POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, ottobre 13

Dialogo sulla poesia con Roberto Vittorio Di Pietro - Fin che ci sia uno sguardo e Botta e risposta

Ho pubblicato la sua poesia, caro Roberto, FIN CHE CI SIA UNO SGUARDO...(che trova qui) http://versiinvolo.blogspot.it/2016/10/fin-che-ci-sia-uno-sguardo-di-roberto.html
mi ha molto colpito...solitudine incompresa? O forse una donna che ha ricambiato l'amore con un addio, lasciando l'amaro fiele di un amore incompreso, forse dileggiato, in ogni caso ancora più assetato d'amore? Dicono che le poesie, soprattutto quelle ermetiche, che "sotto li versi strani" nascondono sentimenti che si vogliono celare, vanno interpretate dai lettori, a loro piacimento​. Non so se sia vero, so però che è inutile sondare l'animo di un poeta, perché mai narrerebbe il vero senso del poema. 
Danila

Grazie infinite della pubblicazione.
Ma, se ha letto attentamente "L'AUTORE RISPONDE", dovrebbe magari soffermarsi a ragionare di più sul senso delle mie epigrafi: come certa critica ha correttamente inteso e segnalato, quelle epigrafi fungono come guida di massima nei confronti del lettore.
 E in questo caso? Abbiamo Penna, che osservando "gli operai" li dice "belli" perché lo eccitano sessualmente, mentre del loro ben diverso spessore umano non dimostra di curarsi; abbiamo Sbarbaro che, notoriamente, inseguiva certe donne per le vie di Genova solo per eccitarsi guardandole a distanza, e poi concludere la serata in un bordello; Kavafis. dal canto suo,  illustra un tipo di desiderio amoroso che si  esplica sullo stesso piano superficiale di Penna; e infine Thoreau che lancia un avvertimento morale sul quale conviene meditare seriamente: chi si limita a rincorrere il bell'involucro degli esseri umani e nel prossimo non sa cercare nulla di là dalle graziose apparenze, si vota ad una inevitabile solitudine, un travaglio esistenziale senza sbocchi possibili (v.l'inesauribile tormento omosessuale di  Penna e Kavafis da un lato, e quello eterosessuale di Sbarbaro dall'altro - in ogni caso tutti ugualmente infelici soltanto per non aver saputo (né voluto?) ricercare nell'altro nulla di meno effimero dei tratti esteriori.
Quanto alla coloquintide (che, fra l'altro e non a caso veniva indicata da Gide come "affascinante quanto amaro frutto del deserto"  nella sua prefazione  a  L'IMMORALISTE"), non si può dire che qui non si presenti come un perfetto simbolo di Bellezza carica di insidie per chiunque si precipiti ad "assaggiarla", dapprima attratto e poi sconfitto dalle semplici apparenze esteriori.
Roberto

La prego di perdonare la mia ignoranza in materia (ignoro perché non conosco).
Non ho letto molti autori italiani e stranieri, non ho le competenze quindi per collegare gli uni agli altri e loro a lei.
Come dicevo, spesso le poesie di un certo ermetismo, possono essere interpretare dal lettore secondo lo stato d'animo del momento, e affibbiare loro un significato improprio.
Avevo intuito che poteva trattarsi di un'attrazione basata sulla superficialità con cui spesso l'individuo si pone di fronte alla bellezza esteriore, e non sul vero spessore umano, ma chi legge, potrebbe anche pensare che la lirica si riferisca a un amore (etero o omo poco importa) non corrisposto, e quindi ecco la solitudine dell'anima e del cuore. Il frutto coloquintide, dall'aspetto esteriore ingannevole, nasconde sostanze tossiche.
La ringrazio per l'esegesi (o testo ermeneutico?) della sua poesia e mi piacerebbe utilizzarlo riportandolo in calce alla poesia stessa, se lei me lo concede.
Danila

Tanto per portare avanti (senza la pretesa di concluderlo) un argomento filosofico complesso, appena delineato in quella poesia: la "solitudine incompresa" riguarda, anzitutto, chi (come Penna, Sbarbaro, ed altri dichiaratamente frustrati nel loro desiderio di amore-- seppure rivelando un certa dose di godimento masochistico in quella lamentata "infelicità") non si rende conto delle cause ultime della propria "sofferenza", le quali stanno nell'atteggiamento quanto meno frivolo e immaturo assunto verso il bell'aspetto di determinati esseri umani,  i quali vengono (come diceva Adorno) "reificati", ossia ridotti ad oggetti esistenti esclusivamente per il nostro piacere individuale. l due versi finali della lirica vanno in questa fondamentale direzione semantica.
Però...però...proviamo a considerare il risvolto psicologico da un'altra angolazione: quella di chi, vedendosi ammirato soltanto per la propria bellezza fisica anziché per altri pregi reconditi della propria anima, si sente "spiritualmente solo ed incompreso", "puro oggetto di concupiscenza", e talvolta ne soffre così profondamente da rasentare il  suicidio (Marilyn Monroe? Eleonora Rossi Drago?   Esempi a caso, fra mille altri possibili).  Insomma, due diverse "solitudini incomprese", fra loro speculari pur se determinate da ragioni diametralmente opposte.
Tenga presente, Danila, che queste mie mail sono scritte di getto, senza nessuna limatura eventualmente auspicabile, e non hanno quindi la pretesa di figurare nel suo blog come "parafrasi" di certi scritti che (pur sempre con buona approssimazione) mi sembra più o meno utile delucidare. Veda lei, con la sua sensibilità, se è dopotutto il caso di pubblicare dei semplici "appunti" con il rischio che siano scambiati per chissà quali raffinate pagine di saggistica! Francamente, analizzare un testo (proprio o altrui) per me ha sempre comportato ben altro impegno compositivo. 
Sono contento che abbia finalmente ricevuto il mio volumetto (ndr: (Roberto Di Pietro: Fonosimbolismo e vocalità poetica -  Edizioni Helicon).
 Se avrà la costanza di leggerlo progressivamente, senza saltare nessun "passaggio", sono certo che riuscirà a trovarlo non solo utile ma, (specie verso la parte conclusiva) anche divertente e stimolante. Lo scopo di questo corso propedeutico alla scrittura poetica può paragonarsi a quello di chi  s‘iscriva ad una corso di pittura: imparare a trattare la tela, ad usare i vari tipi di pennelli secondo necessità, a miscelare i colori, a distinguere la tecnica ad olio dalla tempera e dell’acquerello, ecc.
Chiaramente, come l'apprendimento scrupoloso delle regole non basterebbe di per sé a garantire la qualità artistica delle opere degli studenti,  così solo chi ne ha la stoffa potrà da ultimo aspirare a farsi autentico pittore o poeta. Sta di fatto - è lapalissiano -  che in ogni campo dell'arte, prima di poter creativamente infrangere le regole tramandate dai grandi del passato senza sconfinare nella categoria degli orecchianti senza costrutto, occorre mostrarsene assolutamente consapevoli, ferrati in materia, abili "artigiani" fino in fondo  (v. Rimbaud, Picasso, ecc.). 
Roberto

Senza voler sminuire il suo stile scritturale, perché ho letto altri suoi scritti in prosa, davvero esaustivi ma forse anche troppo impegnativi per i lettori del blog. Direi che quanto contenuto nelle sue email, sarebbe utile per chiarire come "funziona" l'esegesi di una poesia di tipo quasi ermetico. Lo so che lei desidererebbe fosse reso pubblico solo il meglio della sua scrittura, ma le cose "scritte di getto", a mio avviso, sono quelle che si rendono più comprensibili al lettore. Il mio blog non è un salotto letterario, dove c'è chi fa a gara per dimostrare la propria erudizione. Dobbiamo qualche volta fare un passo indietro, scendere qualche gradino, per venire incontro a chi non è arrivato ancora così in alto, culturalmente parlando, come lei, Roberto. Ed io mi trovo tra quei piccoli esseri mortali che, non avendo seguito studi classici, ha molte lacune a tale proposito. Quindi mi lasci estrapolare dalle sue ultime due email, quella parte che potrebbe essere di grande utilità, per chi desidera imparare a poetare con un po' più di stile e conoscenza.
Un Parroco amava raccontare questo aneddoto:
"Il Cardinale Biffi aveva una perpetua alla quale, dopo aver scritto le sue elaborate omelie, leggeva il contenuto delle stesse chiedendole il suo parere. (Pensava: se lo comprende lei, che è priva di cultura, lo capiranno ancora meglio gli altri uditori). Lei ascoltava e gli dava il suo modesto parere.
E si recava sempre ad ascoltare le prediche, o le conferenze del Cardinale.
Accadde che Biffi fosse stato invitato a tenere un’omelia in una chiesa, e non avesse avuto tempo di preparare in anticipo il discorso. La perpetua,  presente come sempre, ascoltò,  Alla fine, tornando a casa, le chiese:
"Come sono andato, secondo te?".
"Guarda Giacomo, quando le preparavi scritte, se propri te vor savé, non ci capivo un acca, usavi parole troppo difficili, anche se eleganti e pompose, adesso che hai predicato a vanvera, ho capì tuch coss!".
Lei lo ha detto in dialetto lombardo, che io non so scrivere, ma con quel "vanvera" intendeva dire "a braccio" ovvero spontaneamente. 
Quando una persona erudita, come lei Roberto, si avvale di una terminologia non di uso corrente, rende i propri scritti o discorsi, per la maggior parte degli uditori o lettori, di non facile comprensione. E quindi va fatto un distinguo: tra letterati, ci si esprime un in certo modo ma, per coloro che devono apprendere, il linguaggio deve per forza di cose essere più semplice, affinché anche lo studente possa avvicinarsi poco alla volta, alle espressioni più consone ed erudite. Non so se mi sono spiegata al meglio, ma tutto questo per dirle che le sue email, seppur scritte di getto, restano comunque di un certo spessore letterario, e adatte ai lettori di un blog.
Danila

Nessuna remora da parte mia,  se a lei va bene così: non a caso avevo scritto "veda lei, con la sua sensibilità". Il blog è suo ed è solo giusto che lo gestisca nel modo che preferisce. Ci mancherebbe!  A differenza di altri collaboratori, io non me ne sento sminuito per niente - anzi!   Se così non fosse, glielo direi molto onestamente, da vero amico privo di doppiezza; e, di conseguenza,  eviterei di trasmetterle altri miei scritti con riprovevole incoerenza di giudizi e di vedute.
Sono felicissimo di figurare sul suo blog e non so come ringraziarla di tutto lo spazio che benevolmente mi concede.
Appena il tempo a disposizione me lo consente, mi permetterò di tornare sul termine "ermetismo", in genere bisognoso di qualche migliore approfondimento storico-letterario. Ma, nel frattempo, servirebbe magari voler riflettere un po' meno disinvoltamente sulla mia poesia BOTTA E RISPOSTA (presente sul blog a questo link http://versiinvolo.blogspot.it/2016/08/dalla-silloge-il-vero-il-bellolanello.html )  -- anche quella, non a caso, avevo avuto il piacere di inviargliela ad uso di troppi lettori oggigiorno sempre più frettolosi (evviva internet!), sempre più impazienti e perciò propensi a giudicare "oscuro" qualsiasi scritto che non risulti immediatamente "snocciolabile" (per usare un termine che, espressivamente,  figura in quella poesia).  Credo sia fondamentale, d'altra parte, saper distinguere senza incertezze l'ambiguità (fattore caratterizzante quando si parla di vera poesia), dall'ermetismo gratuito (spesso utilizzato da chi pensa che fare poesia equivalga ad accozzare belle parole in libertà). Su certi argomenti mi sono in realtà ampiamente soffermato nei miei interventi saggistici -- ad esempio, la postfazione a COME VERSI, MURICI solleva svariate questioni socio-letterarie sulle quali  - quando ci si occupa di scrittura letteraria propria o altrui --sarebbe opportuno non voler sorvolare.
Ma chiudiamo qui: l'atteggiamento del cattedratico non mi appartiene e mi preme non generare false impressioni in questo senso.
Roberto

E vero, il blog è mio, però quel che pubblico e che non mi appartiene, deve ottenere l'approvazione di chi ha scritto. Io ritengo che, anche se lei definisce le sue email molto frettolose (il che non mi sembra) perché non "cattedratiche", ritengo che, per le persone semplici, anche quelle che impropriamente si ritengono poeti, le sue delucidazioni su come interpretare il pensiero del Poeta, o su come sarebbe meglio comporre le poesie stesse, possa essere di grande insegnamento per tutti, nessuno escluso. 
Se le chiedo la possibilità di pubblicare, non lo faccio certo per un'oscura ragione, ma proprio per aiutare chi legge, a "ragionare" con la testa del vero poeta.
E vero che oggi tutti hanno fretta, vivono di corsa, e per questa ragione, tutto fa brodo. Sappiamo invece che così non è, e se nel mio blog posso pubblicare qualche scritto che esuli dalla fretta, diciamo più apertamente, dall'incompetenza o superficialità degli scrittori odierni, ritengo che possa aiutare a crescere poeticamente chi legge ed è interessato all’argomento, me compresa.
Ho ritenuto necessario pubblicare nella quasi totalità la nostra corrispondenza, in modo da illustrare il motivo del nostro dialogo.
Ma continueremo…. 
Grazie Maestro!
Danila

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