POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, novembre 24

LA ROULOTTE di Edi Morini



La notte in discoteca è stata davvero memorabile: vibrante di musica e sfavillante di luci, animata da danze e risate senza fine, resa ancora migliore da spuntini appetitosi innaffiati da vini locali. Una nottata incantevole senza orari fissati per il rientro. Sia io che Gianni e Marco eravamo perfettamente attrezzati per ogni evenienza: portavamo con noi le protezioni giuste, per evitare malattie sgradevoli e gravidanze indesiderate.  Per nulla al mondo avremmo voluto che il nostro piacere generasse piccole vite indesiderate. Avevamo decollato dal nido familiare muniti di ogni precauzione possibile. Ma, mentre i miei due compagni di avventure sono spariti a un certo punto per  aspettare l’alba tra le braccia di due splendide ragazze consenzienti, io mi sono limitato a chiacchierare, scherzare, ascoltare.  Tutti e tre avevamo delle ragazze in famiglia: chi una sorella, chi una cugina,e soprattutto tutti abbiamo una mamma…Mi sarebbe sembrato di sporcarle approfittando di quelle  adolescenti che non avrei forse mai più incontrate.
Spesso ho sentito raccontare amori estivi, amori di gruppo, scambi di coppie. Ma non fa per me. Non li condanno, ma non ne voglio sapere.
 Negli sguardi dolci e fieri di quelle giovani donne allegre palpitavano, nonostante tutto, gli echi delle tragedie che avevo studiato. Rivedevo con gli occhi del cuore l’espressione fiera, assorta, triste e paziente di Penelope, in attesa di Ulisse. E mi pareva di risentire il pianto delle coraggiose  donne dell’isola di Chio.
La Grecia, da sempre, è culla eterna, patria ancestrale di arte, di storia, di spiritualità e di conflitti combattuti in difesa della libertà. La strage di Chio è stata un genocidio troppo presto dimenticato, culminato nel massacro di migliaia di greci nel 1822. Innocenti massacrati  dalle truppe musulmane turco-egiziane guidate dal generale Ibrahim Pascià.
 I greci delle isole vicine giunsero a Chio ed incoraggiarono i residenti a perseverare nella lotta per l'indipendenza del Paese. In risposta, le truppe ottomane sbarcarono sull'isola massacrando migliaia di persone. Il massacro fu un oltraggio internazionale e portò ad una solidarietà sempre maggiore nei confronti dei greci, che vennero sostenuti da potenze straniere fino alla liberazione finale.  I fatti di Chio costituirono un episodio simbolo della guerra d’indipendenza greca. Trentacinquemila donne di ogni età furono oltraggiate e deportate, mentre la popolazione civile venne trucidata.
Forse è la mia innata timidezza, forse sono queste memorie scolastiche, ma ho scelto di rispettare le affascinanti amiche di una sera, ignorando la loro disponibilità a costo di apparire un tantino imbranato. La musica mi incanta e il mio pensiero, mentre offro il meglio di me stesso sulla pista da ballo, vola distante. Penso alle note struggenti della mia chitarra, che mi aspetta nella tenda, e alla magia della musica che può portarci via da tutto, liberandoci dal dolore, dal rancore, dalla paura.
Melodie popolari e armonie immortali permettono a popoli sconosciuti, che non comprendono le rispettive lingue, di capirsi lo stesso per stringere amicizie. La musica è una lingua internazionale, che parla di dialogo, comprensione, fratellanza, poesia, libertà.
 I valori testimoniati meravigliosamente da San Francesco d’Assisi, che mi è particolarmente caro.
Sono sicuro di voler aiutare gli altri con le note della mia chitarra. E non sono altrettanto certo di volermi consacrare a un amore terreno. Mi sento attratto da un Amore più grande, diverso, sconfinato. Non so ancora quale sarà la mia strada. Al termine di questo viaggio spensierato, dovrò decidere del mio destino umano e scolastico. Possa Iddio guidarmi, tenendomi per mano.
Ci siamo ritrovati tutti e tre nella tenda che eravamo riusciti a procurarci in maniera un tantino avventurosa, crollando sfiniti praticamente all’alba. Pronti per una solenne dormita. Eravamo in vacanza e gli orari non avevano alcuna importanza. Ho ascoltato Gianni e Marco raccontare le loro avventure amorose con toni altisonanti, e ho inventato anch’io qualche prodezza, com’era di prammatica. Nessuno di noi aveva esagerato con gli alcolici, né abusato di altre sostanze. Sprofondammo in un sano sonno beato, ristoratore.
I giorni a seguire furono ugualmente fantastici, vissuti all’insegna dell’umorismo e dell’improvvisazione. Autostop, treno, barca, ogni mezzo era buono per spostarci ed esplorare il mondo circostante. Spiagge assolate, mare blu pulito e trasparente dalle mille sfumature pastello, suggestive quanto minuscole chiesette che non riuscivano a contenere tutti i fedeli che partecipavano a una funzione.
Ogni tanto lavoravamo occasionalmente in qualche fattoria o presso un ristorante: quel tanto che bastava per prolungare la vacanza. Abbiamo avuto sovente la fortuna di imbatterci in gente che capiva il francese o l’inglese, due lingue che, tra tutti e tre, masticavamo in qualche modo.
Impossibile descrivere la selvaggia bellezza di Mikonos, con le basse costruzioni bianchissime sospese tra cielo e onde, un’isola unica nel suo genere, accarezzata da acque turchine mitiche, culla di leggende e di sirene.
Nonostante tutto, anche se non lo avremmo mai ammesso apertamente, ci mancavano le comodità e l’atmosfera di casa. Avvertivo acutamente la nostalgia delle premure di cui i miei cari sapevano circondarmi, rimpiangevo i bisticci bonari con i miei fratelli e le effusioni spontanee dei miei animali domestici. Timmy, un bel cagnone meticcio adottato al canile, che mi svegliava scodinzolando ogni mattina e i due gatti pestiferi, Tecla e Coccolone, madre e figlio, sempre intenti a combinare spassose marachelle o a fare le fusa poco distanti da me. I miei tesori, che certo si chiedevano dove fossi finito. Il rimorso faceva capolino, vago ma insistente, ricacciato ma costante.
Così, quando una immensa, confortevole roulotte con una bella targa italiana si profilò all’orizzonte, farci avanti fu istintivo. La  rassicurante coppia proprietaria del mezzo fu felice di conoscerci.
 Lui si chiamava Astore e sembrava uscito da una favola greca: era un bell’uomo  molto alto e robusto, un simpatico gigante chiacchierone dagli immensi occhi azzurri come il mare, con lunghi, lucenti capelli rossicci color del tramonto, e una patriarcale barba fluente. Lavorava come valente fisioterapista di una  celebre squadra di calcio, di cui eravamo tifosi all’unanimità. Aveva mille coloriti aneddoti buffi da raccontare.
 Sua moglie, Carlotta, era una brunetta riservata e striminzita, piccolina, sorridente, guardinga. Un’infermiera sul territorio. Avevano pressapoco l’età dei nostri genitori e provenivano dalle fredde montagne piemontesi. Abitavano in una vallata sperduta che confinava con la Francia. Ci invitarono subito a cena e ci offrirono di fare una doccia. La roulotte era attrezzatissima, praticamente un miraggio, con saponette profumate e asciugamani morbidi, puliti a volontà.
Astore cucinava benissimo e finalmente abbiamo gustato prelibatezze dimenticate da troppo tempo.  Cibo abbondante preparato con la massima cura, rosè frizzante e persino i dolci per concludere.
Dopo, intorno a un bivacco improvvisato lungo il bagnasciuga, cominciarono le prime confidenze. Furono gli adulti a spezzare il ghiaccio, inaspettatamente.
Carlotta e Astore erano venuti in Grecia per riabbracciare Carlo e Selma, il maggiore dei loro figli e la nuora. Tempo addietro, i due virgulti avevano bruscamente tagliato i ponti con il mondo cosi detto civile, per reinventarsi in quella terra sotto vari aspetti ancora povera, primitiva. Selma e Carlo avevano deciso di riconciliarsi con la natura, di lasciarsi alle spalle l’inquinamento, la frenesia, la premura, la competitività, le scadenze. Sebbene avessero studiato con buoni risultati e ottenuto entrambi eccellenti posti di lavoro, avevano maturato una scelta contro corrente. Lasciando l’alloggio ben accessoriato in cui vivevano, le amicizie, le brillanti prospettive future, per trasferirsi a vivere come nomadi improvvisati in un remoto villaggio di pescatori.
Ogni tanto cambiavano borgo, intenzionati a non mettere radici, finendo intrappolati in situazioni precarie. Erano rigidamente vegani. Camminavano a piedi scalzi e Selma aveva partorito in casa i loro due bimbi, Alessio e Marina. Come le donne di una volta. Distante da imposizioni ospedaliere. Come Eva agli albori del mondo.
Astore e Carlotta, come avrebbe fatto qualsiasi nonno esemplare, venivano a trovarli appena possibile: portando con sé abiti, denaro, giocattoli, scarpe e tutto ciò che poteva servire a una famigliola di quattro persone senza  un reddito fisso. Nonostante il tono lieve della conversazione, si intuiva la loro  fondata preoccupazione, aldilà della mentalità moderna che si sforzavano di ostentare con tagliente homour. Figlio e nuora rifiutavano ciò che ambedue rappresentavano: la medicina tradizionale, gli antibiotici, le vaccinazioni, le visite di controllo di routine.  Scoppiavano frequenti discussioni nonostante la buona volontà reciproca di accettarsi.
Alessio e Marina, peraltro sanissimi, crescevano allo stato brado e i nonni dubitavano che avrebbero mai frequentato seriamente la scuola, acquisendo l’istruzione indispensabile per cavarsela nel mondo odierno. Li adoravano e si tormentavano immaginando un avvenire fosco.
Sullo sfondo, la risacca faceva da colonna sonora, mentre migliaia di stelle luminose sembravano intente a giocare con la spuma in cui si riflettevano birbone. Per garantire un intervallo gradevole, proposi alcuni brani di chitarra e ben presto ci ritrovammo a cantare tutti insieme. Non brilli, ma sazi e rilassati.
Era inevitabile che il nostro pensiero, a questo punto, andasse anche ai nonni che ci avevano allevati mentre i nostri genitori erano al lavoro. Marco doveva ai nonni paterni i rari momenti di trasgressiva semplicità e sano divertimento che avevano rallegrato la sua infanzia monotona: di origini contadine, lo lasciavano giocare con la terra e con i cani ogni volta che era affidato a loro. In  compagnia degli antenati gustava coccole insuperabili e manicaretti succulenti, poteva essere un bimbo come tutti gli altri, ignorando l’etichetta, rotolandosi nel fango, sbucciandosi le ginocchia, divorando gelati e correndo con i piccoli della sua età a perdifiato.
I nonni di Gianni, sia quelli paterni che quelli materni, si erano presi cura di lui con infinito affetto, cercando di tamponare le falle genitoriali e di provvedere alle sue necessità. Doveva a loro le vacanze a Miramare di Rimini, le gite in montagna, l’amore per lo sport e la fede che gli avevano trasmesso.
Per i miei quattro nonni invece, io modestamente rappresentavo un prodigio. Era arrivato inatteso, ultimo miracoloso nipote, e mi avevano accolto con indiscusso giubilo. Mi inondano tuttora di regali, carezze, sorprese. Vado con piacere a trovarli: so che mi vogliono un gran bene a dispetto di qualunque pasticcio  possa combinare.
Mi chiedo come reagiranno se diventassi frate francescano.
La nostalgia per le brave persone che in qualche modo erano sicuramente in ansia per noi tornava ad affacciarsi. La mattina seguente, Astore e Carlotta ci permisero volentieri di usare i loro cellulari per dare notizie a casa, dove in effetti serpeggiava una certa ansietà.
Decidemmo di tornare in Italia tutti insieme. Avremmo visitato ancora un po’ la Grecia, sostando a Rodi e a Milos per le cure termali a cui i nostri ospiti tenevano particolarmente, poi saremmo rientrati in massa. Non avevamo più il problema dei pasti, era come se un abbraccio caldo e protettivo ci avvolgesse accogliente.
Eravamo liberi di scorazzare e di trascorrere le serate come preferivamo, ma poi c’era la roulotte ad aspettarci.
Milos è un’ isola indimenticabile, situata nell’arco vulcanico dell’Egeo settentrionale, i  terreni là sono caldi, assicurano vapori e pozzi di acque termali.


Si tratta di un’ isola speciale, colma di ricchezze geologiche. Importanti aziende minerarie ricavano la bentonite, il caolino, la perlite, e la pozzolana, e la loro attività  frena lo sviluppo turistico  per conflitto di interessi.

Tra le tante ricchezze non sfruttate ( la geotermia, le miniere d’oro, il cui sfruttamento la popolazione ha sinora rifiutato ), ci sono le acque termali, poco note ai turisti e spesso agli stessi isolani.


Le acque termali di Milos si usano da millenni a scopi curativi. Ippocrate nella sua “Peri Epidimion ” citava questa risorsa, certo che fosse provvidenziale contro dermatiti e obesità. Attualmente a Milos funziona un ottimo piccolo centro termale ad Adamas, all’interno di una grotta chiamata “Ta loutrà tou lakkou”, le terme della fossa. L’acqua ha una temperatura dai 35 ai 41° C, e il pozzo è caratterizzato  da una base di cloruro di sodio. Apprezzatissimo per debellare neuro artriti e artrosi, osteoporosi, mialgie e nevralgie, reumatismi, malattie femminili.

Un tempo le acque termali di Milos si usavano per curare le malattie dermatologiche a causa del contenuto di zolfo. Una delle sorgenti, conosciuta come “Loutrà Alikìs”, era consigliata per le patologie femminili e la sterilità. Oggi la grotta è murata e non funziona. La sorgente Aliki, di fronte alla centrale elettrica, in riva al mare, sembra generi le stesse acque.

In generale le acque termali di Milos non sono sfruttate. Acque termali e soffioni si incontrano un po’ dovunque vicino al mare, sono gratuitamente accessibili: ma è facile accedervi  nelle zone di Kanava (Terme di Aliki ) e nella parte destra della spiaggia di Paleochori.


Pur essendo nel fiore degli anni e in perfetta salute, ci ha fatto comunque piacere sperimentare le virtù delle terme. Chissà che non ci assicurino un inverno senza raffreddori. Abbiamo incontrato parecchi italiani là.
Tra loro, Daniela, una irresistibile donna senza età che Astore e Carlotta avevano quasi adottato durante i loro viaggi precedenti. Erano carichi di provviste anche per lei, che li ha accolti con festose esclamazioni di genuino giubilo.

In Grecia, il randagismo è un fenomeno dolorosamente diffuso. Cani e gatti raminghi vivono in media due anni soltanto. Sono esposti ai maltrattamenti, alla fame, alla paura, alle malattie.
Daniela si è stabilita da tempo immemorabile in una grotta spaziosa e confortevole, dedicandosi totalmente a loro. Li soccorre, li cura, li rifocilla come può. Inselvatichisce gioiosamente in loro compagnia.
 La sua attività consiste nel consultare le Rune e i Tarocchi per un ristretto pubblico di fans. Chi frequenta le terme ha imparato a volere bene a lei e alle sue bestiole. E’ una strega buona, scarmigliata e sorridente.
Le turbolente traversie politiche che hanno provocato ripetute crisi economiche in Grecia hanno favorito anche il terribile fenomeno degli abbandoni. Si vocifera di tre milioni di cani e gatti lasciati per strada, in balia di un destino spesso infausto. Luoghi  stupendi fanno da sfondo a tragedie quotidiane.
Ci sono zone più fortunate, come la penisola del monte Pelion dove, tra ulivi, ruscelli e maestose foreste, mici e tabui vengono sterilizzati e vaccinati, nutriti e lasciati felicemente liberi, mai rinchiusi ma sempre accuditi. Si tratta però di una eccezione.
Anche Daniela ha una storia da narrarci. Ha lavorato per oltre trentacinque anni in Italia, nel grande Nord, per poi ritrovarsi  sola, senza salario né pensione. Divorziata, era igienista  in uno studio dentistico e una lunga, tormentosa relazione la univa a uno dei suoi datori di lavoro, regolarmente sposato e ben deciso a salvare la facciata. Un illustre professore che, quando lei era una giovane madre rimasta sola ad allevare la sua bambina, le aveva detto:”O così, o te ne vai!”. Un ricatto occupazionale\sessuale antico come la terra stessa.
Daniela, nonostante gli inizi infelici, avrebbe potuto amarlo se fosse stato meno prepotente, geloso, violento e  tirchio.
 Diventato nonno di ben due gemelli, il famoso dentista decise di liberarsi dell’amante che da tempo reclamava più spazio e dignità per il suo ruolo, stufa di doversi accontentare delle briciole del suo tempo e di uno stipendio striminzito. Lo screzio culminò in un licenziamento improvviso, senza preavviso, senza giusta causa, né referenze. Una condanna per una donna che aveva sorpassato gli “anta”. Avrebbe potuto metterla in cassa integrazione, ma non volle. I colleghi avallarono quel mobbing atroce.
Daniela si rivolse invano alle forze sindacali che dovrebbero tutelare i lavoratori, capitanate in loco da un’avvocatessa che conosceva da sempre, quasi un’amica. La sua fiducia fu tradita ancora una volta e la sua causa fu venduta. Si ritrovò a perdere la vertenza con spese assegnate. Non trovò un altro impiego. E fu così che si rifugiò in una grotta, distante dalla sua terra natale, circondata da creature innocenti e leali che non l’avrebbero mai ferita. In Italia aveva lasciato la figlia e il genero che temevano di doverla accogliere e un mucchio di conoscenze storiche sfumate con l’avanzare delle sue disgrazie. Lì, sull’isola, era la signora degli animali e si sentiva una regina. Se le norme pensionistiche italiche non fossero mutate, avrebbe ricevuto un appannaggio mensile. Così, non aveva nulla oltre al suo mazzo di Tarocchi.
I cani, di ogni età, taglia, indole e razza scodinzolavano contenti intorno a lei. Mentre i mici formavano una soffice piramide che la sovrastava quando piombava addormentata.
 In qualche modo, riesce a sfamarli tutti. Perché Dio e San Francesco provvedono alle creature indifese. Sono certo che il Santo di Assisi veglia su questa donna stanca, che appare piccola e sperduta nella sua caverna. Che vuole apparire forte e si rivela inconsapevolmente fragile.
Insieme a Gianni e Marco scattiamo numerose fotografie agli animali. Le diffonderemo tramite i giornali italiani e certamente qualche animalista generoso raggiungerà la cartomante sull’isola per aiutarla.
Mentre una falce di luna ci accarezza con i suoi raggi d’argento, Daniela consulta per noi gli Arcani maggiori e minori. Non ha la pretesa di essere infallibile, ma il suo volto appare concentrato nello sforzo di proiettarsi oltre i confini della realtà palpabile. Sta volando oltre la miseria, i ricatti, la violenza, sta accarezzando una Dimensione diversa, impalpabile e migliore. Gli Arcani, con tutto il loro antichissimo bagaglio di saggezza pittoresca, volteggiano solenni, componendo caleidoscopi d’infinito.
A Carlotta e Astore, la maga promette che Selma e Carlo torneranno in patria con Alessio e Marina. Rimarranno originali, fantasiosi e bizzarri a vita, sentenzia maliziosa: ma i bambini frequenteranno la scuola e avranno un’esistenza confortevole. Nell’ombra, avverto due sospiri di sollievo.
Per Gianni prevede un avvenire sereno. Avrà una brava moglie e una famiglia regolare, che lo compenserà di tutto quello che ha patito. Sarà un buon marito e un lavoratore assai apprezzato.
Marco dimenticherà un tantino le consuetudini e il bon ton per trasformarsi in un artista in carriera applaudito e ricercato. Anche lui incontrerà l’amore e avrà la giusta fetta di gioia.
Quando arriva il mio turno, Daniela diventa seria, pensierosa, quasi triste. L’Impiccato, la Torre e l’Eremita annunciano un mistero difficile da svelare.
-        C’è una grande spiritualità – afferma solenne – affronterai  prove difficili, ma riabbraccerai i tuoi cari dopo una serie di peripezie-.
Le chiedo se mi sposerò. Scuote la bella testolina arruffata:- Diventerai un bravo frate, non in carriera ma in corriera, un frate in gamba che…non brucerà mai una strega!! Rammenta che il tempo dei roghi è finito!-
Le sue lunghe dita affusolate e rugose mi accarezzano teneramente. Quella carezza che vorrebbe darei ai nipotini che forse non vedrà mai.
Il rientro è avvenuto nel migliore dei modi. Rodi è stupenda e siamo stati entusiasti, dell’isola e della nostra esperienza in generale. I nostri parenti ci hanno visti tornare a bordo della roulotte. Ormai preoccupazioni e arrabbiature erano sfumate. Tutto si è concluso con un abbraccio generale. Anzi, si è creato un legame di simpatia anche tra i nostri familiari e la coppia che si è occupata di noi con tanta sollecitudine.
Sto per recarmi ad Assisi a studiare musicoterapia e sono fiero dell’indirizzo che ho scelto, del cammino che sto per iniziare. Ma il ricordo della nostra vacanza in Grecia rimarrà scolpito nel mio cuore.
 Edi Morini

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