POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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domenica, luglio 9

I RACCONTI DEL CARRUBO di SALVO FIGURA

I racconti del carrubo
Di Salvo Figura




C’è un luogo, tra Rosolini e Noto, in cui il sole d’agosto cuoce la terra che tremola ed evapora in cielo.
Mio padre diceva che il posto era sotto la quota del mare e io, piccolo, non capivo come l’acqua salata non lo coprisse.
Il mare si intuiva, lontano, tra tamerici e ogliastri rachitici.
Eravamo i nipoti di Don Natale, il Massaro ricco e giocavamo con gli otto figli del mezzadro, ‘mpa ‘Ntuoni, che aveva a stento di che nutrirli. Ma i bambini, d’estate, eran tutti poveri, scalzi e coi calzoni sdruciti.
Grazzia di Ddiu ca me li mandò tutti masculi, accussì abbadano alla campagna. – diceva ‘mpa ‘Ntuoni.
In mezzo alla pietraia, dietro il vigneto, il nostro ombrellone era il vecchio carrubo. Era verde, frondoso, ritorto e fresco. Sotto la chioma, nell’ora dell’occhio del sole evocavamo streghe e spiriti dei campi. E protetti dalle fronde l’astro non ci scalfiva.
Nove cugini, per nove balate, seduti all’ombra, felici e assordati dal frinire sguaiato delle cicale.
Querule, protestavano al cielo la calura del giorno.
Una di quelle estati venne lei. Si presentò: un refolo di vento caldo, l’aria tremula e acquosa.
– Uhhh, la Fata Morgana, – sussurrammo stupiti a bocca aperta.
– Siete in nove – disse – ne voglio uno.
Tirammo a sorte e uscì Peppe, occhialuto e saggio.
– Non adesso, – ci imbonì. – In dicembre, col sole basso e il carrubo triste.
Il refolo corse via veloce trottolando lungo la pietraia. Tirò con sé la foglia secca di un tralcio e sparì.
Giunsero gli otto figli del mezzadro, tutti scalzi o coi sandali frusti. Gli raccontammo di… una Strega e s’imbronciarono. Volevano vederla ma erano al pascolo coi capri o a trascinare acqua con le quartare.
E giunse dicembre e Peppe con noi.
Tornò l’estate, finì la scuola. Uno schianto di lamiere.
 Nove balate, una era vuota: Peppe non c’era. 
Due refoli di vento caldo, l’aria tremula e acquosa e Peppe trottolava felice lungo la pietraia, la Fata Morgana con lui.


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