POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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mercoledì, luglio 12

NEI GIARDINI CHE QUALCUNO SA di Martina Salerno e Salvo Figura

Nei giardini che qualcuno sa
Di Martina Salerno e Salvo Figura

Sulle tue ginocchia ad ascoltare le favole e alla fine ti abbracciavo il collo con le mie braccine esili. “’U Scurpiddu miu”, mi chiamavi e crescendo seppi che quel nome era un racconto di Verga. Sempre magretta, esile e pallida, ero la tua coccola. Amore lo chiamo adesso e mi si stringe il cuore quando ti vedo salutarmi dietro una finestra chiusa, la sera andando via.
Tanti, come te, persi dietro i loro sogni o le loro “follie”, dietro viaggi mai fatti e valigie sempre pronte. In quei giardini nascosti.
Eri una quercia e sei diventato un fuscello. Vorrei tenerti io adesso sulle ginocchia e raccontarti le stesse favole, ma la signora Enza non vuole. Dice che lei ti ama più di me. Non crederle papà, non è la badante che credi. È una donna falsa, come tutto è falso qui dentro. Dalla suora che “ci sa fare con le anime” all’infermiera che ti fa il bagno e ti guarda nudo. Tu, così pudico che ti coprivi anche se era mamma a entrare in bagno. Adesso sembri un “Cristo alla colonna”. I supplizi che devi sopportare qui, i rimproveri perché non mangi in fretta coi quattro denti che ti son rimasti, e quelle gocce messe di nascosto nella minestra, che ti fanno dormire sempre.
Credevo che l’Amore bastasse per guarirti e facesse andare via quella signora, ma lei è più forte di me. È entrata di soppiatto nel tuo cuore e nella tua mente e ti possiede e io ne muoio di gelosia. Ha approfittato della mamma che non c’era e ti ha fatto suo.
Così tutte le sere vado via nascondendo le lacrime. Ti amavo da piccola, ti amo da grande. Da figlia allora, da madre, ora. Eri tu la mia protezione ora sono io che proteggo te dalla tempesta della vita. Ma tua non capisci, non comprendi. Io ti amo papà, ti amo ancora e sempre; ma tu hai nella testa solo lei, la signora Enza, quella donna con quel diminutivo così dolce e infido; lei, che circuisce i vecchietti: la signora Demenza.




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