura e un tenerissimo appello al "perdono" da parte di chi ci ha offesi e feriti.
    Credo che a fuorviare qualcuno possa essere stato soprattutto quel titolo: troppo legato ad un film la cui trama riguardava esclusivamente i furiosi litigi e i balzani dispetti fra coniugi, entrambi emotivamente piuttosto provati. In ogni caso, una pregevolissima poesia.
    Roberto Di Pietro

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  2. Buongiorno Roberto carissimo,
    grazie per la sua recensione alla mia poesia. Certo ho dato quel titolo facendo riferimento al film con Michael Duglas e Kathleen Turner. Ma pensavo piuttosto a tutti questi ultimi casi di uxoricidio perpetrati a causa di un profondo odio che si innesta in una coppia che non riesce a dialogare e a risolvere i propri problemi a tavolino. Pensavo anche alle guerre, e a tutte le rappresaglie di guerre intestine. Come accadde in passato, quando un popolo oppresso, stanco dei soprusi, si ribella, alla fine pare che debba ancora essere lui a chiedere scusa o perdono. La vera causa dell'odio, è da addebitare a chi lo fa nascere nel cuore dell'altro. Esattamente come quando ci si sente amati, si ama a nostra volta. L'odio non nasce per caso, avviene quando la controparte porta all'esasperazione. Le guerre più tremende accadono nelle famiglie. Non passa giorno in cui non si apprenda di qualche atto di violenza. Anche quei ragazzini che sparano nelle scuole (non sempre sono terroristi Daesh) hanno sicuramente subito delle angherie, e la loro fragile mente progetta vendetta. Quindi, a mio avviso, la radice del male va cercata in chi ha piantato il seme dell'odio nel cuore di altri. Ecco, ho scritto la poesia in prima persona, per non puntare il dito contro alcuno. Ma il significato voleva essere questo.
    Un caro saluto e grazie per aver dedicato del tempo alla lettura del mio componimento.

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  3. 3 agosto 2016

    Verissimo, cara Danila: sottoscrivo pienamente la sua analisi delle complesse "motivazioni" psicologiche che spesso tendono ad abolire i confini fra amore e odio nei rapporti umani.
    D'altra parte è indubbio che, tradizionalmente, il valore di un' opera letteraria dovrebbe essere direttamente proporzionale alla sua intrinseca plurivocità: ossia alla presenza di molteplici significati sovrapposti che un testo (come questo suo, ad esempio) è simultaneamente capace di suggerire. Ho detto "tradizionalmente" in quanto, oggi come oggi, gli scrittori sono sempre più propensi ad esprimersi privilegiando il nudo senso letterale (sottovalutando implicitamente le facoltà intellettive dei lettori?...),purtroppo a scapito di tante ulteriori sottili potenzialità che la migliore letteratura da sempre possiede. Per me è sempre molto gratificante imbattermi in rari autori che -- segnatamente come Danila Oppio -- dimostrano di saper ancora gestire la propria creatività secondo la grande lezione dei nostri più illustri maestri del passato. (*)
    Grazie delle sue amichevoli attenzioni. Le apprezzo di vero cuore.
    Roberto
    (*) Proprio oggi ricorre il triste anniversario della morte di Rodolfo Tommasi, un poeta/critico/pensatore di impareggiabile vaglia: un "maestro" fra i pochi veri, indimenticabili maestri del nostro secolo. Rendiamo ancora un piccolo omaggio alla sua memoria.
    Roberto

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  4. Grazie per quanto mi sta dicendo...troppo buono Roberto!
    Oggi ho due tristi anniversari da ricordare, poiché anche mio padre è scomparso in questo stesso giorno, seppur nel lontano 1978.
    Li ricorderò entrambi, ora che sono in quella dimensione dove non c'è più dolore, tormento, affanno!
    Un abbraccio nel ricordo di Tommasi

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