POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, novembre 25

PRESAGIO DI GUERRA? di Tommaso Mondelli







Mi trovai un giorno in una stanza semibuia è illuminata solo dalla luce tenue del focolare alimentato da legna di quercia, leccio e ginestra.
     Quella stanza, aperta ed esposta a mezzogiorno, aveva una sola finestra senza vetri. Nella stessa vi si entrava scendendo uno scalino, dalla parte del piazzale antistante, in terra battuta. Ai due lati del focolare c’erano due panche molto ampie, fatte a cassettone allo scopo di contenere oggetti da dispensa.
      Le due panche di legno erano coperte da due materassini di lana adatti, certamente, anche a dormirci sopra.
   Al lato sinistro del focolare, agganciato a un chiodo conficcato nel muro in calce e pietra, era sospeso uno schioppo monocanna e ad avancarica: la forza armata, per un casolare in aperta campagna.
     Ero un ragazzino di circa quattro anni e mi ero seduto sulla panca. Lo schioppo era a portata di mano. Per un po’ quel giocattolo lo osservai con un misto di curiosità. Una forte tentazione per me, verso quell’oggetto pericoloso, fu quella di metterci le mani. Ero lì a godermi il tepore dell'ambiente ma, a un certo punto io, il Pierino di turno, pur non essendo certamente ignaro di cosa si trattasse o a cosa servisse, ne venni conquistato e tentai il gioco. L’arma era lì accanto a me, ed io ero solo.  Lasciandomi trasportare in una dimensione di sicurezza e di forza, presi coraggio.
      A un certo punto, senza staccarlo dalla parete, essendo lungo più del doppio della mia statura e di un certo peso, privo dell'idea di farne uso come gli adulti lo toccai e, notando che aveva un ponte e due diversi attrezzi alterni, ne mossi uno, il così detto cane, che restò aperto e bloccato. Se fossi stato consapevole delle conseguenze, avrei potuto lasciare tutto così; ma qualcuno si sarebbe potuto accorgere che era stato manomesso e, forse, era meglio rimediare. Cerca così di riportarlo nella precedente posizione ma non vi riuscii. Avrei dovuto agire sul cane e grilletto in contemporanea, ma non avevo mai visto fare da nessuno quell’operazione. Provai se fosse stato possibile con l'altro, e l'efficacia fu seguita da un boato che aprì nel tetto a coppi un consistente cratere. Intanto lo strattone, praticato dal conseguente effetto del rinculo, staccò l’arma dal chiodo e la mandò stesa sul pavimento. 
      Mi spaventai e, non presagendo quale castigo mi sarebbe stato imposto per l'imprudenza, prima fatto che pensato, fuggii all'esterno per immettermi in un tratturo e corsi via.
    Il botto dello schioppo e il volo dei coppi in aria, lo squarcio rotondo nel tetto, accadde tutto in un attimo: così raggiungere la porta e imboccare il tratturo in direzione est, fu come avere nelle gambe un carburante al fulmicotone, in compagnia di un batticuore causato dalla tremenda paura.
Si trattò forse di un presagio? Ovvero che avrei imbracciato un fucile, ma questa volta per partire soldato, a guerreggiare?

Tommaso Mondelli
Questo racconto è pubblicato sulla rivista online dicembre 2016 L'Approdo

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