POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, novembre 11

KARMA di Danila Oppio











 Quando un uccello è in vita, mangia le formiche.
Quando l'uccello è morto, sono le formiche a nutrirsi di lui.
Il tempo e le circostanze possono cambiare in ogni momento.
Non disprezzare o urtare nessuno in vita.
Tu puoi essere potente oggi. Ma ricorda.
Il tempo è più potente di te!

Karma è una parola sanscrita che può essere tradotta semplicisticamente come “agire”. In tal senso “azione” è quella indicata nelle filosofie orientali come azione spinta dalla volontà in relazione al principio di causa ed effetto, vincolando gli esseri dotati di intelligenza e capaci di provare emozioni e sensazioni, al Samsāra ovvero al ciclo di vita, morte e rinascita. Il Karma è un concetto centrale nell'Induismo, nel Buddhismo e in altre religioni. Verso il XIX secolo cominciò a diffondersi in occidente sotto la spinta della società Teosofica e attualmente riveste un importanza centrale in numerose discipline New Age. Nella religione Induista il Karma si riferisce sia all’attività come agire in senso stretto sia tutte le conseguenze derivate dalle azioni che un individuo ha compiuto nel corso delle vite passate. 
Il Karma Yoga è una via per ottenere la liberazione chiamata anche “Moksha”. Nel Buddismo il Karma rappresenta il “Principio Universale” in virtù del quale “un’azione virtuosa” genera benefici nelle vite successive, mentre un’azione “non virtuosa” genera malessere e disagi nelle vite successive. In sostanza il Karma connette ogni essere intelligente al ciclo del samsāra così che tutto ciò che esso compirà avrà delle ripercussioni, negative o positive a seconda dei casi, nella vita futura. Tuttavia esiste un tipo di karma che non è né positivo né negativo: esso porta alla “liberazione”. Qualunque manifestazione scaturita dagli esseri senzienti è costituita da una certa quantità di “semi del Karma” che, dovranno essere distrutti affinché possano liberarsi dal ciclo del samsāra. La liberazione da questi semi può avvenire solo nel corso del tempo fino a che non si raggiungerà l’illuminazione. 

Quando il debito karmico sarà estinto, l’essere non sarà più vincolato al Karma e di conseguenza al samsāra e potrà finalmente raggiungere il Nirvana.  In linea generale dobbiamo riflettere e concentrarsi sulla nostra esistenza presente per fare in modo che le nostre azioni, i nostri pensieri e sentimenti siano purificati da intendimenti negativi, pericolosi sia verso noi stessi che verso gli altri. Non dobbiamo credere che ciò che facciamo ora non abbia conseguenze sulla nostra esistenza. Prima o poi le nostre colpe busseranno alla porta dell’anima e del cuore, i nostri errori si ritorceranno contro in un ciclo senza fine se non abbiamo l’umiltà e la forza di correggere le nostre mancanze. Essere consapevoli che alcune nostre azioni possono risultare negative ci aiuterà ad evitare nella vita presente e nella vita futura di commettere gli stessi errori e di elevarci così in un piano superiore fino a che non saremo del tutto liberi da quello che comunemente viene chiamato "peccato".

Detto questo, e premetto che non sono buddista né tanto meno induista, credo sia vero  che alla fine si arrivi alla catarsi, che spesso è erroneamente interpretata come un giudizio e punizione estrema. In effetti così non è.

Nella religione della Grecia classica, consiste nel rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l'anima da ogni contaminazione.

In psicoanalisi, è ritenuto il processo di liberazione da esperienze traumatizzanti o da situazioni conflittuali, ottenuto col far riaffiorare alla coscienza dell'individuo gli eventi responsabili, rimuovendoli dal subconscio.

Direi che è troppo comodo, rimuovere dal subconscio il male che abbiamo fatto ad altri. Quelle ferite procurate al prossimo, vanno ricordate, e possibilmente lenite con la consapevolezza di aver sbagliato, e quindi cercando di porvi rimedio, non fosse altro che battendosi il petto pronunciando un sincero “mea culpa”.
Ma gli esseri umani pensano solo a se stessi, e una volta che hanno rimosso dalla coscienza gli errori commessi, se li gettano alle spalle. E chi ha sofferto per le azioni o le parole ricevute, non può che farsene una ragione, e perdonare.
Il perdono però non è così semplice da donare…non è facile dimenticare, né tanto meno curare certe ferite che sanguineranno per anni. Perché il male (il peccato) è un’onta gettata sul prossimo, difficile da smacchiare dall’anima.

Peccato è un sostantivo che non va più di moda, si evita di scriverlo e pronunciarlo, proprio come fosse un “peccato” solo citandone il nome. Ma peccato è tutto quello che fa male, a noi stessi o agli altri.

Non so come si possa vivere con la coscienza sporca, se questa mai dovesse rimordere. Certo chi non ne ha, vive benissimo e continua a vivere la propria esistenza senza preoccuparsi delle conseguenze.
Ma chi ancora ne sa ascoltare la voce, dovrà arrendersi al destino: il karma, visto anche con occhi occidentali, si può paragonare ad alcuni proverbi, come ad esempio: “chi la fa, l’aspetti”. Il male è come un boomerang, quello che si fatto di male, prima o poi, ritorna a chi  l’ha prodotto.
Ho sempre perdonato, ma non mi è stato possibile dimenticare il male ricevuto, soprattutto gratuito.
Il perdono è un toccasana, un rimedio contro una sofferenza che diversamente potrebbe incrinare la stabilità psichica e talvolta anche fisica di una persona.
Ma il ricordo del male ricevuto, è memoria per non farlo a nostra volta.
E’ peccato trattare con freddezza chi vorrebbe ricevere calore umano, è peccato rompere un’amicizia o un amore per banali motivi, è peccato non solo uccidere un corpo, ma anche un’anima, un sentimento.
E nel tempo si riceverà, magari da altre fonti, il meritato castigo.
Non ho mai maledetto nessuno: male dire significa non solo parlar male di una persona, ma augurarle il male. Non lo auguro a nessuno, nemmeno a quelli che di male me ne hanno fatto tanto.
Ci penserà il karma a dar loro la giusta ricompensa. Soffriranno come hanno fatto soffrire me, e allora forse capiranno dove hanno sbagliato.

Danila Oppio




2 commenti:

  1. Difficile che un uccello mangi le formiche. Ma esistono anche uccelli suicidi, solo per rendere valido il fatto di poi e cioè che le formiche mangino l'uccello morto. Che tristezza inutile!
    Angela Fabbri

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  2. E' Siddharta che lo dice, che gli uccelli mangiano le formiche e il picchio verde si nutre di quelle che si annidano in qualche cavità di un albero. Il discorso va oltre, ovvero chi si crede potente e pensa di assoggettare il suo prossimo (ne vediamo ogni giorno in politica!) alla fine fa la fine dell'uccello mangiato dalle formiche...muore anche lui...non c'è scampo!

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